Neonato ustionato in ospedale: sospesa responsabile reparto

GIOVEDÌ 31 MAGGIO 2018 19.57.17

  La direzione strategica dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona  ha deciso di sospendere, in via temporanea, la dottoressa Graziella Corbo, responsabile facente funzioni del Reparto di Terapia Intensiva Neonatale in seguito all’episodio di alcuni giorni fa che ha riguardato un neonato rimasto ustionato durante il bagnetto riportando ustioni sul 20% del corpo. Lo apprende l’Ansa da fonti ospedaliere. A quanto pare la puericultrice incaricata, impegnata al cellulare, avrebbe affidato il piccolo ad un’allieva, non rispettando l’obbligo di controllo. Una volta appreso l’accaduto la dottoressa Corbo, pero’, avrebbe atteso sette ore prima di comunicare l’incidente alla stessa direzione strategica del nosocomio salernitano, decidendo peraltro autonomamente il trasferimento del bimbo al Cardarelli di Napoli. Questa decisione avrebbe fatto venire meno il rapporto di fiducia tra la responsabile del Reparto e la direzione strategica, che, in attesa delle risultanze della commissione disciplinare, ha deciso la sospensione temporanea. “Ci vorra’ un po’ di tempo prima che la commissione possa emettere un responso ma, data la gravita’ dei fatti e dopo aver valutato l’operato della Corbo, non si poteva non dare una risposta chiara e celere per quanto accaduto”. Appena venuto a conoscenza dell’episodio, il direttore generale Giuseppe Longo ha attivato la commissione disciplinare per individuare gli eventuali responsabili. In attesa di ulteriori, eventuali, provvedimenti che potranno essere assunti al termine degli accertamenti della commissione disciplinare, dunque, e’ scattata la sospensione temporanea.




Rissa in carcere tra stranieri Agente si frattura un piede

Pina Ferro

Scazzottata nel carcere di Fuorni tra un gruppo di detenuti marocchini ed un nigeriano. Ad avere la peggio sono stati tre agenti della polizia penitenziare costretti a fare ricorso alle cure dei medici del pronto soccorso del “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. Uni dei tre agenti, intervenuto per sedare la scazzottata ha riportato la frattura di un arto. L’ennesimo episodio di violenza si è consumato intorno alle 15 di ieri pomeriggio. Alla base del disordine pare vi siano futili motivi. Prima un violento battibecco e successivamente il gruppo di stranieri dalle parole è passato ai fatti. Sono volati pugni e calci. Immediato l’intervento degli agenti in servizio in quella sezione detentiva. I poliziotti hanno dovuto lavorare non poco per dividere i detenuti ed evitare che potessero farsi male. Alla fine a farsi male sono stati proprio coloro che erano intervenuti per riportare la calma. Nessuno dei detenuti ha riportato gravi ferite, ad eccezione di qualche contusione. Riportata la calma, tre degli agenti della penitenziaria intervenuti sono stati accompagnati dai colleghi, presso il pronto soccorso del visino ospedale di via San Leonardo. I poliziotti sono stati medicati e sottoposti agli esami diagnostici che il caso richiedeva. Per uno di loro la diagnosi è stata di frattura di un piede. Sarà costretto ad uno stop forzato dal lavoro. La rissa di ieri segue di qualche giorno quella scoppiata la scorsa settimana e che ha avuto come protagonisti detenuti salernitano contro napoletani. Fortunatamente in tal caso i detenuti non sono mai venuti in contatto. Pare che un affronto ad un etenuto salernitano da parte di un napoletano sia stata la motivazione alla base di insulti e sputi che i due gruppi si sono scambiati dalle inferriate che dividevano il passeggio delle due sezioni. Anche in questo caso, gli agenti, nonostante in numero non sufficiente sono riusciuti a fronteggiare l’emergenza che si era venita a creare riportando la calma. Purtroppo episodi di violenza si verificano con una certa frequenza nel penitenziario salernitano. A Natale scorso un detenuto colpì con uno sgabello il volto di un detenuto di Cava de’Tirreni il quale è stato costretto ad una lunga degenza in ospedale a causa dei traumi riportati.




