di Pina Ferro

Marco Albani, papà solo sulla carta. L’uomo ha un bimbo di circa due anni che non riesce a vedere, ad abbracciare, a seguire nella crescita. Un grande dolore con il quale è costretto a convivere quotidianamente ma che, al contempo, alimenta anche una battaglia senza sosta affinché chi è deputato a farlo ristabilisca le regole e si accerti che queste vengano rispettate. Marco, residente a Nocera Superiore, non chiede nulla altro di poter vedere il suo bambino così come prevede la legge. Diritto che gli viene negato dall’ex moglie senza nessun apparente motivo. Pur in presenza di una sentenza di separazione con un affido condiviso con la ex moglie del piccolo di fatto non lo vede quasi mai. Ci ritroviamo per l’ennesima volta di fronte ad un papà separato costretto a lottare per avere qualcosa che gli spetta di diritto: vedere e trascorrere un pochino di tempo con il suo bambino. Ancora una volta i figli vengono usati per alimentare conflitti e rabbia.
Perché non ha la possibilità di vedere il suo bimbo?
<La mia triste vicenda ha inizio nel marzo del 2015, ovvero quando io e mia moglie, considerate le nostre divergenze abbiamo deciso di separarci. Bene, dal momento della separazione la mia vita è diventata un vero e proprio inferno. Io sono papà di un bellissimo bimbo che oggi ha 23 mesi e che lunedì prossimo festeggerà i suoi due anni di vita. Dal giorno della separazione mi è stato negato il diritto di incontrare mio figlio e trascorrere del tempo con lui al punto che sono stato costretto a ricorrere ai giudici del Tribunale di Nocera Inferiore affinché fosse stabilito un calendario di visite padre – figlio. Nel settembre 2015 ho ottenuto quanto chiesto: potevo vedere il mio bambino in diversi giorni della settimana. Questo su carta, perché di fatto non è stato proprio così al punto che periodicamente sono stato costretto a ricorrere ai giudici per tentare di affermare il mio diritto alla genitorialità e a poter stare con il mio bimbo. Ogni volta il giudice aumentava i giorni di incontri a settimana con il piccolino ma di fatto quei dispositivi sono carta straccia>
Perché carta straccia?
<Semplice! Perché non vengono rispettati e, così mi ritrovo da venti mesi a dover lottare con forza per vedere mio figlio.
I matrimoni finiscono, le coppie possono prendono strade non più comuni ma i figli, quelli non c’entrano con la fine di un amore o di un legame. Il diritto dei figli è di crescere con entrambi i genitori anche se non stanno più insieme. Io, attualmente, vengo considerato solamente come fonte di sostegno economico per mio figlio… Paradossalmente è come se avessi adottato un bimbo a distanza, residente in un Paese interessato da un conflitto civile. Invece, la realtà è ben diversa: mio figlio risiede a tre chilometri di distanza da casa mia e, pur in presenza di numerosi dispositivi che stabiliscono il mio diritto a incontrare mio figlio quattro volte a settimane e regolamentano le festività , io non esercito il diritto di visita>.
Allo stato attuale, da quanto tempo non vede il piccolino?
<Da circa due mesi. Va detto che il mio dritto di visita non è mai stato costante, in questi venti mesi solo in rare occasioni ho potuto incontrare mio figlio….. Si tratta di visite alternate a lunghi periodi di diniego a vederlo. Le madri sono sempre più tutelate rispetto ai padri e questo purtroppo è un dato di fatto. Ovunque stanno nascendo, come funghi, associazioni di padri separati che ogni giorno vivono con il dolore di non poter fare il papà. Molte, troppe volte il nostro grido d’aiuto rimane inascoltato e per questo accumuliamo malessere che ci logora giorno dopo giorno>
Lei ha detto di essersi rivolto agli organi giudiziari. La magistratura l’ha ascoltata?
<Certamente, ma pur in presenza di ben otto dispositivi, redatti a seguito delle mie istanze, che stabiliscono ed ampliano notevolmente il mio diritto di visita, di fatto questo resta solo un foglio di carta contenente una disposizione che non trova riscontro nella realtà dei fatti>
Ha asserito che la sua battaglia dura da circa due anni, ma come è possibile che i giudici permettano un protrarsi di una situazione per tanto tempo?
<Non è compito mio giudicare l’operato della magistratura in cui io ripongo e continuerò a riporre la massima fiducia, ma non posso esimermi dal denunciare questa situazione che mi vede da molto tempo spettatore inerme della negazione della bi genitorialità. Mi rivolgo ancora una volta a loro sperando che quanto prima possa essere messa una pietra tombale su questa vicenda, consentendomi di fare il papà e facendo rispettare le regole. Ognuno deve attenersi e rispettare quanto gli viene prescritto altrimenti non servono i tribunali>.
Lunedì il suo bimbo compie gli anni, ha già pensato al regalo?
<Il regalo più bello sarebbe poter stare con lui e riabbracciarlo dopo due mesi. Gli ho anche già comprato un regalo e spero di poterglielo dare personalmente e di non essere costretto a farglielo avere attraverso terze persone>.