A rischio licenziamento i dipendenti delle sale Bingo di Salerno

Scritto da , 10 Settembre 2020
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A rischio licenziamento i dipendenti delle sale Bingo di Salerno. In particolare quelli del Maxibingo di Fratte, nella zona delle Cotoniere, che non ha riaperto i battenti dopo il lungo lockdown. C’è, dunque, preoccupazioni fra il personale dipendente, con il futuro che apparirebbe a tinte certamente scure. Addirittura secondo i bene informati, la Codere, società di gestione delle due sale bingo di Salerno, avrebbe già svuotato di tutte le suppellettili presenti nell’esercizio di Fratte. Per il momento il rischio licenziamenti sarebbe rinviato, almeno fino al prossimo 31 dicembre, quando terminerà il blocco ministeriale determinato dalla pandemia covid. Dopo, potrebbero partire i licenziamenti, con la società di gestione che sarebbe disponibile a portare avanti la sola sala di Pastena, che pur è minore di capienza rispetto a quella di Fratte. Strana la situazione, dunque, con la sala di Fratte che è restata desolatamente chiusa, nonostante l’affluenza pre-pandemia non sia stata mai di sotto le attese. Fatto sta che, complice il lockdown, le strategie gestionali sarebbero cambiate radicalmente, con l’azzeramento di una delle due sale cittadine con spostamento di tutto il personale in una sola sala. Nel frattempo, dunque, fino al prossimo 31 dicembre i dipendenti delle due sale si alterneranno nel lavoro in quella di Pastena a cadenza quindicinale, con la stessa società di gestione che avrebbe già fatto sapere che con il nuovo anno sarebbero tagliati gli esuberi. Non è la prima volta che le due Sale Bingo di Salerno si ritrovano al centro di un’emergenza occupazionale. Nonostante dovessero diventare il fiore all’occhiello della Salerno che vuole rilassarsi per qualche ora, qualcosa deve essere andato storto. Quattro anni fa, nel 2016, i dipendenti delle due Sale furono al centro di un articolato sciopero, incrociando le braccia in segno di protesta a causa delle decisioni dell’Operbingo, la casa madre spagnola che gestiva i due punti di gioco. Oltre ai paventati 120licenziamenti, l’azienda spagnola avanzava proposte inaccettabili quali riduzione drastica dell’orario di lavoro, tanto del full time (ridotto del 50%) quanto del part time (in calo del 20-30%); declassamento di livelli d’inquadramento (2 o 3 livelli a lavoratore); flessibilità selvaggia; abolizione dell’integrazione di cassa. Questa volta, però, la causa potrebbe essere sensibilmente differente.

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