Andria: “Mi hanno emarginato, sono 10 anni che ingoio rospi”

Scritto da , 19 Agosto 2022
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di Erika Noschese

“L’individuazione delle candidature alle imminenti elezioni per il rinnovo del parlamento attraverso una riunione lampo della direzione provinciale, la fase tuttora in corso dei ritocchi alla compilazione delle liste a livello nazionale – caratterizzata dalle vicende disinvolte delle ultime ore e perciò ancora più imbarazzanti – rendono l’idea non di un partito politico ma di un edificio dalle porte girevoli del quale servirsi a seconda delle convenienze”. Con queste parole Alfonso Andria, già presidente della Provincia di Salerno, europarlamentare e senatore ieri mattina ha riconsegnato la tessera di partito del Pd al segretario provinciale Enzo Luciano. Poche parole che esprimono tutto il rammarico di chi, per anni, è costretto a subire cattiverie dal suo stesso partito di appartenenza, nonostante la fedeltà che solo chi fa politica per amore verso i territori nutre. La decisione di Andria non è un fulmine a ciel sereno, stando a quanto racconta ma la consapevolezza di non appartenere più ad un partito politico che oggi è vittima di giochi di potere manovrati dal governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca. “Caro Enzo, unita alla presente consegno la mia tessera di iscritto. Partecipai da deputato europeo alla costituzione del Pde e nel 2007 alla fondazione del Pd, sin da subito credendo nella novità per l’Italia di quel “progetto etico e politico”, come testualmente scritto nel manifesto dei valori – ha scritto l’ex europarlamentare nella sua comunicazione – in epoca più recente sul piano nazionale e soprattutto nel contesto locale salernitano, lo spirito fondativo è stato, a mio giudizio, svilito e poi tradito. Ho sostenuto le varie candidature Pd dei vertici di Regione Campania, Provincia, Comune di Salerno, la stessa tua a segretario provinciale. Pur avendo fatto militanza con passione e assiduità da tempo non sono più a mio agio. Il ripiegamento del partito a Salerno e nella sua vastissima provincia entro logiche padronali, il ricorso continuo a metodi assolutamente opposti ai principi ispiratori del Pd pur di affermare un’egemonia, spesso basata sull’esercizio muscolare, di fatto ne mortificano la funzione della natura fino a contraddire la sua stessa denominazione”. Andria, pur avendo contribuito alla votazione unanime per la disponibilità alla candidatura nel corso dell’assemblea provinciale, non nasconde la delusione per quanto accaduto e svela retroscena inediti, a partire dalla falsificazione della firma della moglie in occasione delle primarie per scegliere i nomi dei delegati al congresso nazionale.”E’ un mercato, manovre truffaldine”, dice senza scomporsi minimamente. Onorevole, lei ha consegnato la tessera di partito. Nella Sua lettera emerge tutta la delusione per un partito che oggi, forse, Lei non riconosce più… “Non riconosco più quel partito perché non lo vedo attivo, soprattutto nelle realtà locali. Lo vedo molto ripiegato sulle logiche dei potentati locali che hanno una declinazione spesso familistica”. Cosa la delude maggiormente con la presentazione delle candidature? “È la metodologia che mi inquieta. A Salerno io ho partecipato, anche con il mio voto favorevole seppur poco convinto, e ho contribuito all’unanimità all’approvazione della lista dei quindici candidati venuti fuori dalla direzione provinciale lo scorso 1 agosto. Non ho parlato, non ne avevo voglia ma è un capitolo chiuso: dove sono i quindici nomi? Sono sicuramente in ordine differente rispetto a quanto era stato approvato. L’unica certezza è Piero De Luca, capolista al proporzionale, poi Bonavitacola al terzo posto, preceduto da Eva Avossa ma di lei non si hanno più notizie pur essendo parlamentare uscente ed è stata eletta in seconda battuta. Piero De Luca, a Salerno, nel 2018 è stato bocciato, al massimo avrebbero dovuto candidarlo a Caserta, non qui. Candidiamo gli uscenti, dicono, ma cosa significa? Eva Avossa va bene a Salerno, Piero De Luca no, ma di questo continuo cambiamento non se ne può più; sono soldato semplice da dieci anni, ero nella direzione provinciale del partito ed è stato l’unico evento ma io sono presente sul territorio, per gli eventi culturali e ovunque si richieda la mia presenza, anche a livello culturale. Sono chiamato, non mi propongo e capisco le persone: non vogliono più questa minestra riscaldata. Conosco Bonavitacola e mi chiedo: è andato a fare il deputato, se ne è andato per fare il vice presidente della Regione Campania e ora cosa fa? Si candida di nuovo. Sembra una giostra girevole ma ciò che oggi lascia perplessi è la posizione delle varie pedine in determinati posti piuttosto che in altri o non candidate affatto. Poi, era stato detto di non candidare i consiglieri regionali eppure sono in lista. Ma che gioco è questo? Ho inghiottito parecchie pillole, il partito mi ha sempre emarginato eppure portavo voti a De Luca, cosa che ho sempre fatto a partire dal 2010 mentre nel 2020 feci una campagna elettorale su tutto il territorio provinciale e lui l’ha sempre riconosciuto, apprezzando il mio contributo. Non sono mai stato invitato ad una riunione, lo stesso vale per Federico Conte che alla fine ha lasciato il Pde questo è emblematico: dopo le liste, ancora si apportano modifiche e cambiamenti vari. È un mercato”. Federico Conte però ha rinunciato alla candidatura al Senato… “Io so semplicemente che era al numero due, da parlamentare uscente. Doveva essere candidato anche alla Camera ma così non è stato, De Luca non voleva candidare i consiglieri regionali eppure sono stati fatti dei giochi per candidarli. Non è una coalizione bensì una guerra tra bande nella il Pd non si è saputo imporre. Non avrebbe dovuto prendere le difese di Federico ma da iscritto non posso restare indifferente a tutto questo perché bisogna dare voce ai territori. Sono dieci anni che ingoio rospi, tra primarie, mancate candidature e imbrogli perché, vorrei ricordare, è stata falsificata la firma di mia moglie in occasione delle primarie per eleggere i delegati all’assemblea nazionale. Nulla di che, ma c’è stato un imbroglio e quando andammo a votare compariva già la firma di mia moglie, manovre truffaldine senza motivo”. Secondo lei, quanto sta accadendo all’interno della coalizione di centrosinistra potrebbe favorire la vittoria del centrodestra? “Il Pd, anche a livello nazionale, non si è comportato così bene, tanto che hanno reagito anche gli stessi candidati. Si assiste ad una baraonda totale, con l’aggravante che a Salerno c’è una giustapposizione dei ruoli tra il presidente della Regione e il capo del partito; De Luca – che io ho votato per ben tre volte – dovrebbe dedicarsi ad altro, considerando tutte le difficoltà della Campania e non dovrebbe sguinzagliare i suoi amici per favorire le candidature”. Quale sarà il Suo futuro politico? C’è una possibilità di vederla con Azione o altrove? “Non penso di avere un futuro politico e non l’ho fatto per questo, bensì per avere un futuro di dignità e io sono una persona dignitosa. Ho grande spirito di servizio ma la mia dignità non ha prezzo, sono una persona ordinaria che ha servito le istituzioni sul piano locale, nazionale ed europeo ma non tutti lo ricordano. Tanti oggi esprimono apprezzamento per la mia scelta”. È stato contattato da De Luca o dai vertici nazionali o provinciali del partito? “Assolutamente no, non ho avuto questo piacere”.

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