«Una commissione consiliare apposita» Francesco Morra punta all’Europa

Adriano Rescigno

Una Pellezzano non solo rediviva e rimessa al centro degli snodi politico – economico – amministrativi della provincia di Salerno, Francesco Morra vuole di più, il leader di Impegno Civico ambisce all’Europa, ad un più ampio respiro del territorio non più ristretto nelle logiche di Palazzo di città. Ecco come. «I comuni sono diventati attori fondamentali negli interventi relativi ai fondi comunitari nell’ambito di politiche improntate al decentramento, alla sussidiarietà e alla responsabilizzazione. Il ruolo del comune deve essere rafforzato nella programmazione dei fondi strutturali per valorizzare le risorse territoriali ed elevare i livelli di sviluppo. La nostra azione politica non si svolgerà all’interno delle mura del Palazzo di città ma rivolta all’esterno nell’intento di costruire rapporti collaborativi con altri enti sia di pari livello come i comuni della valle dell’Irno, sia di livello superiore in primis con l‘ amministrazione regionale nell’intento di fornire un contributo significativo in fase di programmazione e di attuazione degli interventi programmati. Esclusivamente con questo approccio si potrà pensare di realizzare progetti vincenti soprattutto se ci si misura con la programmazione europea, infatti senza partner con cui sviluppare sinergie i risultati destinati ed essere fallimentari. Sarà quindi prioritario intrecciare relazioni e rapporti duraturi con tutte le amministrazioni locali ed i soggetti che a vario titolo possono contribuire alla creazione di partenariati utili al raggiungimento di obiettivi di sviluppo locale. Pertanto nell’intento di recuperare risorse utili allo sviluppo del nostro territorio costituiremo una commissione consiliare permanente che si occuperà di intercettare le opportunità messe in campo dalla programmazione regionale dei fondi strutturali attraverso il monitoraggio dei bandi, la costruzione di un partenariato solido e la redazione di progetti opportuni. La commissione si occuperà inoltre di intercettare le iniziative e fondi a gestione diretta previsti dai numerosi programmi comunitari. La necessità di costituire la suddetta commissione consiliare nasce dalla piena consapevolezza che il Comune debba svolgere un ruolo determinante nei processi di sviluppo locale, passando da una mera funzione di gestione della cosa pubblica alla funzione di agente di sviluppo locale, quest’ultima considerazione si esprime soprattutto nell’ambito della nostra visione per il futuro di Pellezzano. I compiti che avrà la commissione – conclude Francesco Morra – saranno quelli di avviare politiche per lo sviluppo socio-economico del territorio; garantire l’integrazione territoriale dei diversi fondi (ordinari, regionali, nazionali e comunitari) e dei diversi programmi per lo sviluppo e la trasformazione territoriale. Rafforzare la presenza dell’Ente negli Enti di programmazione economica-strutturale, creare e rafforzare le reti territoriali rivolte ad accrescere i sistemi locali di sviluppo».




Pellezzano, ancora ombre sul centro di accoglienza: «Il lavoro non si cerca, bensì si crea»

Erika Noschese

Il comizio di Marchese proprio mentre la macchina del suo avversario, Francesco Morra, attraversava il paese per annunciare il suo. Puc e razionalizzazione delle spese sono tra i punti programmatici di Marchese, come ha spiegato Angelo Avallone, candidato a cui è stato affidato l’onere e l’onore di dare il via ufficiale al comizio. “Votate secondo coscienza. Ora. Perché ora è il momento di liberarci”, sottolinea più volte Avallone. È stato poi il momento di Tiziano Sica che intende puntare la sua attenzione sulle politiche giovanili e in particolare i fondi Resto al Sud: “Il lavoro, soprattutto in questo momento storico, non si cerca si crea”. Interventi brevi e concisi quelli dei due candidati al consiglio comunale, Avallone e Sica, che hanno poi lasciato la parola al candidato sindaco Marchese. Dunque , come si suoldire: verba volant, scripta manent (le parole volano gli scritti rimangono ndr) e così ecco che Marchese mostra la documentazione relativa alle ultime accuse lanciate al suo avversario circa la gestione “familiare” della Coop che dovrebbe accogliere i migranti non accompagnati. Brevi flash che hanno ripercorso la caduta dell’amministrazione Pisapia che ha poi portato al commissariamento del Comune. “Quale politica intende attuare l’altra parte? Accogliere gli immigranti e non per solidarietà quanto per soldi?”, chiede Marchese che punta l’attenzione su una task force mirata al controllo del bilancio per verificare l’eventuale agibilità dell’ente che porterebbe poi alla realizzazione delle opere in programma. “Non vogliamo buttare veleno per aver protocollato semplici richieste circa l’ente Parco ma vogliamo togliere la nebbia che forse sta solo nascondendo altro”, ha aggiunto il candidato alla carica di sindaco. “Tutti i cittadini hanno il diritto di sapere quale sarà il futuro del territorio perché il piano urbanistico comunale non può essere solo per pochi, deve essere a dimensione di tutti ma abbiamo pensato anche alle scuole con verifiche complessive per quanto riguarda la vulnerabilità sismica degli edifici, con un supporto tecnico scientifico da parte dell’università degli studi di Salerno perché la prima cosa è la sicurezza dei nostri figli”, ha detto ancora Claudio Marchese che parla di programma concreto e fattibile con idee riguardanti il sociale per evitare che “gli ultimi rimangano ultimi”. Attenzione anche per i giovani con un laboratorio per specialisti perché, e Marchese riprende le parole di Sica, “il lavoro si crea”. Non manca poi l’appello al voto: “abbiamo necessità che Pellezzano Libera diventi finalmente libera Pellezzano. Tutto dobbiamo andare a votare perché solo così possiamo dire che siamo cittadini liberi. Non ci sono accuse che valgono ma solo la volontà di liberare tutti”.




