A Sud di Salerno i comuni a maggior rischio idrogeologico

Scritto da , 29 Novembre 2019
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di Marcello Festa

L’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), stima che la Campania, subito dopo l’Emilia Romagna e la Toscana, è la regione d’Italia con la più alta percentuale di comuni a rischio idrogeologico. Da stime effettuate si calcola infatti che il 90% del territorio regionale sia a rischio; numeri impressionanti che trovano puntuale conferma in occasione delle prime, copiose, piogge autunnali. Il dato, già allarmante, diventa poi assolutamente preoccupante avendo riguardo la situazione della provincia di Salerno, la terza in Italia con i valori più elevati di superficie a pericolosità elevata e molto elevata, preceduta solo da Aosta e Trento. La provincia di Salerno annovera, inoltre, il numero più elevato di edifici a rischio frane (il 12,8%) ed è la prima per unità locali di imprese in pericolo (l’8,2%). A certificare la situazione di estrema pericolosità provvede, infine, un ultimo dato statistico: Salerno è in assoluto tra le cinque provincie italiane più colpite da eventi franosi. Ad aggravare il contesto, si registrano anche i valori più elevati di popolazione a rischio frane (l’8,7% della popolazione provinciale), dietro Napoli. Analiticamente, sempre secondo l’Ispra, le zone a maggior rischio rischio idrogeologico della provincia di Salerno sono individuabili a sud del comune capoluogo e in particolare nei territori di Capaccio Paestum, Roccadaspide, Castellabate, Centola, Camerota, Sala Consilina, Padula. Valori preoccupanti, poi, si registrano anche ad Agropoli, Giungano e Perdifumo. Le zone più sicure sono quelle che interessano i comuni di Pertosa, Petina, Atena Lucana, Bellosguardo, Prignano Cilento, Perito, Lustra, Valle Dell’ Angelo, Buonabitacolo, Casalbuono e Ispani. Ad avviso dell’Ispra, al fine di superare l’emergenza, è fondamentale mettere in atto un’efficace politica di prevenzione e difesa del suolo che non si limiti a interventi puntuali di messa in sicurezza ma che ragioni a scala di bacino idrografico puntando alla riqualificazione e alla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e di un territorio diventato sempre più vulnerabile per effetto dei cambiamenti climatici, della cattiva gestione e di un’intensa urbanizzazione molto spesso abusiva che ha coinvolto anche le aree a maggior rischio. La Regione Campania, recependo le indicazioni dell’Istituto, nell’ambito della programmazione Por Campania Fesr 2014/20 ha previsto una dotazione finanziaria di 369 milioni di euro di cui appena 63 sono stati certificati per interventi specifici. Pochi per far fronte ad un’emergenza ormai strutturale.

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