Un tragico incidenti chiude il 2018

di Mario Marrone

Si chiude nel modo più tragico e triste, l’anno a Montesano Sulla Marcellana. Una tragedia ha colpito l’intera comunità a causa dalla morte improvvisa e drammatica del 61enne Nicola Ferraro, da tutti chiamato Nino, il fruttivendolo che abitava nella frazione Arenabianca dove tutti sono rimasti particolarmente sconvolti appena la notizia dell’incidente mortale di cui è rimasto vittima. Oggi presso la Chiesa dedicata a Santa Maria di Loreto della località valdianese saranno celebrati i funerali per dare l’estremo saluto ad una persona da tutti ritenuta onesta. L’incidente mortale è avvenuto lungo la Statale 598 Fondovalle dell’Agri Nicola viaggiava a bordo del suo furgone in compagnia del fratello Giovanni che è rimasto gravemente ferito per cui si è reso necessario l’immediato rasporto in eliambulanza presso l’ospedale San Carlo di Potenza. Si spera che la situazione evolva al megli e i santari riescano a guarirlo. Le sue condizioni sono critiche ed è ricoverato in rianimazione. I due fratelli stavano rientrando dal mercato ortofrutticolo quando per cause che sono al vaglio delle Forze dell’Ordine intervenute sulla scena del grave fatto,il mezzo usciva di strada e si ribaltava in località Missanello. Appena avuta notizia dell’incidente sul posto si sono portate pattuglie di carabinieri, della Polizia Stradale, ii Vigili del Fuoco , personale dell’Anas e ambulanze del 118 Nicola lascia la moglie Maria e due figli Angelo e Michele Esercitava la sua professione nei pressi dello svincolo autostradale Padula Buonabitacolo. Tutti lo stimavano e apprezzavano le sue doti di onestà comportamentale Il Sindaco di Montesano Sulla Marcellana Giuseppe Rinaldi, unendosi al dolore dei familiari, ha voluto ricordare Nicola con parole di affetto e no di circostanza definendolo un amico che conosceva fin dalla propria infanzia.




Il toto candidati di Capaccio Paestum

di Antonio De Marco

Una campagna elettorale di sei mesi rappresenta un circo che ogni giorno presenta numeri che fanno più o meno notizia. Tenteremo, nei limiti del possibile, di tenerne la contabilità.
Giovedì sera, in dibattito televisivo sull’argomento, un “ex di lusso”, Pietro De Simone, già sindaco socialista, uno dei pochi con un intero quinquennio di carica alle spalle, pubblicamente elogiato da Sgarbi, autore della “rinascita” turistica avendo permesso l’edificazione degli alberghi oggi fiori all’occhiello del paese dei templi, confessava in pubblico come “gli fosse venuta voglia” di ricandidarsi. Passano poche ore, il giorno dopo, e uno dei più accreditati di successo, l’ingegnere Rosario Pingaro, al vertice della Bcc locale – in via di unificazione con una struttura simile dell’avellinese, proprietario della maggioranza della Spa di Convergenze (energia, gas, telefonia) rassicura che non potrà candidarsi per via di patti “parasociali”.
La via di Enzo Sica sembra farsi sempre più sgombera se riuscirà a convincere il fratello Franco a farsi da parte.
Il più atipico e per questo assai simpatico, Pietro Sabia, ex calciatore di talento e commerciante di successo di materiali agricoli, estensore del sito paestuminrete.it, si sgancia dal chiacchiericcio sui soliti noti e si lancia sulle donne in politica. Parte da Assunta Di Marco ed a precisa domanda “Ta sienti?”. Lei con un sorriso beffardo ha risposto “Perché no?”. Nessuna parentela con chi qui scrive, la dottoressa Di Marco, ispettrice del lavoro, pochi mesi fa fu candidata sindaco al comune di Giungano.
L’altra candidata potrebbe essere l’ex vicesindaco Teresa Palmieri, il suo papà, Tonino Palmieri, l’altra sera su Stiletv, a precisa domanda non ha chiuso del tutto le porte, dicendo che la figlia è libera di fare ciò che vuole, anche se l’impressione sua è che dopo la breve esperienza con il sindaco Palumbo, voglia chiudere con la politica e dedicarsi in toto alla sua azienda. Il padre ci spera. Poi ci sono altri nomi rosa, come Angela Pace e Nellina Montechiaro, qualcuno ha addirittura fatto il nome della figlia di Angela, Donatella Pannullo.




