A 15 mesi ingerisce l’hashish del padre

Scritto da , 7 gennaio 2018
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Pina Ferro

Migliorano le condizioni del bimbo di 15 mesi che ha ingerito un pezzo di hashish di cui faceva abitualmente uso il papà. un 29enne salernitano, con precedenti per droga residente in via Premuda nella zona orientale della città. Quest’ultimo è stato denunciato per lesioni personali aggravate ed abbandono di minore da parte dei carabinieri della compagnia di Battipaglia agli ordini del maggiore Erich Fasolino. Il piccolo dopo un primo ricovero al Ruggi è stato trasferito all’ospedale “Santa Maria della Speranza” di Battipaglia dove è costantemente monitorato dai pediatra. Non è in pericolo di vita. Il bimbo è giunto al “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno intorno alle 21 di venerdì sera accompagnato da papà.“L’uomo – spiega il primario del reparto di Pediatria, Rosario Pacifico – ha riferito alla dottoressa di turno che il piccolo stava bene, prima di diventare ipotonico. Successivamente ha aggiunto che il bimbo avrebbe potuto assumere un po’ di hashish che si trovava in casa. Il papà preoccupato ha portato il  bambino in ospedale Il bimbo è stato prontamente assistito dalla pediatra di turni e, dopo i primi esami, trasferito in rianimazione a Battipaglia dove c’è la possibilità di accogliere i bambini piccoli”. Pacifico ha ricevuto notizie rassicuranti dai colleghi dell’ospedale della Piana del Sele. “Mi dicono dal nosocomio di Battipaglia che il bambino sta meglio, dopo una notte difficile. Dalle analisi delle urine risulta che effettivamente il bambino avrebbe assunto hashish ma non è stato possibile definirne la quantità». Le analisi sono state ripetute più volte per confermare la presenza dello stupefacente. Dopo una notte di condizioni critiche il quadro clinico è andato migliorando ora dopo ora. Sono stati medici del Ruggi ad allertare i carabinieri di quanto accaduto raccontanto anche delle condizioni di salute del bimbo. Da quel momento sono scattate le indagini. I piccolo resterà in ospedale ancora qualche giorno, fino a quando il quadro clinico non rientrerà nei valori normali.

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