Sergio Annunziata: «Siamo a lavoro per il sorriso di Atena Lucana»

«Non è abbastanza fare dei passi che un giorno ci condurranno alla meta, ogni passo deve essere lui stesso uno meta, nello stesso momento in cui ci porta avanti». Apre così la sua campagna elettorale Sergio Annunziata, ex primo cittadino di Atena Lucana, con una citazione di Goethe, frase che ricorre in ogni intervento pubblico a sottolineare la necessità di coesione e collaborazione tra i cittadini e la pubblica amministrazione per rendere ulteriormente grande la comunità che negli ultimi cinque anni si è vista dare quello slancio europeo, una nuova vocazione turistica e nuovi incentivi ai giovani affinchè rimangano in città. Annunziata è candidato all’interno della civica Nuovamente Insieme per Atena, facendo volutamente un passo indietro per dare continuità amministrativa al sindaco uscente e di cui ne compone la maggioranza consiliare, Pasquale Iuzzolino.

Quanto le è costata questa scelta politica?

«Nulla. Pasquale sta facendo benissimo ed io sono felice di aiutarlo. La politica non dovrebbe mai nutrirsi di arrivismi e personalismi ma mirare solamente al bene comune, ed io che mi definisco un uomo squadra sono contento di partecipare alla riconquista di Palazzo di città. Non importano cariche e ruoli, oltre alla posizione istituzionale, Pasquale è un amico, e dai rapporti umani, non si può prescindere e per noi di Nuovamente Insieme, una famiglia, non una semplice lista di aspiranti consiglieri, il rispetto, la dignità personale e politica, viene prima di tutto. Non ci sono gelosie. C’è soltanto tanta voglia di continuare a fare».

Al di là della coesione, qual è la forza della sua compagine?

«La forza sta nell’avere dalla nostra parte uomini e donne che lavorano e non vedono la politica come strumento di sistemazione bensì come momento condiviso per raggiungere il bene della città. I nostri sono uomini e donne provenienti da ogni angolo della società civile, in un mix di esperienze e nuove forze per continuare quanto è stato fatto negli ultimi 5 anni».

Qual è il punto del programma elettorale che più le sta a cuore realizzare?

«Mantenere il primato dell’imposta tari più bassa d’Italia. lo stimolo maggiore per coloro che decidono di fare impresa, meno tasse vuol dire maggiori capacità di creare economia e lavoro, opportunità di sistemazione per i nostri giovani sul territorio; la tari a minimi storici vuol dire creare turismo, insieme all’apparato infrastrutturale che in questi anni abbiamo creato, eventi e manifestazioni che riportino Atena al centro dell’attenzione nelle dinamiche politico – economiche, dell’area sud della provincia di Salerno. Non può mancare una corretta gestione dell’ordinario, la viabilità, servizi integrati al cittadino migliori. Insomma è l’insieme di tutti i punti che mi preme continuare a realizzare, per il sorriso dei tanti giovani e dei miei concittadini, felici di vivere e rimanere ad Atena».




