Accelera la crescita dei prezzi del carrello della spesa

Scritto da , 11 Agosto 2022
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di Roberto De Luca
Oltre alla guerra in Ucraina e agli sviluppi della campagna elettorale, il dibattito mediatico, relegato il Covid nelle retrovie, sta focalizzando l’attenzione su un’altra circostanza di grande attualità, ovvero l’impennata dell’inflazione a cui stiamo assistendo negli ultimi mesi.
Tale elemento, normalmente definito come un “aumento generalizzato dei prezzi”, genera conseguenze significative sull’intero sistema economico, lo stato, le imprese e i cittadini.
Secondo i dati ISTAT, nel mese di luglio 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% su base mensile e del 7,9% su base annua. Nonostante il lieve rallentamento dei prezzi dei beni energetici, non frena l’onda lunga delle tensioni inflazionistiche che si stanno diffondendo agli altri comparti merceologici. Infatti, la crescita dei prezzi degli Alimentari lavorati, dei Beni durevoli e non, dei Servizi relativi ai trasporti e dei Servizi vari accelera, spingendo l’inflazione “di fondo” (al netto degli energetici e degli alimentari freschi) a +4,1% e quella al netto dei soli beni energetici a +4,7%. Si tratta di incrementi che non si registravano, rispettivamente, da giugno e maggio 1996. In questo quadro accelera anche la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”, che si porta a +9,1%, registrando un aumento che non si osservava da settembre 1984.

Per quanto riguarda la divisione della spesa, i dati mostrano un incremento tendenziale (luglio 2022 su luglio 2021) pari al 24,7% per gli oneri relativi ad abitazione, acqua, elettricità e combustibili, seguiti da quelli connessi ai trasporti (+13,9%) e ai prodotti alimentari (+10%). In relazione a tale ultimo elemento, Coldiretti ha stimato che l’impennata dell’inflazione costerà alle famiglie italiane 564 euro in più solo per la tavola nel 2022, a causa della combinazione dell’aumento dei costi energetici e del taglio dei raccolti per la siccità.
 Dal punto di vista pratico, le conseguenze sono molto rilevanti: con un tasso pari all’8% su base annua, 1000 euro corrisponderebbero, sul piano reale, a 920. Tale dinamica non sempre è bilanciata da un adeguamento dei salari, che scontano una certa “vischiosità” e una flessibilità non immediata, con una conseguente erosione del potere di acquisto che, già nel 2021, è stata stimata in 1.250 euro per gli operai e in 411 euro per gli impiegati. Se la tendenza in atto dovesse prolungarsi, gli effetti sulla tenuta del nostro sistema socio-economico rischierebbero di essere molto pesanti.Per ciò che concerne l’analisi territoriale, a luglio l’inflazione è più alta della media nazionale nelle Isole (in accelerazione da +9,1% a +9,2%) e nel Nord-Est (stabile a +8,4%), mentre si posiziona al di sotto nel Centro (da +7,5% a +7,8%), nel Sud (da +7,7% a +7,8%) e nel Nord-Ovest (da +7,8% a +7,6%).L’aumento dei costi di alcune categorie di beni e servizi (soprattutto trasporti, energia e materie prime) influenza non solo le famiglie ma anche le imprese, che non sempre riescono a “ribaltare” l’incremento degli oneri di produzione, subendo in questo modo un significativo calo dei margini. Secondo il CREA, nell’ambito della filiera agroalimentare, già oltre un terzo delle aziende sta lavorando in perdita per l’effetto dei rincari.Finora, i piani anti-inflazione dei vari governi hanno sortito solo effetti parziali o di breve periodo e, verosimilmente, sarà necessario porre in essere ulteriori – e forse ancor più robusti – provvedimenti allo scopo di tutelare famiglie e imprese, consentendo anche una ripartenza dei consumi e una nuova iniezione di fiducia all’intero sistema economico.
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