Maze: nel labirinto dell’umano

Questa sera, alle ore 21, il cartellone di Mutaverso Teatro ospiterà alle ore 21, presso l’Auditorium del Centro Sociale la live performance delle UnterWasser

Di OLGA CHIEFFI

La Stagione diretta da Vincenzo Albano ospiterà oggi alle ore 21, presso l’Auditorium del Centro Sociale di Salerno, il gruppo di ricerca UnterWasser che porterà in scena “Maze”, live performance di ombre ideata e creata dalle performers Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti, Giulia De Canio, con la consulenza tecnica di Matteo Rubagotti e le musiche originali di Posho. Utilizzando le fonti luminose come telecamere, saranno animati a vista e proiettati su un grande schermo corpi tridimensionali e sculture, creando l’illusione di assistere a una pellicola cinematografica grazie al movimento di luci e oggetti. A guardare il mondo sono gli occhi di una donna, e a susseguirsi in una narrazione frammentata e lirica gli istanti salienti della sua vita. “Maze” è una riflessione sull’esistenza, che si nutre dei versi e delle immagini di poetesse come Mariangela Gualtieri, Emily Dickinson, Etty Hillesum, Wislawa Szymborska, Laurie Anderson, e si accompagna a una colonna sonora originale ed evocativa. Le ispirazioni estetiche sono tratte dal disegno a linea continua di Steinberg, dalla permeabilità e leggerezza delle architetture in rete metallica di Tresoldi, dalla morbidezza del tratto di Modigliani, dalla delicatezza dei disegni cuciti di Maria Lai. Le sculture che raffigurano i volti sono state realizzate con riferimento esplicito all’opera di Calder, in particolare alla sua produzione di ritratti in fil di ferro. Il teatro di UnterWasser è un’installazione mobile da fruire nell’evolversi delle scene e nella trasformazione della materia davanti allo spettatore. L’animo delle UnterWasser è intriso di una sensibilità disinteressata, innocente e incontaminata come la fantasia di un bambino, una ricerca della libertà espressiva senza la razionale logica maturità dell’Uomo, quasi come volessero, attraverso mezzi primari, educare l’Uomo a fare uso della propria fantasia oltre qualsiasi limite ragionevole. Le ossessioni quotidiane della vita, un’epoca pronta solo ad inventare macchine di morte, devono distaccare infatti l’arte per liberare l’umanità dalle realtà con un equilibrio e purezza che non turbi. Le immagini sono tratte dal mondo dell’onirico, pozzo da cui attingere suggestioni dell’universo interiore, con riferimenti estetici ispirati all’arte figurativa. L’estetica del lavoro scenografico si caratterizza per la leggerezza e permeabilità delle architetture in rete metallica e, al contempo, la morbidezza e delicatezza del tratto e dei disegni. Le sculture che raffigurano i volti sono realizzate con fil di ferro al fine di creare effetti grafici che richiamino disegni animati, schizzi, tratteggi dinamici. Il teatro visuale senza parole di “Maze” rappresenta il un punto di forza: in scena un’indagine sull’umano e le sue sfaccettature raccontata con un linguaggio universale, attraverso quel ferro lieve, leggero, quel ferro che forse un giorno arrugginirà, e per intanto brilla, ipnotico, di poetiche e infinite illusioni, in palcoscenico.




