Augusta e la persecuzione del fascismo

Scritto da , 3 Marzo 2019
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di Olga Chieffi

E’un’autentica testimonianza di un progetto diabolico orchestrato dal Regime Fascista per ‘togliere di mezzo’ chi non era inquadrato.La sorte terribile di molti non era il confino o la morte ma la reclusione in manicomio. Augusta F. scrive la sua persecuzione dal 1939 (quando fu costretta a lasciare la sua vita di donna nubile a Tirana tornando a Trieste) al 1956, anno in cui fu rinvenuto l’ultimo quaderno di Augusta,ormai morta in una soffitta. Sarà proprio nel manicomio di questa città che Augusta sarà internata con uno spietato stratagemma e costretta a subire e a vedere orrori davvero difficili da pensare reali.Il giorno del suo internamento chiederà, invano, “perché usassero modi così brutali e perché mi tempestarono di pugni se ero innocente”. Figure sadiche quelle delle infermiere, impreparate e violente che uccidevano e manomettevano le cartelle cliniche (nel libro è riportata la testimonianza di Augusta riguardo al femminicidio di Bruna S. contro il resoconto, freddo ed “innocente”, della cartella clinica originale della donna). Nell’istituzione totale ogni parola era spiata e persino i pensieri erano reinterpretati e plasmati in nome di una non-psichiatria esercitata da figure subdole e autoritarie. Un esempio è il Primario che butterà Augusta in pellegrinaggi massacranti in reparti a lei non pertinenti (anche perché sana), e ripeterà più volte alla protagonista che “uscirà quando il Regime cadrà”. Questa, l’unica motivazione fornita alla donna, divorziata e madre di due figli, per continuare a restare in manicomio. Ma Augusta non si arrende: è necessaria la ‘firma’ di un parente o conoscente per uscire dall’incubo (i tentativi sono spesso ostacolati dall’ istituzione che controlla e censura a piacimento). Augusta riuscirà ad abbracciare i suoi bambini e la sua vita per tre volte, poi un intrigo di situazioni che rasentano il romanzo giallo, con l’unica eccezione che questa è la pura realtà, infondate accuse e persecuzioni da parte di personaggi intimidatori che orchestrano una vera e propria ‘caccia alla strega’, anche al di fuori del manicomio, e quindi nella vita privata che una donna tenta di riconquistare nella Trieste del secondo Dopoguerra. Da questi quaderni pubblicati dalla psichiatra Giovanna Del Giudice allieva di Franco Basaglia, la compagnia TeatriSospesi, hanno tratto la pièce “In fondo è primavera”, che presenteranno domani alle ore 21 e domenica alle ore 18,30, sul palcoscenico del Piccolo Teatro Del Giullare. Il testo unitamente alla regia e alle musiche è firmato da Carlo Roselli, mentrein scena ci sarà Simona Forte che vestirà i panni di Augusta F. sulle direttive di Serena Bergamasco in uno spettacolo che evocherà anche la pittura e ai testi della grande scrittrice e pittrice surrealista Leonora Carrington, anch’essa segnata dall’esperienza dell’internamento psichiatrico durante la seconda guerra mondiale.

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