QUATTRO PERSONAGGI SIMBOLO DEL 2018 SCELTI DA CRONACHE: Mons. Moretti “passa la mano”

Andrea Pellegrino

Ha dovuto cedere alla sua malattia e rimettere il mandato nelle mani di papa Francesco. Non deve essere stato facile per Monsignor Luigi Moretti lasciare la guida dell’arcidiocesi di Salerno – Campagna – Acerno. E’ successo tutto qualche mese fa, quando ha scritto al Pontefice chiedendo di poter lasciare il suo mandato. Poi l’annuncio, circa una settimana fa, cogliendo di sorpresa perfino i suoi più stretti collaboratori. Una guida turbolenta, osteggiata ma anche apprezzata, quella di Monsignor Luigi Moretti, l’alto prelato venuto da Roma per sistemare i conti e riportare l’armonia all’interno della vasta e complessa Diocesi, scossa allora dallo scandalo della colonia San Giuseppe. Per molti un «commissario» mandato dal Vaticano per risolvere il caso Salerno. E, invece, Moretti ha dimostrato – così come lui stesso ha affermato durante l’ultima conferenza (quella dell’annuncio delle dimissioni) – di essere tutt’altro. Un vescovo nel pieno delle sue funzioni e convinto del ruolo da svolgere. Resterà qui, sarà vice parroco di San Giuseppe Lavoratore, forse anche dopo aver perso l’occasione di una possibile nomina a cardinale. Probabilmente in questi anni salernitani avrà più volte pensato di tornare alla casa madre, ma le chiamate, a quanto pare, non sarebbero mai arrivate, ad eccezione di quando il suo nome comparì nella rosa dei possibili candidati alla Cei. A lui va comunque il merito di aver sistemato burocraticamente la Diocesi, a partire dalle Confraternite e dalla sua azione diretta e soprattutto di controllo. Non si è piegato all’ira funesta dell’ex sindaco e oggi governatore della Campania quando decise il nuovo percorso della processione di San Matteo. Lì il punto più alto dello scontro tra Chiesa e Comune, superando perfino qualche dissidio interno all’Arcivescovado. Alla fine passò (e passa ancora) la sua linea, con la processione che si svolse ugualmente (seppur con qualche eccesso di folclore) nonostante l’assenza – per la prima volta – di Vincenzo De Luca che pochi giorni prima aizzò la folla con tanto di manifesti “San Matteo, orgoglio salernitano”. Ne ha passate tante in un territorio abbastanza complesso e ricco di contraddizioni ma alla fine Monsignor Moretti è riuscito a lasciare il suo segno. Ed ancora ora il suo gesto, che non nasconde nessuna manovra, è uno dei più sentiti di questo 2018.