Esponente del clan Contini arrestato a Capaccio

di Pina Ferro

Esponente di spicco del clan Contini, latitante dal 26 giugno 2019, ammanettato in una villetta di Capaccio Paestum. Giuseppe Arduino, 32 anni è stato arrestato ieri mattina, dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli. I militari hanno scovato il nascondiglio di Arduino a seguito di una laboriosa attività investigativa. I militari hanno fatto irruzione, ieri mattina, all’interno della casa riuscendo ad ammanettarlo e a trarlo in arresto. Giuseppe Arduino era irreperibile dal 26 giugno 2019, quando venne data esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli nei confronti di 126 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso (clan Contini). Furono in totale 126 gli arresti effettuati dai carabinieri nella maxi operazione contro la camorra scattata lo scorso 26 giugno, nei territori di Napoli e di altre aree campane, ma anche Paesi esteri attraverso la collaborazione dell’Interpol. Colpiti in particolare i clan Contini, Licciardi e Mallardo, la cosiddetta “alleanza di Secondigliano”. Nel corso della medesima operazione, la guardia di finanza eseguì un decreto di sequestro preventivo, emesso sempre dal gip del tribunale di Napoli, avente a oggetto beni immobili e mobili, aziende, rapporti bancari e quote societarie per un valore complessivo di oltre 130 milioni di euro, riconducibili direttamente o indirettamente, ai destinatari delle misure cautelari fra cui spiccano, in particolare, gli esponenti apicali del clan. Il blitz, al quale sfuggi Giuseppe Arduino, arrestato ieri a Capaccio, arrivò al termine di una lunga indagine con intercettazioni, osservazioni, pedinamenti e anche avvalendosi delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Fu accertato il ruolo di vertice e l’operatività, anche dal carcere, degli storici capi considerati “eredi” della camorra di Carmine Alfieri degli anni ’80, del quale hanno portato avanti, secondo gli inquirenti, il modello organizzativo. La ‘base operativà dell’organizzazione criminale era l’ospedale San Giovanni Bosco, che di fatto i clan controllavano attraverso l’intermediazione della famiglia di Salvatore Botta. Èmerse infatti un collaudato schema di collaborazione con un meccanismo in cui da parte del clan veniva assicurata protezione, anche fisica, a coloro che ne facevano richiesta, e in cambio si potevano ottenere trattamenti di favore da parte dei medici e della struttura nei confronti di membri del clan o loro conoscenti che avevano problemi di salute, attraverso canali privilegiati. Tra le altre cose i clan gestivano o intervenivano nei processi decisionali delle attività sindacali, imponevano le assunzioni di affiliati nell’ospedale e avevano l’aiuto dei sanitari per medicare feriti da arma da fuoco del clan senza essere segnalati.




Bus Italia, stop alla nuova organizzazione

di Erika Noschese

La nuova organizzazione del servizio è stata bloccata. Lo ha comunicato l’assessore all’Urbanistica e alla Mobilità Mimmo De Maio che, ieri mattina, ha provveduto a scrivere all’azienda Busitalia, alla Regione Campania, al Comune e ai sindacati. Il trasferimento del capolinea da via Ligea a via Vinciprova era in programma per il prossimo 1 febbraio, scontrandosi con la ferma opposizione dei sindacati che, di fatto, ne chiedevano lo stop. La rivisitazione delle linee urbane è stata rinviata, in virtù della necessità di eseguire una serie di approfondimenti scaturenti anche dagli incontri che De Maio ha tenuto con le organizzazioni sindacali. Nello specifico, infatti, i sindacati – pur esprimendo una generale condivisione sul nuovo servizio – hanno evidenziato una serie di criticità e problematiche che riguardano l’area adibita a terminal di via Vinciprova e che, anche in relazione al più complessivo sistema di mobilitazione della zona, verranno verificate. Intanto, gli approfondimenti richiamati saranno effettuati dagli uffici competenti del settore Mobilità del Comune e dovranno essere esitati con assoluta priorità al fine di garantire l’avvio del nuovo servizio nel più breve tempo possibile, nell’arco di 30 giorni. Dunque, tutto rinviato almeno fino al prossimo 3 marzo, in attesa, verosimilmente, anche dell’avvio dei lavori all’interno dell’area di via Vinciprova. Nel frattempo, i vertici dell’azienda Busitalia hanno interdetto, con mezzi propri, l’accesso al capolinea di via Vinciprova al personale, ricordando che l’accesso, la fermata e la sosta è consentita solo agli autobus e alle vetture aziendali.




