A 84 anni “Ninuccio” torna in carcere

Scritto da , 4 Febbraio 2021
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di Pina Ferro

di Pina Ferro Avrebbe trasformato la propria abitazione in un ufficio di una finanziaria “abusiva”. Alba di manette per Giovanni Marandino, alias Ninuccio, 84enne esponente della criminalità organizzata cilentana. L’anxiano boss cutolinano è stato ammanettato, dagli uomini della Guardia di Finanza, con le accuse di usura ed esercizio abusivo di attività finanziaria, illeciti che commetteva direttamente dalla sua abitazione di Capaccio Paestum in quanto già sottoposto alla misura restrittiva dell’obbligo di dimora. Giovanni Marandino è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, già condannata in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso e riconosciuta affiliato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Nel corso dell’operazione, eseguita nella mattinata di ieri dalle Fiamme gialle di Salerno, che ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia in carcere nei confronti di ‘Ninuccio’ Marandino, è stato arrestato anche il figlio Emanuel, 40 anni, posto ai domiciliari perchè ritenuto un diretto collaboratore del padre. La moglie di Marandino e un uomo di fiducia della famiglia sono invece indagati a piede libero. Il giudice ha ritenuto necessaria la custodia cautelare in carcere per Marandino, pur trattandosi di un ultraottantenne, perchè ha considerato di “eccezionale rilevanza” il pericolo di reiterazione del reato. Non è stato semplice per gli investigatori ricostruire il quadro delle attività illecite svolte dai Marandino. Le vittime, infatti, in un primo momento hanno tutte escluso che ai “prestiti” ricevuti venissero applicati tassi usurai, salvo poi ammetterlo solo alla luce delle evidenze probatorie acquisite. Nell’arco di un anno i Marandino avrebbero concesso prestiti, in assenza delle necessarie autorizzazioni amministrative, per oltre 100mila euro. Di questi, 90mila euro erano interessi incassati nell’arco di un solo anno. “Guadagni cosi’ rilevanti – scrive il procuratore di Salerno Giuseppe Borrelli – sono risultati il frutto di tassi mediamente praticati nell’ordine del 20% su base mensile, ampiamente al di sopra della soglia dell’11% annuale, stabilito dalla Banca d’Italia come limite massimo per le operazioni di finanziamento”. In un caso, addirittura, è stato sforato il tetto del 30% di interessi maturati in un solo mese. “Dalle indagini – scrive ancora il procuratore – sono emerse le caratteristiche tipiche degli usurati, piccoli imprenditori, il più delle volte titolari di esercizi commerciali, che cercavano, così facendo, di superare temporanee crisi di liquidità”. La tecnica adoperata era quella di ricevere un assegno in garanzia, il cui importo complessivo inglobava anche gli interessi che l’usuraio imponeva di volta in volta. Se, alla scadenza, la vittima non era in grado di restituire l’intera somma, l’usuraio incassava intanto gli interessi maturati e rinnovava il prestito, garantendosi così ulteriori guadagni. Come detto, le attività si svolgevano direttamente nell’abitazione dei Marandino, definita dal Gip di Salerno “un vero e proprio centro logistico di finanziamento”. “L’azione di contrasto dell’usura – sottolinea Borrelli – assume una connotazione peculiare nell’attuale periodo di pandemia, viste le pesanti ripercussioni economiche e sociali delle misure di contenimento del Covid-19. È forte, infatti, l’attenzione di questa procura della Repubblica e della guardia di finanza di Salerno per contenere il pericolo che le difficoltà finanziarie di famiglie, professionisti ed imprese agevolino le infiltrazioni delle organizzazioni criminali nel tessuto economico della provincia”.

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