Assassinio nella cattedrale

Scritto da , 5 Luglio 2020
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Questa sera, alle ore 21, il quadriportico del Duomo di Salerno, ospiterà la “prima” di “Ho ucciso i Beatles” scritto da Stefano Valanzuolo, per il primo degli appuntamenti a Salerno del Napoli Festival

Di OLGA CHIEFFI

Ripercorrere la storia dei Beatles attraverso la voce allo stesso tempo potente e suadente di Sarah Jane Morris, ma secondo il punto di vista dell’assassino di John Lennon, è l’idea di fondo dell’atto unico di Stefano Valanzuolo: “Se qualcuno avesse chiesto a Mark David Chapman chi erano i Beatles, lui avrebbe certamente potuto parlarne per ore e ore, e forse avrebbe finito con il paragonare John al giovane Holden, il protagonista del suo romanzo di culto. Quando fu arrestato, la notte dell’8 dicembre 1980 a New York, davanti al Dakota Building, Chapman aveva ancora tra le mani il libro di Salinger. Poco distante da lui, a terra, il corpo di John Lennon. Con cinque colpi di pistola, l’ex bamboccione venuto da Honolulu aveva spezzato per sempre la vita di John, il sogno dei Beatles e, insieme a esso, quello di milioni di persone in tutto il mondo”. Stasera nel quadriportico, della cattedrale di Salerno, alle ore 21,  il Napoli Teatro Festival in trasferta, proporrà “Ho ucciso i Beatles”, un atto unico per cantante, attore e quartetto d’archi su testo di Stefano Valanzuolo, mentre Pierluigi Iorio ne firma la regia e il progetto scenico con Sarah Jane Morris e Solis String Quartet, mentre la voce recitante sarà quella di Paolo Cresta con colonna sonora le musiche dei Beatles trascritte e arrangiate da Antonio Di Franci. Consegnare i Beatles alla storia o forse, piuttosto, conferire gloria a se stesso per sentirsi importante, il motivo che ha armato la sua mano quell’otto dicembre 1980 fuori al Dakota Building di New York. Ex guardia giurata di Honolulu, per ciò che ha commesso ora è rinchiuso in carcere, le manette strette ai polsi e accanto una piccola radio gracchiante che trasmette brandelli di musica. L’infanzia di Mark non è stata felice: odio verso il padre, violenza, tanto dolore e rabbia accumulata sono i sentimenti che ne hanno accompagnato la crescita, forgiato i pensieri, la visione del mondo circostante. Solo la musica dei Fab Four, ieri come oggi, è riuscita a tenergli compagnia; a colmare quel baratro di solitudine sul cui precipizio si trovava e si trova ancora, come la sua mente labile, la sua anima angosciata. Eppure, neanche la musica è stata capace di salvarlo; neanche quelle canzoni tante volte ascoltate lo hanno riappacificato con se stesso e con gli altri. Probabilmente, anzi, sono state proprio loro a determinare l’inizio della fine. Cinque colpi di pistola, un rumore sordo, ed ecco che la vita del giovane Chapman e quella dei Beatles tutti è cambiata per sempre. Che l’appellativo “assassino” gli si è cucito addosso, così come le accuse e il disprezzo dei fan e del mondo intero privati, d’un tratto, del loro mito. Dei loro miti. Ma quanto in realtà – si domanda il venticinquenne omicida – egli è diverso dallo stesso Lennon, anche lui colpevole di aver “ammazzato” i Beatles molto prima di lui? E per quanto tempo ancora il perdono dovrà essere a lui negato, così come non è stato fatto, invece, per John, leader del gruppo rock inglese più noto al mondo, quando decise di abbandonare la band? Costretto nella sua piccola cella, domande senza risposta si affolleranno fino alla fine. Compito di Paolo Cresta sarà di  rendere con efficacia la schizofrenia del suo personaggio e le sue contraddizioni, mentre le note, quelle delle melodie beatlesiane, appunto, sono state affidate al Solis String Quartet, con Vincenzo Di Donna e Luigi De Maio al violino, Gerardo Morrone alla viola e Antonio Di Franci al cello, capolavori come Ticket to ride, Eleanor Rigby, Yesterday e ancora The Fool on the Hill («Un pezzo del ‘67 di Paul McCartney – spiega Valanzuolo – che, incredibile a dirsi, sembra profetizzare la follia di Chapman. Leggi il testo e guardi negli occhi quest’uomo che ucciderà l’altra metà dei Beatles, ponendo fine al sogno di una generazione»), Come togheter e molte altri esplodono, con tutta la loro forza, nell’universalità e versatilità che contraddistingue loro, grazie ai virtuosismi dei Solis. 

L’immagine della prova generale dello spettacolo è di Francesco Truono

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