Centri riabilitazione, l’Anisap convoca l’Anac: “Troppe irregolarità riscontrate”

di Erika Noschese

di Erika Noschese La battaglia dei centri di riabilitazione approda a Palazzo Santa Lucia. Dopo le numerose sollecitazioni da parte del centro riabilitativo Luigi Angrisani al direttore generale dell’Asl di Salerno, senza ottenere alcun riscontro ad essere più incisivo è l’Anisap, l’associazione nazionale istituzioni sanitarie ambulatoriali private che nella giornata di ieri non solo ha provveduto a scrivere alla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino ma ha anche segnalato quanto sta accadendo a Nocera all’anticorruzione, per far luce sulle liste d’attesa per la riabilitazione, all’Asl Salerno. L’Anisap Salerno ha infatti spiegato che, da una semplice indagine svolta su internet, è emerso che, dei centri accreditati che svolgono attività ambulatoriale/domiciliare, alcuni non hanno addirittura il sito, alcuni, pur avendo un proprio sito, non comunicano le liste di attesa, alcuni, pur pubblicando le liste di attesa, non indicano il tempo di attesa o il numero dei pazienti. Nel mese di dicembre, infatti, l’Anisap – che rappresenta più 1.300 strutture e 26.000 addetti, in Campania 150 strutture e 3.000 dipendenti – ha inviato una lettera alla Asl Salerno per chiedere legittimamente quale fosse il numero di pazienti nelle liste di attesa per la riabilitazione. I dati dovrebbero essere sui siti web dei singoli centri ma per la maggior parte dei casi non ci sono.Da qui la richiesta dell’Anisap di rendere pubbliche le liste di attesa. Richiesta che, ancora oggi, non è stata esaudita tanto da spingere l’associazione nazionale a rivolgersi all’anticorruzione. Lo scorso 11 gennaio, inoltre, l’Anisap si è rivolta alla commissione regionale per la Trasparenza che ha provveduto a scrivere all’Asl per chiedere la pubblicazione dei dati e di agire in tutte le sedi legali per far emergere la grave inadempienza e alla stessa Anac per verificare la mancata conformità a legge della Asl di Salerno. Nonostante questo, a distanza di quasi tre settimane non è accaduto nulla, e le liste di attesa restano un mistero. Parallelamente, l’associazione nazionale ha chiesto l’intervento della consigliera regionale del M5S, Valeria Ciarambino, affinché la situazione possa risolversi definitivamente. “Abbiamo svolto una semplice verifica su internet da cui è risultato che su 30 centri che svolgono attività ambulatoriale/domiciliare: 11 Centri non hanno un proprio sito; 7 Centri hanno un proprio sito ma non comunicano la lista di attesa; 12 Centri pubblicano la lista di attesa sul proprio sito. Di questi 12 centri 4 specificano il numero dei pazienti in lista (tot. 511), ma senza indicare il tempo di attesa; 8 indicano il tempo di attesa (media: 6,4 mesi per l’ambulatorio; 2,1 mesi per il domiciliare) ma senza specificare il numero dei pazienti – ha sottolineato l’Anisap – Considerando il dato di 511 pazienti indicati dagli unici 4 Centri che specificano il n. dei pazienti e che rappresentano il 14,42% dell’intera riabilitazione fornita, è più che prudenziale ritenere che per il totale dei Centri ci siano oltre 2.000 pazienti in lista di attesa, dei quali è facilmente immaginabile la grande parte siano minori. Dato che l’Asl, per contratto, riceve ogni due mesi da ogni singolo centro le liste di attesa, che questi dati sono indispensabili per una corretta programmazione 2020 e che è ormai prossima la distribuzione dei fondi per le Asl e da parte di ciascuna Asl per i distretti e i centri, abbiamo chiesto alla Asl di essere messi a conoscenza di questi dati. Ad oggi non ci sono stati ancora forniti.