L’ultimo abbraccio della folla a Biagio Capacchione

di Emanele Landi

Una tragedia immane. Questo il commento che risuona forte e chiaro tra i presenti alle esequie di Biagio Capacchione, celebrate alle ore 15 alla chiesa di Sant’Agnese di Sava. Il funerale del 63enne assassinato lo scorso 27 dicembre ha scosso la popolazione di Baronissi. La folla davanti all’abitazione di Capacchione e la folta presenza durante la celebrazione eucaristica dimostrano un grandissimo affetto per una personalità molto nota a Baronissi.
Padre Enrico Agovino, durante la sua riflessione, ha voluto ricordare così Biagio Capacchione: “Affidiamo il nostro fratello Biagio alla misericordia del padre. Dobbiamo aprire il nostro cuore alla presenza del Signore che ci deve accompagnare. Gesù più volte ci ha indicato la meta da raggiungere: il Regno dei Cieli. Al termine del nostro cammino saremo anche noi nel Regno dei Cieli. L’anima di Biagio adesso è davanti al Signore. Noi attraverso la Fede e i sacramenti possiamo continuare il nostro cammino di fede e solo con questo noi possiamo comprendere il suo amore verso ciascuno di noi, che ci accompagna ci sostiene e ci dà la forza a noi che restiamo su questa terra. Anche le parole di San Giovanni nella seconda lettura ci donano fiducia e speranza che non devono mai mancare e ci fanno sperimentare che il nostro Dio è un padre buono. La speranza e la fiducia ci aiutano poi ad essere figli suoi ed osservare i suoi comandamenti. L’incontro col Signore in questi momenti è fondamentale perché ci aiuta a non mollare ed a non cadere di fronte agli ostacoli. La presenza del Signore che abbiamo sperimentato proprio in questi giorni ci aiuta a superare ogni prova e difficoltà. Queste mie parole vanno lette nell’ottica della fede. Questa deve aiutarci nel nostro cammino. Ognuno di noi qui oggi crede nella presenza del Signore il quale con le sue parole, fondamento della nostra vita, ci dà consolazione. La Fede viva e vera che in ogni momento deve portarci a credere ed a sperare. Solo così il nostro fratello Biagio vivrà nel Regno dei Cieli, Ora il nostro fratello vive nel paradiso accanto al nostro Signore. Oggi è la festa della Santa Famiglia, lui che è stato padre, marito, nonno e in tutte queste situazioni ha sperimentato l’amore del Signore. Solo con la preghiera possiamo aiutare l’anima del nostro fratello ed accompagnare la sua famiglia”. “Nessuno merita di essere strappato alla vita in modo così crudele – così ha voluto iniziare il figlio Andrea con una lettera molto toccante – Tante persone ci hanno circondato d’affetto in questi giorni (parenti, amici, collaboratori, clienti, fornitori…) Credo nella giustizia divina ed in quella italiana. Potrei stare qui tantissimo a ricordare come sei stato buono e come ci hai insegnato a vivere nel rispetto della famiglia e del lavoro. Insegnami ad essere un buon padre come tu sei stato con noi. Proteggici da lassù. Ti vorrò sempre bene”.
“In questi giorni ci siamo chiesti perché tutto questo? – Questo il ricordo del nipote Frate Andrea – Nessuno ha il diritto di sostituirsi a Dio. La famiglia e il lavoro erano i due grandi amori di zio Gino. Ho tanti ricordi che mi legano a zio Gino: per me è sempre stato un punto di riferimento. Lui era il perno della famiglia. Noi abbiamo scherzato proprio il giorno di Santo Stefano il giorno prima di lasciarci. Ora dobbiamo andare avanti e dico ad Andrea, che per me è più che un cugino. Adesso dobbiamo andare avanti perché questo sacrificio non sia stato vano. Chiudo con una frase di sant Agostino: “Non ti chiediamo perché ce l’hai tolto ma ti ringraziamo per il tempo che ce l’hai donato”.




Palazzo Fruscione chiude l’anno con la pop art di Maurizio Savini

di Redazione Culturale

Una vigilia di capodanno all’insegna della pop art. Questo l’evento che si terrà oggi a Palazzo Fruscione, che sarà aperto dalle 10.30 fino alle 13.30 per accogliere quanti vorranno visitare la mostra che ospita le opere di Maurizio Savini nell’ultimo giorno del 2018 e poter brindare insieme ad un nuovo anno.
Quattro giorni di appuntamenti ricchi di arte, tra cinema, musica, serie TV e strategie digitali. “Tempi moderni – I racconti del contemporaneo” saluta il 2019 con un programma intenso e accattivante che si propone di offrire ai salernitani e ai visitatori di “Luci d’artista” un calendario di eventi unici fino al 27 gennaio.
Gli appuntamenti del nuovo anno inizieranno mercoledì 2 gennaio, alle ore 11, con la seconda puntata del ciclo “Black Mirror e i mondi sociali riflessi” a cura di Alfonso Giugliano, Maria Beatrice Russo, Carlo Tucci e Giorgia Ventra su un concept di Alfonso Amendola e Mario Tirino. Al termine della proiezione della puntata “Arkangel” si terrà un dibattito aperto al pubblico di giovani. Nel pomeriggio, alle 18.30 spazio a “Il caso Moro 20 anni dopo tra storia, politica e poesia” a partire dal libro “Il corpo di Moro” di Rino Mele che sarà presente all’evento. Il giorno seguente, 3 gennaio, alle ore 20, ci sarà il terzo appuntamento con la sezione “I talk del giovedì”. Tema della serata sarà “Metropoli e social media society” con Alfonso Amendola, Pina De Luca, Simona Castellano e Novella Troianello. Venerdì 4 gennaio, alle 11, torna Black Mirror con l’episodio “15 milioni di celebrità”, mentre in serata, a partire dalle 21, le sale storiche di Palazzo Fruscione ospiteranno il sound multietnico di M’Barka Ben Taleb. L’evento è a ingresso libero ma è necessaria la prenotazione.
Successivamente, il 6 gennaio, sarà “Passione” di John Turturro ad essere proiettato alle 18.30, per il quarto appuntamento del ciclo gratuito “La domenica con il cinema d’autore”. Ad introdurre sarà Gabriele Bojano. Interverranno Emanuele Giampaolo e Mario e Claudio Di Giovanni.
Inoltre con l’associazione “Saremo Alberi.Libroteca”, anche i più piccoli possono partecipare a un affascinante viaggio nell’arte contemporanea, attraverso visite guidate e laboratori creativi in uno spazio loro dedicato. Infine, all’interno della sala scavi del palazzo è allestita una Gift Gallery, con un’accurata esposizione di giovani talenti e, nella corte, un’ accogliente area Pop Up Bar , entrambi a cura di Arte & Industria-Marchesa.




