Al Ruggi si muore tra l’indifferenza generale

Scritto da , 26 giugno 2018
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Erika Noschese

Emergenza. Sembra essere questa la parola d’ordine per l’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Nello specifico, sembra trattarsi di una vera e propria emergenza sicurezza che sta mettendo il nosocomio in una situazione tutt’altro che favorevole. Diversi sono infatti gli episodi che si sono verificati sino ad oggi, come il rapimento di un bmabino da parte della madre solo per citarne uno, che mettono in allarme soprattutto i sindacati. Quella di ieri, per il Ruggi è stata l’ennesima giornata nera, a causa dell’allagamento della sala operatoria del reparto di ginecologia, verificatosi la scorsa notte, a causa della rottura di uno snodo che conduce l’acqua all’autoclave delle sale operatorie del terzo piano del plesso ospedaliero. La perdita idrica ha compromesso alcune sale chirurgiche di ortopedia e ginecologia che sono state interdette alla fruizione garantendo solo l’emergenza, fino a metà mattinata di ieri. Un episodio senz’altro grave ma mai quanto il suicidio di una giovane mamma che si è lanciata nel vuoto dal sesto piano del reparto di terapia intensiva neonatale, dopo aver allattato il suo bambino per l’ultima volta. La donna soffriva di depressione eppure nessuno, medici e infermieri compresi, ha pensato di tenere sott’occhio quella giovane mamma, evitandole così questa tragica morte. Perchè nessuno le ha impedito di avvicinarsi a quella finestra? Perchè nessuno è intervenuto quando era ormai chiaro il suo tentativo? Domande a cui noi non possiamo dare risposta ma il Ruggi si: può e deve rispondere a quesiti che hanno messo ancora una volta in dubbio l’operato dei medici. Era depressa, si, ma perchè nessuno l’ha sorvegliata fino al suo ritorno in stanza? A denunciare e “condannare” il Ruggi il segretario della Fials provinciale, Mario Polichetti che ha chiesto la convocazione di un tavolo tecnico urgente sulla sicurezza a 360 gradi, con la direzione generale. «Quanto accaduto stamattina (ieri per chi legge ndr) al Ruggi ci deve imporre una seria riflessione sul tema della sicurezza a 360 gradi: dalle infrastrutture, agli strumenti professionali fino alla tutela dei pazienti», ha dichiarato il segretario della Fials provinciale. «Sulle tragedie è giusto restare un passo indietro le sterili polemiche, ma questo non ci può esimere da un confronto serrato sul tema della sicurezza – ha poi aggiunto Polichetti – Un mese fa come adesso denunciavamo senza remore che non si può rubare un bambino come se fosse un pacco postale. Adesso confermiamo la stessa linea di pensiero: non si può morire sotto gli sguardi indifferenti di tutti. Su quel decesso l’intera società è responsabile, nessuno escluso. Al “Ruggi” si poteva fare qualcosa di più? La risposta è sì? Cosa? Su questo forse nessuno ha il dogma preciso, ma se viene meno il confronto nemmeno si potrà arrivare a una soluzione dove vinca il buonsenso». Per Polichetti è necessario tutelare anche le infrastrutture: «Definire “lunedì nero” quello di oggi è un eufemismo. Da alcuni lavoratori, che per paura di ritorsioni preferiscono rimanere anonimi, ho ricevuto un’immagine che ho deciso di diffondere. Si tratta di una delle sale operatorie di ginecologia che si è allagata. Problemi strutturali, derivanti dall’usura del tempo e da responsabilità che non possono essere attribuite ai manager attuali dell’Azienda. Ecco perché credo che serva un tavolo tecnico tra direzione generale del Ruggi e sindacati. Incontri senza buffet e applausi, ma che portino a soluzioni concrete. Come Fials siamo pronti a fare la nostra parte. Giornate come queste non devono più ripetersi».

«La vita a volte ti mette a dura prova», l’ultimo messaggio di Antonietta

Aveva realizzato il sogno di ogni donna: diventare madre eppure qualcosa la turbava così tanto che, forse, la morte sembrava essere l’unica via di uscita dal tunnel della depressione. Antonietta Corinto aveva solo 26 anni, un marito ed un figlio nato da pochi giorni. Forse la depressione post-partum, forse qualcosa offuscava la sua felicità fatto sta che ieri mattina si è recata al sesto piano del reparto di terapia intensiva neonatale, ha allattato per l’ultima volta il suo bambino e poi si è lanciata nel vuoto, dopo aver scavalcato la finestra sul ballatoio. Solo pochi giorni fa, Antonietta avava pubblicato un post sui social per esprimere la sua felicità per la nascita del loro “scricciolo”, come scriveva la mamma: “La vita a volte ti mette a dura prova ma io e te, come facciamo da tanti anni insieme tenendoci mano nella mano, affrontiamo tutto con coraggio e andiamo avanti, sfidando ogni ostacolo! Oggi siamo diventati genitori la vita, ci ha premiato e i miracoli esistono!“. Felicità ma anche anche l’ombra di qualche ostacolo da superare nuovamente, con l’aiuto del marito a cui era molto legata. Ieri mattina, la polizia è giunta presso il reparto Tin per ascoltare infermieri e persone che hanno assistito al terribile gesto di quella madre disperata, per ricostruirne la dinamica. Nessuna autopsia è stata disposta sul corpo della 26enne. La donna era in buone condizioni di salute ragion per cui i medici pensano possa trattarsi di depressione post partum. Mamma e bambino doveva essere dimessi proprio mattina. In una nota, il Ruggi “manifesta massima vicinanza alla famiglia della donna ed esprime cordoglio per l’immane dolore che l’ha colpita”.

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