Aspettando l’alba con la Filarmonica Salernitana

Scritto da , 9 agosto 2018
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Per il terzo anno consecutivo la formazione è ospite del Ravello Festival e sarà diretta da Ryan Mc Adams. Immancabile il Mattino dal Peer Gynt di Grieg che saluterà l’aurora dopo la notte di San Lorenzo

Di OLGA CHIEFFI

La Notte di San Lorenzo ha una storia che intreccia astronomia, religione e antichità: la tradizione delle stelle cadenti ha origini molto antiche e solo più tardi fu associata al martirio di San Lorenzo. Secondo la leggenda infatti, il giovane diacono Lorenzo fu arso vivo su una graticola, i cui carboni ardenti furono associati al fenomeno delle stelle cadenti, chiamate anche lacrime di San Lorenzo. Naturalmente la religione cristiana ha assorbito in sé alcuni aspetti delle varie tradizioni pagane, in particolare di quella romana. Innanzitutto, il nome Lorenzo rimanda foneticamente alla controparte femminile di Priapo, Larentia, la Grande Madre che, accoppiandosi con tutti, produceva tutto quello che c’è sulla Terra. Tuttavia, la tradizione cristiana ha modificato totalmente quella pagana, ed ecco che le “lacrime” di Priapo sono diventate quelle di San Lorenzo, arcidiacono cristiano vissuto durante l’epoca dell’imperatore Valeriano. La notte dei “desideri” da “desiderantes” i cesariani che attendevano i compagni sotto le stette dopo aver combattuto l’intera giornata, la trascorreremo sul belvedere di Villa Rufolo, a partire dalle ore 4,45, dell’11 agosto, in compagnia dell’Orchestra Filarmonica salernitana, che verrà condotta dal giovane direttore d’orchestra americano Ryan McAdams. Musica da “vedere” quella di questo appuntamento sempre sold-out, che verrà inaugurato dalla Vltava di Smetana che descrive con immagini di immediata freschezza le sorgenti e il corso del fiume nazionale per eccellenza. Prima che il celeberrimo tema ad arco della Moldava (violini primi) si espanda in tutta la sua forza trascinante, ecco la prima e la seconda sorgente del fiume (due flauti muovono lusingando una carezzevole figura ondeggiante, cui si aggiungono dopo i clarinetti); poi, guidati da quel ritornello (formalmente si tratta di un Rondò, segnato dalla sempre più solenne riaffermazione del tema principale), assistiamo a tutta una serie di visioni che si dispongono lungo il corso del fiume: una caccia nel bosco (corni e trombe), una festa popolare che accompagna a ritmo di danza un matrimonio di contadini, la poetica ridda delle ninfe delle acque al chiaro di luna (archi e legni drappeggiati in un clima arcano e arabescato dalle armonie dell’arpa), il precipizio drammatico delle rapide di San Giovanni. Dopo quest’episodio vorticoso lentamente le acque si acquietano per scorrere nuovamente solenni (ripresa del tema principale): la Moldava entra fluente nella città di Praga, saluta la mitica rocca di Vygehrad (e i fiati intonano il tema del Poema Sinfonico precedente) e scompare alla nostra vista in tutta la sua raggiunta, gloriosa maestà. Si continuerà con due suite   tratte dalle musiche di scena che Edvard Grieg scrisse per il dramma simbolista Peer Gynt di Henryk Ibsen. ll dramma picaresco Peer Gynt di Henrik è ispirato a storie popolari norvegesi, il racconto vede il protagonista intraprendere un lungo viaggio in mondi fiabeschi e al contempo reali, un tentativo di fuga dal proprio destino, una complessa ricerca di sé stesso attraverso appassionanti esperienze e di avventure. Le composizioni hanno negli anni superato in celebrità il dramma stesso. Concorre al successo di quest’opera la capacità del compositore di emozionare con melodie e brani facilmente orecchiabili, nei quali emergono i protagonisti (oltre a Peer Gynt, la madre Aase e l’amata e fedele Solveig), atmosfere incantate, stati d’animo commoventi, avventure appassionanti, personaggi fantastici ed esotici, oltre a magici folletti e trolls. La Suite n. 1 op. 46 vede la luce nel 1880, e si compone di 4 episodi, appunto oscillanti fra passione e sensualità (il notissimo Morning Mood), tristezza e malinconia (The Death Of Ase), esotismo e danza (Anitra’s Dance), fiaba e magia (In The Hall Of The Mountain King). La Suite n. 2 op. 55 del 1891, sullo stesso canovaccio, propone una nuova tavolozza di colori orchestrali, cupi e drammatici (Peer Gynt’s Homecoming), solari e spensierati (Arabian Dance) e infine ancora delicatamente romantici (Ingrid’s Lament e Solveig’s Song). Peer si addormenterà cullato dolcemente dalla ninna-nanna di Solvejg e sognerà, mentre all’orizzonte si annuncia il sorgere del sole, su questa musica in dissolvenza intrisa di trasfigurazione. A chiudere il programma la VI sinfonia di Ludwig Van Beethoven, il più importante, esempio di “musica a programma” presente nell’opera beethoveniana. La Pastorale è articolata sulla carta in cinque movimenti, ma in effetti la struttura complessiva della Sinfonia è percepibile in due metà chiaramente distinte. La prima parte è formata dai due movimenti iniziali, l’arrivo in campagna e la scena al ruscello, indipendenti l’uno dall’altro; la seconda invece corrisponde alla sequenza ininterrotta degli ultimi tre movimenti, che configurano nel loro insieme un percorso narrativo unico. La compresenza di un principio descrittivo e di uno di tipo formale implica una tensione alternata della percezione del tempo, che si articola in una duplice dimensione. La musica della prima parte, comprende due movimenti composti in forma-sonata, secondo la tradizionale sequenza di un movimento iniziale molto elaborato e di un tempo lento. La musica della seconda parte invece collega assieme nel tempo una serie di avvenimenti. Il concatenamento degli episodi induce l’ascoltatore a recepire l’ultima parte della Sinfonia come il racconto di un’unica vicenda, il cui significato è pienamente comprensibile solo attraverso le didascalie.

 

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