Avvelenati dal monossido di carbonio, due interventi salvavita in medicina iperbarica

di red.cro.

Due interventi salvavita in medicina iperbarica, presso l’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Ad annunciarlo la stessa azienda ospedaliera, secondo cui nei giorni scorsi due pazienti hanno dovuto far ricorso alle cure fornite dal personale della Camera Iperbarica del nosocomio locale, unica struttura pubblica dell’intero territorio Provinciale in grado di prestare adeguato soccorso specialistico. I due pazienti giunti al Ruggi, un 36enne ed un 47enne – provenienti rispettivamente dalla Costiera Amalfitana e dalla città di Benevento – sono stati entrambi vittima di avvelenamento da monossido di carbonio. Tempestiva la diagnosi dei medici del pronto soccorso dell’Ospedale di Castiglione di Ravello che, nel primo caso, hanno provveduto al allertare l’Equipe Sanitaria della Camera Iperbarica e ad effettuare il trasporto protetto del paziente che incautamente aveva cercato nella propria abitazione di riscaldarsi con un rudimentale braciere. Il coordinamento della macchina dei soccorsi ha consentito all’uomo di salvarsi dopo ben quattro ore di cure iperbariche. Più difficoltoso e complesso l’intervento sul secondo paziente che ha dapprima atteso presso l’ospedale Rummo di Benevento che gli venisse praticato il trattamento salvavita e solo successivamente è stato trasferito, in gravissime condizioni, presso la Camera Iperbarica dell’ospedale di Salerno, unica disponibile h24. A salvare la vita al paziente, il dottor Dante Lo Pardo, responsabile del reparto Iperbarico, coadiuvato dal personale di turno che, a causa del difetto di tiraggio della canna fumaria di una stufa nella propria abitazione nel beneventano ha subito un grave avvelenamento, giungendo, peraltro, al pronto soccorso del Ruggi, solo dopo molte ore dall’evento.
Fortunatamente le quattro ore di trattamento iperbarico ed il trattamento intensivo hanno fatto sì che il paziente, entrato in Camera iperbarica ormai in coma, ne uscissecompletamente ristabilito.
Lodevole, oltre che provvidenziale, la lungimiranza della Direzione Strategica dell San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno che ha ritenuto opportuno riattivare e potenziare l’Impianto Iperbarico che, oggi fiore all’occhiello della sanità salernitana, con la sua attività H24 ha al suo attivo centinaia di vite salvate. Ed è proprio il Centro di Medicina Iperbarica del plesso Ruggi di Salerno che lancia l’allarme per il “pericolo invisibile” che ogni anno, nei periodi freddi, miete le sue vittime. Solo negli ultimi 15 giorni sono 5 le persone trattate a Salerno per avvelenamento da Monossido di Carbonio, spesso persone appartenenti alle fasce più deboli come extracomunitari e/o indigenti, che per proteggersi dal freddo ricorrono a rudimentali sistemi di riscaldamento quali bracieri o stufette a gas malfunzionanti, ma anche persone che abitano in appartamenti con camini utilizzati senza aver prima effettuato l’adeguata manutenzione o ubicati in stanze poco areate. Ed ecco che purtroppo il monossido di carbonio, gas incolore, inodore e insapore, colpisce subdolamente facendo passare le persone dal sonno alla morte. Si rammenta che i primi sintomi di intossicazione sono: mal di testa, nausea, vomito, difficoltà respiratoria, aumento della frequenza cardiaca, difficoltà di coordinare i movimenti e confusione mentale.