Fusandola: il Comune si deve costituire parte civile

di Erika Noschese

Il Comune dovrebbe costituirsi parte civile nel procedimento penale per la deviazione del Fusandola. A richiederlo al sindaco Napoli e al presidente della commissione Trasparenza, Antonio Cammarota il consigliere nonché capogruppo di Forza Italia, Roberto Celano e il capogruppo di Attiva Salerno Ciro Russomando che non risparmiano accuse all’amministrazione comunale che, secondo i consiglieri d’opposizione, per «consentire la realizzazione di un condominio privato, , un edificio dalle dimensioni spropositate realizzato in area demaniale, ha consentito la deviazione del corso naturale del torrente Fusandola». Proprio in seguito ha questa deviazione, infatti, la Procura di Salerno ha attivato un procedimento penale sulla abusiva deviazione del torrente Fusandola, anche sulla scorta di quanto esposto dal Ctu appositamente incaricato e che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 12 indagati. «L’amministrazione comunale di Salerno, incredibilmente, allo stato non ha costituito l’Ente parte civile nel procedimento penale – hanno poi aggiunto Celano e Russomando – La mancata costituzione parte civile potrebbe far sospettare la corresponsabilità di taluni amministratori comunali con le determinazioni di natura tecnica ed amministrativa contestate dalla Procura agli indagati su cui pende richiesta di rinvio a giudizio». Da qui, dunque la richiesta di far costituire il Comune parte civile e nel caso in cui non intenda intervenire, quale sarebbero i motivi che inducono gli amministratori a non costituire l’Ente parte civile nel processo penale come, tra l’altro, auspicato da numerosi cittadini e sollecitato anche da diverse associazioni ambientaliste.




Capezzi alla Salernitana

La Sampdoria comunica di aver risolto consensualmente con il club spagnolo dell’Albacete Balompié l’accordo di cessione a titolo temporaneo del centrocampista Leonardo Capezzi. Gli stessi diritti sono stati ceduti a titolo temporaneo alla Salernitana




Danneggia auto e ferisce i militari, condannato Cesarulo

di Pina Ferro

Si mette alla guida in stato di ebrezza urta alcune auto e successivamente sfascia l’auto dei carabinieri e aggredisce un rappresentante dell’arma. Il tribunale di Vallo della Lucania ha condannato ad un anno e dieci mesi Carmine Cesarulo di Agropoli. L’uomo attualmente è detenuto. Era il 21 agosto del 2018 quando Carmine Cesarulo dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo si mise alla guida della sua Alfa Romeo e percorrendo via Pio X, ad Agropoli urtò diverse automobili in sosta. L’uomo proseguì la sua corsa. Gli automobilisti infuriati allertarono immediatamente i carabinieri della locale stazione. I militari rintracciarono Carmine Cesarulo in un bar di Agropoli. Questi, alla vista dei carabinieri oppose resistenza. Non solo aggredì i carabinieri ma ruppe il finestrino dell’auto ed una barriera in plexiglass presente nella vettura. L’uomo fu bloccato e portato in caserma dove continuò a tentare di sottrarsi ai militari al punto da ferire un maresciallo al mento ed al braccio sinistro. Il tentativo di divincolarsi di Cesarulo fu vano in quanto fu bloccato ed identificato. Da quel momento l’uomo in più occasioni ha violato le misure impostegli dall’autorità giudiziaria. Nella giornata di ieri è arrivata la condanna da parte del tribunale di Vallo della Lucania per Carmine Cesarulo difeso da Leopoldo Catena.




