Andrea Tofanelli, il Maynard italiano

Scritto da , 19 Maggio 2015
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Successo annunciato per il trombettista di Viareggio che ha incrociato la sua tromba con la big band “Quelli della galleria” inaugurando il nuovo auditorium Leo De Berardinis a Vallo della Lucania

Di OLGA CHIEFFI

L’evento clou della VII edizione della rassegna “Momenti d’Autore” è stata vissuta sul palcoscenico del nuovissimo auditorium Leo De Berardinis di Vallo della Lucania. Una mirabile struttura, che va a completare il Parco della Musica di questa vivace cittadina, battezzata proprio da una tromba che fa parte del gotha internazionale degli ottoni, Andrea Tofanelli. Parterre de roy in sala con, schierati in prima fila, Angela Pace, Commissario dell’EPT di Salerno, convinta sostenitrice dell’interessante progetto ideato da Michele Toriello e dalla sua associazione “Se Tanto mi dà Tanto”, in cui oltre ad ospitare quattro voci regine, quali quelle delle trombe di Sergio Vitale, Fabrizio Bosso, Andrea Tofanelli e Francesco Tamiati, è riuscito ad inserirvi l’idea della formazione, trasformando i sound-check in seminari flash, unitamente al sindaco di Vallo della Lucania, Antonio Aloia e all’onorevole Luigi Cobellis. Il sipario si è aperta sulla big band “Quelli della Galleria…”, guidata dal M° Enzo Stellato, tre sax tenori, due contralti e un baritono, schierati in questa sequenza un po’ fuori degli schemi, quattro trombe e quattro tromboni di prammatica, la sezione ritmica con basso elettrico, tastiere e batteria. Presentatore nonché, fascinoso crooner, Gaspare Di Lauri, il quale ad una simpatica e colorita introduzione di ogni pezzo eseguito dalla band, ha alternato anche qualche song che è rimasto nella storia della tradizione americana, quale “New York, New York!” o “My Way”, sulle tracce di Frank Sinatra, con dizione perfetta, in cui ogni parola è stata detta nella sua interezza e piena comprensibilità, lavorando, quindi sui versi prima e usando la melodia quale background. Nella scaletta della serata hanno trovato spazio classici di Glenn Miller quali “In The Mood” e “Moonlight Serenade”, in cui abbiamo rilevato una band non ancora matura per immergersi in quel recupero degli aspetti melodici, tonali e modali, delle partiture della swing era, che pretendono approfondimento della ricerca armonica, una sempre vasta curiosità ritmica e il gusto per la sperimentazione timbrica, ma sempre equilibrata, una musica che richiede un suono duttile e raccolto, al di là della goliardica e lieta performance del direttore artistico Michele Toriello, che si è voluto regalare da trombettista, il solo in uno dei più amati e raffinati “chiari di luna” della storia della musica. Fine moduloTra i solisti, della band ci sentiamo di menzionare unicamente il primo sax alto, Mario Verace, intenzione moderna la sua per l’energico solo di Harlem Nocturne. La scena e il pubblico sono  stati, naturalmente tutti per Andrea Tofanelli, il quale ha scelto di omaggiare il suo maestro e amico Maynard Ferguson, raccontandoci come in attesa di un suo concerto italiano, avesse avuto l’onore e il piacere di accompagnarlo in albergo, una fiducia assoluta nello sguardo luminoso di Andrea da parte di Maynard, che di lì lo ospitò nella sua formazione, che ricorda quella di Satchmo al suo arrivo in Italia accolto a Roma, da un giovanissimo Luciano Fineschi in bicicletta col trombone tra le mani, invitato a suonare già la sera stessa e trasformato in padrino di battesimo dal musicista torinese per sua figlia Bessie. Andrea Tofanelli ha così sparso sul tavolo il suo infinito campionario di suoni con il suo sentire energico e propositivo che ha svelato una capacità davvero rara di regalare profonde emozioni, la voglia di mettersi in gioco, attraverso un processo di creazione straniante e magnetica su melodie quali “McArthur Park” o “To Bop” alternandosi anche al flicorno, con suono corposo e di grande personalità, per una convincente e fresca invenzione su “My Foolish heart”, passando per “Who’s your daddy”. Andrea Tofanelli ha sfoderato un timing interessante e naturale che gli permette di confrontarsi con ogni genere di song, conservando, pur nel suo fine perlage, l’aplomb e il dinamismo del suo fraseggio, la nitida e aggraziata fluidità della sua enunciazione, incantando per seduzione melodica e luminosità di suono, latore di una combinazione esplosiva fatta di umiltà e integrità, virtù di intonazione, calore e limpidezza timbrica, sensibilità armonica, invenzione e ornamentazione melodica, e la sua virtù di giocoliere abilissimo a intrattenere ogni tipo di pubblico. Pubblico annichilito per la sorpresa prodotta in Funky Cha Cha, un omaggio al genio cubano di Arturo Sandoval quando, con una magia delle labbra, Andrea è sceso ben oltre la nota piu’ bassa della tromba, il Mi naturale, in chiave di basso e della sua fondamentale, il Si bemolle, trasformando, la tromba in Si bemolle, quasi in una tuba. Applausi scroscianti per il nostro Andrea che liberatosi della giacca non ha disdegnato di indossare la cravatta della band regalando ancora   Besame Mucho.

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