Vassallo e Delli Bovi, i casi irrisolti Le inchieste del Palazzo ancora ferme

Andrea Pellegrino

Se la vicenda Vassallo attira, ancora e fortunatamente, l’attenzione di politica e società, nel dimenticatoio è finito l’attentato al giovane avvocato Giampiero Delli Bovi. Sono i casi irrisolti del 2018. All’appello mancano l’assassino del sindaco pescatore e il responsabile della consegna del pacco bomba costato le mani a Delli Bovi a Montecorvino. Due casi di cronaca che restano senza colpevoli, accomunati probabilmente da moventi quasi simili e da una fretta iniziale di marchiare una pista: quella camorristica per Vassallo e quella politica per Delli Bovi. Il 2019, probabilmente, farà luce sui due casi, soprattutto sull’omicidio Vassallo dove le ultime indagini hanno tracciato una nuova strada. Poi ci sono tutte le inchieste che riguardano Palazzo di Città e la politica nel suo complesso. Tralasciando i processi in corso (resta in piedi quello sulla variante ai lavori di piazza della Libertà ed un eventuale appello al processo Crescent), di alcuni casi si sono persi attualmente le tracce. Il primo, restando in area Santa Teresa, riguarda la deviazione del torrente Fusandola e gli annessi atti che hanno consentito i lavori. S’attendono anche sviluppi sul compostaggio di Salerno, finito sotto i riflettori dell’Anac e poi della Procura di Salerno. In passato sarebbero state ascoltate anche alcune persone informate sui fatti ma allo stato non c’è nessuno sviluppo. Lo stesso vale per l’inchiesta sul restyling del Palazzo delle Poste Centrali, divenuto oggi condominio privato a tutti gli effetti. Era fine dicembre – di due anni fa – quando le forze dell’ordine bussarono a diversi uffici di Palazzo di Città acquisendo atti relativi ai mercatini di Natale (furono anche sospesi all’epoca) ma soprattutto agli affidamenti alle coop con riferimento ai lotti per il verde pubblico e alla manutenzione. Anche in questo caso la Procura sentì diverse persone, tra cui alcuni consiglieri comunali d’opposizione. Ma da allora nessuna notizia. Naturalmente le indagini sono ancora in corso e probabilmente si chiuderanno – almeno pare di loro – durante il prossimo anno.

LE FONDERIE PISANO

Capitolo a sé merita la lunga e complessa vicenda relativa allo stabilimento di Fratte, palleggiata tra Regione Campania, Tar e giustizia penale. Il tutto mentre s’attende l’annunciata ma mai concretizzata delocalizzazione. Le barricate dei comuni, a partire da Buccino, avrebbero rallentato sicuramente il processo, seppur l’ammontare di ricorsi faccia pensare che la volontà della proprietà non sia proprio quella di lasciare Fratte. Al momento c’è un processo in corso, nel quale – dopo accese polemiche – si è costituito parte civile anche il Comune di Salerno, oltre che il Ministero dell’Ambiente.

IL CASO IDEAL STANDARD

E a proposito di ambiente, a quanto pare l’inchiesta sui rifiuti (eternit in particolare) interrati all’epoca della chiusura dello stabilimento, è stata archiviata. I terreni sono di un altro proprietario che avrebbe trasformato lo storico stabilimento in un’azienda di logistica. Intanto la lista di ammalati e, purtroppo, di deceduti è sempre più lunga tra gli ex operai della Ideal Standard, alcuni dei quali attendono ancora il giusto indennizzo.