“Il tempo di attesa è indefinito” Paziente rinuncia alla prestazione

La storia che vi raccontiamo potrebbe apparire banale ma solo ad una lettura superficiale perchè, andandoci a fondo, riguarda un diritto , quello di un cittadino ad essere trattato come tale senza dover pietire per ciò che gli spetta, senza doversi umiliare o chiedere intercessioni di amici degli amici o potenti di turno. E’ una storia quella che stiamo per raccontarvi che è un pò l’emblema di uno dei peggiori mali Italici di quando anche quando qualcosa la si dovrebbe aver per diritto la si fa passare quasi come un piacere, una generopsa concessione. Ore 8.30. Dopo due rinvii un paziente ottiene finalmente un appuntamento per un piccolo intervento all’ambulatorio chirurgico dell’ospedale di Salerno in via San Leonardo. L’uomo, 62enne, arriva prima dell’appuntamneto fissato, si siede ed inizia la sua attesa. Poco dopo il personale medico inizia ad arrivare in “forma sparsa e cadenzata”, circa un quarto d’ora tra l’uno e l’altro, dalle 08,15 alle 8,45. Non c’è nessun numero per prenotarsi e così, a dispetto di chi è già da tempo in attesa, qualcuno entra fra saluti ed abbracci dei camici bianchi. Passano circa due ore e a quel punto il nostro “paziente” con garbo bussa alla porta e chiede di sapere in linea di massima i tempi necessari perchè sia il suo turno ad entrare… la risposta è stata sbalorditiva..”il tempo è indefinito”. L’uomo che doveva subire un piccolo intervento per cui non era necessaria neanche l’anestesia a quel punto, saluta cordialmente è va via. L’alternativa sarebbe stata aspettare a tempo “indeterminato” il suo turno. Prima amareggiato, poi inqiuetato alla fine imbufalito la vittima dell’episodio ha deciso di raccontare la sua storia. Nel frattempo era stato anche chiamato dal madico che avrebbe dovuto eseguire il piccolo intervento. Medico che si era dimostrato anche stupito dal fatto che l’uomo fosse andato via, dicendosi dispiaciuto dell’accaduto. Non sappiamo se questo sia un caso isolato o se sia purtroppo una prassi consolidata ma sta di fatto che oggi, non definiamolo caso di malasanità, un uomo è stato trattato neanche come un numero, anche perchè non c’era, alla guisa di un cliente scomodo, fastidioso e petulante. Infine, a chi ha dato la risposta sul tempo, indeterminato, ricordiamo la fisica elementare, il tempo è una variabile fissa, determinata, soprattutto per chi lavora e dove dar conto non solo a se stesso, soprattutto quando viene detto che bastano pochi minuti per risolvere tutto e non mesi a cui aggiungere attese indefinite. In fine ci dice “…In tutto ciò avrò perso il denaro del ticket pagato attraverso la prenotazione fatta tramite la farmacia. Pertanto il Ruggi avrà incassato soldi per un servizio non effettuato. Al danno la beffa”.




Polisportiva Rocchese, rigettata la costituzione di parte civile

Rigettata la richiesta di costituzione di parte civile della Polisportiva Rocchese e di Carmine Pagano, attuale sindaco di Roccapiemonte ed all’epoca dei fatti, presidente del sodalizio sportivo. Si è celebrata innanzi al Tribunale di Nocera Inferiore l’udienza che vede protagonisti Carmine Pagano, l’attuale sindaco di Roccapiemonte e Roberto Lambiase, avvocato ed ex presidente del Consiglio Comunale, il primo come parte offesa, il secondo come imputato. Lambiase è chiamato a rispondere alla giustizia in quanto si ritiene che il contenuto di un post pubblicato sul suo profilo personale facebook abbia leso l’onore e il decoro di Carmine Pagano e della Polisportiva Rocchese, quest’ultima già coinvolta nel procedimento penale che portò all’arresto del giudice Mario Pagano, fratello dell’attuale sindaco, alla sua sospensione dalla funzioni di magistrato da parte del Consiglio Superiore della Magistratura su richiesta dell’allora ministro della Giustizia Orlando. Carmine Pagano, tramite il suo avvocato Ugo Della Monica, aveva presentato una denuncia – querela presso la Guardia di Finanzia di Cava dei Tirreni e da qui ne è derivato il procedimento penale a carico dell’ex Presidente del Consiglio Comunale. Il post in questione fa parte di un programma di pubblicazione di una sessantina di analoghi post dal titolo “Istruzione per l’Uso” con i quali l’avvocato aveva sostenuto la tesi dell’esistenza a Roccapiemonte di un sistema di “gestione occulta” del potere attraverso il quale si sarebbero portati a compimento nel corso di svariati anni tutta una serie di affari . Lambiase parla di legalizzazione degli imbrogli attraverso la macchina amministrativa, il tutto sempre a danno dei cittadini. Carmine Pagano, tramite il suo avvocato, aveva manifestato l’intenzione di costituirsi parte civile nel processo, ma sul punto vi è stata opposizione da parte del difensore di Lambiase, l’avvocato Domenico Avagliano, e il giudice del dibattimento, dott. Palumbo, non ha ammesso la costituzione di parte civile, rinviando il processo all’udienza del 25 giugno 2020 dove saranno ascoltati come teste proprio il sindaco Pagano e sarà reso l’esame dell’imputato. Tra gli altri testimoni che dovrebbero deporre successivamente figurano l’ex sindaco dottor Andrea Pascarelli e al




