Angelo Ubbidiente e Giovanni Maiale: ai due pentiti lo Stato paga un miliardo

Scritto da , 11 Luglio 2016
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A far di conto, quasi quasi conviene fare il camorrista. Se riesci a farti arrestare prima che qualcuno ti accoppi, tiri su un bel respiro, fai il segno della croce e inizi a raccontare la favola. A quel punto sei un collaborante/collaboratore di giustizia, uno che per sfangarla -e chi non lo farebbe- racconterebbe di tutto.

Stipendio mensile per te, mantenimento in luogo coperto anche per i tuoi cari, assistenza sanitaria e pubblica istruzione per la prole: una volta cessato il programma di protezione -e possono esserci mille ragioni per ciò- ti danno pure una specie di liquidazione, in verità somme anticipate in un’unica soluzione. A certe condizioni. Eccola la trattativa tra stato e mafia, realtà permanente nel paese capace di generare un processo alla Trattativa (maiuscolo) che ad osservarlo non sai se piangere o ridere. Più la seconda.

Lo stato «ha pagato» a due ex capi clan di camorra noti al territorio, Angelo Ubbidiente e Giovanni Maiale, mezzo milione di euro circa: danaro loro sicuramente riconosciuto, euro più euro meno, perché sia l’uno che l’altro hanno definito la personale trattativa, prevedendo la legge che al termine del programma di protezione tu abbia diritto a una quantità di danaro che ti consenta di sopravvivere senza fare altri danni e così reinserirti in società. Principio sacrosanto in generale, sebbene coi collaboratori di giustizia il discorso possa cambiare. In gergo si dice che i pentiti siano stati «capitalizzati», cioè hanno scelto di farsi dare tutto in una volta quanto loro dovuto, perdendo tutti i benefit salvo quello alla protezione personale e familiare. Il Servizio Centrale scrive che « (…) l’unico attuale strumento di reinserimento sociale è dato dalla capitalizzazione delle misure assistenziali. I beneficiari, presentando un concreto e documentato progetto lavorativo, previo parere favorevole dell’Autorità Giudiziaria proponente possono in tal modo porre le basi per il raggiungimento di un’autonomia economica». Il biglietto da visita dei personaggi in questione, documentato dagli altri servizi in pagina, rende l’idea di cosa vi sia sulla bilancia e da quale parte penda.

Duecentocinquantamila euro circa ad Angelo Ubbidiente, ex boss salernitano inserito nell’epopea degli ultimi leader della mala del capoluogo (Panella, Grimaldi, D’Agostino), con attitudini imprenditoriali nel mondo delle slot machine e dell’usura, oltre a tipici reati di sangue connaturati alla professione esercitata. Ubbidiente ha trattato, ha parlato, ha fatto arrestare questo e quello, la pratica si è chiusa, il fascicolo è finito in archivio. Avanti il prossimo. Che risponde al profilo di Giovanni Maiale, ex capo dell’omonimo clan di Eboli spazzato via all’alba del maggio del 1992 da un blitz della Dda. Il personaggio è arcinoto, lo è altrettanto il maxi processo che ne derivò, il “California”, non esattamente il modello cui ispirarsi. Ma non è questo il punto, almeno non ora.

Sarebbero circa duecentomila gli euro riconosciuti all’ex boss ebolitano, e se si considera che con una cifra del genere a sessant’anni e passa si può vivere più che benissimo, ecco che la notizia sfiora la sensibilità di chi ignori come gira un certo mondo. Giovanni Maiale aveva chiesto lo scorso anno (come svelato al tempo da “Le Cronache”) di poter tornare nella sua città, Eboli: un imprenditore della vicina Campagna pare gli avesse offerto il lavoro, fondamentale per ottenere il sì alla richiesta. Ma quando è stato sentito dalle autorità che lo avevano in gestione, l’ex boss neppure sapeva dove si trovasse l’azienda e quali mansioni avrebbe dovuto svolgere. Negata l’istanza per il rientro nella sua patria, ovviamente, la cosa ha preso un’altra piega. Fino alla sua «capitalizzazione», autorizzata come nel caso di Angelo Ubbidiente, dal Servizio centrale: il suo nuovo progetto di vita è stato qualificato positivamente. Spending review o meno, ritardi o meno, alla fine questi soldi arrivano sempre.

Alcuni anni fa al fratello di Maiale, Cosimo, alias “Nas’ ‘e cane”, reo confesso di otto omicidi, toccò analoga sorte: si parlò di circa 80mila euro di capitalizzazione, che l’ex camorrista pare volesse reinvestire nel rilevamento di un ristorante nel centro storico di Eboli. Operazione poi sfumata.

Duecentomila più ottantamila fanno quasi trecentomila euro, cui si aggiungono i circa duecentocinquantamila di Ubbidiente: la somma di queste sole tre posizioni arriva oltre il miliardo delle vecchie lire. Messa così, forse, si capirà un po’ meglio e si riderà un po’ di più osservando lo scandalizzato caravanserraglio politico, giudiziario e, soprattutto, mediatico che «savianeggia» su piovre, servizi segreti, corruzioni, pm in pericolo di vita, trattative e scemenze varie. E senza capire una mazza.

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