ASPETTANDO LUCIA… Gilda Fiume e l’alienazione di Lucia di Lammermoor

Scritto da , 1 ottobre 2018
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Abbiamo incontrato il soprano che interpreterà al Teatro Verdi di Salerno l’eroina donizettiana. La sorpresa dell’ allestimento sarà in orchestra: la magia del suono della glass harmonica

Di LUCA GAETA

Dopo la parentesi estiva, che ha visto le diverse maestranze del Teatro Municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno impegnate i diversi titoli operistici, fra cui Madama Butterfly e Cavalleria Rusticana, inserite all’interno della III edizione di Un’estate da Re, svoltasi presso la Reggia di Caserta, si riapre il sipario presso il massimo cittadino, che dopo Il Flauto magico, la trilogia buffa, composta da: La Serva Padrona, Il Maestro di Cappella edUn Maestro ed Una Cantante, propone un grande classico del bel canto italiano, Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. In occasione di questa messinscena, che vedrà il suo debutto il 5 ottobre, abbiamo incontrato il soprano Gilda Fiume, che vestirà i panni della protagonista.

L.C. Questa produzione, che vedrà andare in scena Lucia di Lammermoor, rappresenta il terzo titolo che cantia presso il Teatro Verdi di Salerno. Quali sono state le sue sensazioni e che tipo di esperienza ha vissuto, sin dal debutto, in questo Teatro?   

G.F.“Come è prevedibile, le emozioni e le sensazioni che provo nel cantare a Salerno sono amplificate rispetto a quelle che normalmente caratterizzano ogni mia singola esibizione, in primis perché Salerno è la città dove io ho effettuato i miei primi studi musicali, ma è anche il luogo fisico dove ho potuto ascoltare produzioni di altissimo livello, con cast importantissimi. Quando mi è arrivata la proposta di cantare al Teatro Verdi di Salerno l’ho accettata felicemente, contenta di poter incontrare tante persone che conoscevo, compagni di studio del Conservatorio che cantano nel coro, collaboratori che mi hanno vista “nascere”, musicalmente parlando. Quando canti a casa tua c’è sempre un po’ di batticuore, ma quando sono arrivata ho avuto un’accoglienza bellissima da parte di tutti. I miei amici e colleghi sono stati come una famiglia. Poi, c’è stato il primo incontro con il maestro Oren e sono contenta che la mia voce gli sia piaciuta molto, al punto di coinvolgermi per La Traviatae per questa Luciache ci apprestiamo a realizzare.

L.C. Nel 2014 a Bergamo ha interpretato Eleonora all’interno dell’opera di Donizetti Torquato Tasso, riportando in scena un’opera sicuramente poco nota all’interno del vasto repertorio donizettiano. Poi il debutto con Lucia ed altri importanti titoli ascrivibili al bel canto. Come affronta vocalmente questo tipo di repertorio e perché a suo parere Lucia di Lammermoor, a differenza di altri titoli donizettiani, non ha mai perso il suo smalto, rispetto ad opere a lei coeve. È una questione prettamente musicale o c’è dell’altro?

G.F. “Fin dall’inizio della mia carriera ho sempre cantato ruoli non facili: la stessa Eleonora, ma anche Maria de Rudenz, che ho cantato a Wexford nel 2016, di cui ne conservo un bellissimo ricordo. Amo particolarmente Donizetti e mi piacerebbe cantare tutte le sue Regine, anche perché questo tipo di vocalità per il momento è quello più congeniale alla mia voce. Il repertorio belcantistico lo affronto tenendo sempre presente i consigli della mia insegnante, la Devia, ossia lavorando tantissimo sull’emissione al fine di rendere sempre chiara la parola ed ovviamente sull’uso del fiato e sull’appoggio. La fortuna di Lucia? Credo sia ascrivibile a tutta una serie di circostanze. Le sublimi pagine musicali, fra arie, duetti e pezzi d’assieme, sicuramente la rendono un’opera fra le più celebri, ma a mio parere l’elemento che la rende a noi vicina è la sua trama, ahimè sempre attuale e la profonda caratterizzazione dei personaggi che Donizetti ha saputo rendere perfettamente attraverso la sua musica”.

L.G. Come pensa Lucia e in che modo ne affronta la pazzia?

G.F.“Mi è sempre piaciuto potermi calare in questo personaggio tanto estremo e profondo. Interpretare e rendere credibili certe sfumature, che per un niente possono risultare stucchevoli o ancor peggio ridicole, abbisognano di molta sensibilità. Non ho mai affrontato la pazzia di Lucia come un attacco di schizofrenia, ma soltanto come una momentanea evasione dalla realtà, come pure non condivido molto l’esagitazione della pazzia e l’esagerazione nel movimento. La pazzia di Lucia è molto più profonda e sottile: non è isteria, ma un semplice abbandono momentaneo della realtà”.

L.G. Ci può svelare in anteprima qualcosa su questa messinscena?

G.F. “La messinscena individuata per questa Lucia è di tipo classico che, a mio parere, esalta e valorizza a pieno questo tipo d’opera. Con questo, non voglio dire di essere scettica verso qualsiasi rilettura dei classici, ma, sicuramente, credo che possa risultare poco efficace una scelta registica che alteri o che modifichi all’inverosimile la vicenda ed il rapporto scenico fra i vari personaggi. Come dicevo, non è questo il caso. Una particolarità legata alla aspetto musicale per questa Lucia è dovuta alla presenza della glassarmonica, strumento che caratterizzò quest’opera sin dalla sua prima esecuzione e che per la prima volta sarà presente a Salerno”.

L.G. Quali saranno i suoi prossimi impegni? Ci saranno nuovi debutti?

G.F. “A Novembre terrò un concerto ad Helsinki e poi un importante debutto presso il Teatro Regio di Torino, in cui interpreterò per la prima volta Gilda dal Rigoletto di Giuseppe Verdi”.

 

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