Gli avvocati salernitani sul piede di guerra

di Pina Ferro

Una settimana di astensione, convocazione degli stati generali e assemblea a perta a cittadini, politici, cancellieri e magistrati. Sono alcune delle iniziative decise ieri mattina, dalla Camera penale salernitana, presieduta da Luigi Gargiulo al termine di una affollata assemblea svoltasi nell’aula 1 della cittadella Giudiziaria. Gli avvocati salernitani alzano la testa e si ribellano e fanno sentire forte la loro voce. «E’ stata un’assemblea della camera penale salernitana particolarmente partecipata – ha sottolineato il presidente Luigi Gargiulo – nella quale oggi l’avvocatura penale salernitana ha alzato la testa in maniera seria, decisa e importante contro quelle che sono state le dichiarazioni rese dal presidente della seconda sezione della Corte di Cassazione dottore Davigo. E’ stata registrata una convergenza importante tra Camera penale e Consiglio dell’ordine in merito alle iniziative da intraprendere: una massiccia astensione dalle udienze nella settimaba dal 17 al 22 febbraio con la convocazione degli Stati generali dell’avvocatura salernitana e non solo. Una convocazione aperta alla società civile, ai politici, ai cancellieri e, a tutti gli utenti del servizio giustizia E’ un modo per far sentire forte la nostra voce contro questa barbaria giuridica che è partita dalla riforma sulla prescrizione e che continua sulle dichiarazioni, che ci fanno inorridire, del dottore Davigo L’avvocatura penale ancora una volta ha primazia nel dibattito giuridico politico salernitano e continueremo a far semntire forte la noisra voce». Dello stesso parere il past president della Camera penale Michele Sarno il quale ha affermato che «Da Salerno parte forte è chiaro un messaggio rivolto non solo al nostro distretto di Corte di appello ma all’intera avvocatura nazionale ed all’intero comparto giustizia. Gli avvocati sono stanchi di essere oggetto del dileggio e dell’attacco gratuito da parte di chi, come il dottor Davigo, anzichè soffermarsi a cercare di trovare soluzioni alle problematiche della giustizia si attarda in un attacco sterile e strumentale nei confronti dell’avvocatura. Noi siamo qui a testimoniare la forza di una avvocatura coscienziosa che vuole risolvere i problemi e, se per risolvere i problemi bisogna far sentire forte la propria voce faremo anche questo». Le iniziative saranno estese anche alle camere penali di Nocera Inferiore e Vallo della Lucania. «Noi siamo camera penale distrettuale – aggiunge Sarno – e ricordo che già a suo tempo è nata l’idea di una camera penale regionale. Immaginiamo a maggior ragione di coinvolgere attraverso il presidente Gargiulo di coinvolgere le camere penali di Nocera e Vallo che sono una risorsaessenziale in questa battaglia» «La Camera penale salernitana ha avuto un’iniziativa di grande valenza politica, – Ha replicato l’avvocato e presidente dell’Ordine degli avvocati Silverio Sica – io come penalista non posso che condividere le iniziative che sono state assunte e anche le forme di protesta che sono state adottate, ritengo giusto che in questo momento l’avvocatura penale alzi fieramente la testa».