Donna morta a causa delle gravi condizioni di salute

di Redazione Regionale

Continua a tener banco la vicenda della donna proveniente dallo Sri Lanka, T.D., queste le sue iniziali, tristemente protagonista della polemica dei mesi scorsi in quanto era stata fotografata ricoperta di formiche. Da quel giorno, è stato un susseguirsi di polemiche, tra chi accusava la direzione dell’ospedale del Mare di Napoli e chi il commissario alla Sanità per la Regione Campania, il governatore Vincenzo De Luca.
A tentare di mettere a tacere la polemica e far chiarezza su quanto accaduto la stessa direzione generale del nosocomio partenopeo. La donna è deceduta lo scorso 29 dicembre. Da allora è stato un susseguirsi di informazioni apparse sugli organi di informazione che secondo il dg dell’ospedale del Mare di Napoli sarebbero «inesatte e diffamatorie e che associano il decesso alla vicenda delle formiche (sulla quale è in corso un’indagine della Procura per accertare la verità dei fatti) e addirittura alla presunta “mancanza di cure” ricevute. L’Asl Napoli 1, dal canto suo, ha annunciato che presenterà una denuncia a tutela del lavoro svolto dal personale medico sanitario e dell’immagine stessa della Sanità campana, ancora una volta oggetto di strumentali attacchi mediatici.
“La paziente, 70 anni, era affetta da doppio ictus cerebrale con tetraparesi, triplice by pass aorto coronarico, insufficienza respiratoria trattata con tracheotomia. Il quadro clinico complesso registrava inoltre diabete e ipertensione arteriosa – precisano dall’ospedale partenopeo – Per queste gravissime patologie è stata curata con tutte le attenzioni mediche e umane del caso all’Ospedale del Mare dove la paziente era stata trasferita dall’ospedale San Giovanni Bosco, dove era stata accolta a causa del previsto compassionevole rimpatrio in aereo, negato dalla compagnia di volo per la gravità delle sue condizioni”.
Stando a quanto sostiene la direzione generale, inoltre, il quadro generale ne consigliava il trasferimento a una struttura di accoglienza permanente, non accettato dalla famiglia.
”Per un ulteriore peggioramento del già gravissimo quadro clinico i medici del San Giovanni Bosco hanno richiesto il 21 dicembre scorso il trasferimento presso l’Ospedale del Mare dove si è assistito ad un ulteriore decadimento della funzionalità cardiaca e respiratoria per cui, nonostante trattamenti massimali e intensivi si è avuto il decesso della paziente.
Questi i fatti”, ha poi precisato l’azienda ospedaliera. Dunque, alla base del decesso “solo” le precarie condizioni di salute della donna proveniente dallo Sri Lanka che nulla avrebbero a che vedere con la vicenda delle formiche. che di fatto ha riacceso la polemica sulla mancanza di controlli all’interno degli ospedali della Campania e sulla mancanza di personale che va ad aggravare situazioni già di per sè delicate.




Salute e vita, un anno di battaglie

di Andrea Bignardi

Si conclude un anno fatto di battaglie, guerre giudiziarie e ricorsi al Tar per il comitato Salute e Vita che da anni si batte per la delocalizzazione delle fonderie Pisano. Il presidente del comitato e associazione Lorenzo Forte ha voluto salutare il 2018 e dare il benvenuto all’anno che sta per iniziare, auspicando la chiusura definitiva dello stabilimento di via dei Greci, a Fratte. Il consueto brindisi augurale dell’organizzazione impegnata nella difesa del diritto alla salute dei residenti delle aree limitrofe lo stabilimento industriale si è tenuto ieri nella chiesa di Santa Maria dei Greci, storica sede degli incontri del comitato, alla presenza di tutti i suoi attivisti. Il presidente Lorenzo Forte ha proferito parole dure, scagliandosi non solo contro i Pisano, ritenuti responsabili dell’incremento dell’ incidenza di patologie tumorali nelle zone limitrofe all’impianto industriale. «Concludiamo il 2018 con la fabbrica chiusa in quanto sprovvista di autorizzazione ad esercitare la sua attività grazie ad un’ordinanza del Tar che parla di un pericolo esiziale cioè mortale per tutti i cittadini della zona e per i lavoratori stessi», ha dichiarato Forte.
Il presidente del comitato Salute e Vita ha inoltre espresso perplessità sui controlli condotti dall’Arpac, a sua detta non veritieri in quanto non eseguiti con lo stabilimento in funzione a pieno regime. «Abbiamo diffidato l’ente a ritornare ad effettuare i controlli quando l’attività eseguita all’interno delle fonderie non sarà solo parziale», ha infatti aggiunto Forte, che ha annunciato battaglia a tutto campo contro la Regione Campania, a suo parere rea di aver gestito la procedura di controllo in maniera non chiara e trasparente: «Abbiamo diffidato – ha aggiunto – la regione Campania e la dottoressa Martinoli alla quale riconosciamo gravi responsabilità, unitamente al dirigente Brancaccio, in quanto le fonderie continuano a produrre veleni, nonostante a questa situazione devastante si sarebbe dovuto porre fine da decenni».
«I Pisano hanno impugnato davanti al Tar la revoca dell’Aia (Autorizzazione di Impatto Ambientale) oltre alla stessa ordinanza di chiusura per 45 giorni e tutto ciò ha concesso loro di far proseguire l’attività dello stabilimento», ha inoltre dichiarato Forte, che ha poi auspicato che la richiesta della nuova autorizzazione avvenga attraverso lo svolgimento della procedura di valutazione d’impatto ambientale. Poi l’annuncio: «Con il nuovo anno siamo pronti a presentare un esposto alla procura della Repubblica contro la Regione Campania». Così si è concluso il brindisi degli attivisti del Comitato Salute e Vita: dalle loro parole traspare la voglia di non arrendersi in quella che reputano una battaglia della vita, nonostante nel 2018 l’attività sia della magistratura che delle istituzioni stesse abbia rappresentato un vento contrario al perseguimento delle istanze di cui da anni si fanno promotori. Il 2019, dunque, si preannuncia carico di novità per il comitato, intenzionato a continuare la lotta contro lo stabilimento delle Pisano.




Gregucci va contro corrente: «E’ questa la mia idea di calcio»

di Marco De Martino

SALERNO – Angelo Adamo Gregucci è deluso ma al tempo stesso fiducioso al termine del match, perso rovinosamente dalla Salernitana con il Pescara. Per il tecnico c’è qualcosa da salvare: “L’idea di calcio che vogliamo è quella del primo tempo, ma va portata avanti con fiducia e determinazione. Non possiamo andare sul 2-0 e regalare gol dopo un minuto, come non possiamo protestare mentre il Pescara raddoppia. Abbiamo subito –continua Gregucci- con la difesa schierata, la palla è andata dentro quasi da sola. Paradossalmente questa è stata la migliore prestazione da quando sono qui, almeno nel primo tempo”. Ad incidere negativamente sono stati anche gli infortuni degli elementi più in forma: “Akpa –spiega l’allenatore granata- si è stirato, lo stesso Anderson ha avuto un problema al polpaccio, abbiamo subito una importante flessione nel secondo tempo. Ci sono state tre partite in una settimana, li conosco da otto giorni, ho girato più giocatori possibili ed ora ho un quadro più chiaro della situazione. Potevamo riaprirla –prosegue il trainer pugliese- visto che abbiamo avuto opportunità con Jallow ed Orlando, ma non possiamo regalare per distrazioni ben due gol. Ci hanno condizionato per tutto il match questi episodi”. Ora arriveranno la sosta e soprattutto il mercato: “Prenderò giocatori funzionali ad un gioco palla a terra, voglio aumentare la qualità della squadra. Questa –aggiunge Gregucci- è la strada che perseguirò, questa è l’identità che voglio. Abbiamo i calciatori che possono fare questo tipo di calcio, poi parlerò con la società se bisognerà fare qualche intervento sul mercato. Decideremo insieme la strada migliore da perseguire”. Il primo reparto su cui si potrebbe intervenire è quello offensivo, ma Gregucci corregge il tiro: “Se riforniamo gli attaccanti, secondo me il bottino aumenterà. Qualcuno non sopporta le pressioni? Siamo a Salerno, i fischi si prendono quando si devono prendere, le pressioni ci sono e ci saranno sermpre. Solo giocando meglio puoi invertire il trend, passivamente non possiamo continuare a subire. Parlerò con la società e –conclude Gregucci- vedremo il da farsi”.