«Eccoci qua, feste, festini e opere pubbliche, sempre prima del voto»

Adriano Rescigno

«Cantieri e asfalto rinnovato, assunzioni a tre mesi, feste e festini, tagli del nastro dell’ultima ora. Noi vigliamo seriamente amministrare questa città per i prossimi cinque anni. Non solo negli ultimi giorni della campagna elettorale». Continua dunque la battaglia verbale tra il candidato del centrosinista, Giuseppe Lanzara ed i componenti del centrodestra, guidati da Francesco Pastore; e se il secondo taccia il consigliere comunale di opposizione uscente e che vuole ritornare davanti le mura di Palazzo di città cinto dalla fascia tricolore, di essere complice di un progetto di assoggettamento di Pontecagnano Faiano al potere dinastico dei De Luca, anche se non li cita mai. Secondo il possibile erede di Ernesto Sica ridurrebbe il Comune a sud di Salerno a periferia del capoluogo di provincia; il primo prende spunto dal vivere social del sindaco ancora in carica e lo bacchetta; prima azzurro ed ora trasferitosi sotto la spada di Alberto da Giussano, che non passa giorno se non pubblica memorabili gesta di premiazioni, feste, tagli di nastro, presenze su luoghi di inaugurazioni di opere pubbliche e foto sorridenti, probabilmente nell’ottica di una operazione di seconda giovinezza. Un giovane millennial, chissà se avrà anche Instagram tra le applicazioni. Ritornando ai due schermitori al centro della scena (anche se sarebbe superficiale sottovalutare il consigliere comunale uscente Angelo Mazza di Movimento Libero), Lanzara benedetto da Piero De Luca ed osannato da un altro giovane millennial, Mimmo Volpe sindaco di Bellizzi, l’altro, Pastore, che si appresta a ricevere probabilmente la visita di Gianni Alemanno e Matteo Salvini. La situazione parrebbe essere ancora di studio senza affondi veri e propri anche se dal palco il braccio di ferro si fa sempre più acceso, Lanzara che urla al cambiamento e Pastore che inneggia alla libertà, le periferie che tornano al centro e la sicurezza per le strade, piano urbanistico e diminuzione dei tributi; sinistra sotto accusa di aver candidato il direttore dell’aeroporto e destra colpita nell’orgoglio “perchè avete in programma quello che potevate fare in cinque anni?” E mentre in tanti si chiedono quanti addetti social costellano le due compagini in sempre più scommettono sul ballottaggio, non fosse altro per vederli “combattersi” ancora sotto la cupola di piazza Sabbato.




De Luca: «Roberti garantirà sicurezza» Caldoro: «Rimpasto? E’ un fallimento»

Brigida Vicinanza

«E’ stata una disponibilità importante. La presenza di Franco Roberti è autorevole e dà serenità ai territori, ai cittadini e alle nostre famiglie». Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca commenta così la nomina dell’ex procuratore capo di Salerno, ed ex procuratore nazionale antimafia ad assessore regionale con delega alla sicurezza, Franco Roberti. Una nomina che non ha risparmiato polemiche, tanto che molti ne hanno chiesto addirittura la rinuncia alla carica. A Salerno infatti il caso Crescent è ancora aperto e probabilmente per un magistrato ricoprire un ruolo politico e fiduciario con un indagato non è proprio il massimo. «In Campania, ma a Napoli città in particolare – dice Vincenzo De Luca a margine di una iniziativa alla Camera di Commercio di Salerno – stiamo vivendo una emergenza sicurezza, tra assalti alle ambulanze, ai pronto soccorso,agli autisti di mezzi pubblici, tra baby gang e stese. Tutto questo si aggiunge all’organizzazione della camorra. Non dobbiamo drammatizzare ma non dobbiamo abbassare la guardia. Franco Roberti lavorerà in sinergia con l’assessore all’istruzione ad un grande programma di educazione rivolto alle nuove generazioni. Dobbiamo poi – prosegue – rafforzare la videosorveglianza ed avviare un coordinamento con le polizie locali della Campania». Dall’altra parte a rispondere è l’ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, ospite a Salerno per ricordare i 25 anni di Tangentopoli salernitana e l’ex sindaco Enzo Giordano. «La figura di Franco Roberti è indiscussa dal punto di vista del prestigio e della persona, ma mi pare riconosciuto non discutiamo la persona. Io penso che meriti un ruolo terzo, una persona che ha avuto la responsabilità di magistrato non solo di parte, non c’è dubbio per lui non vedo un ruolo subalterno e fiduciario, com’è l’assessore – ha sottolineato l’ex presidente – non si può rivendicare l’autonomia quando la legge non te la da’, non credo che sia un ruolo giusto per Roberti. Questa è una Giunta che si caratterizza come partitica e mai come oggi è Giunta di parte. Ma io non ho mai fatto un rimpasto di giunta, al massimo hanno dato dimissioni dopo essere stati eletti al Parlamento. Questo significa che De Luca ha fallito, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di un rimpasto. Ma chi è stato fatto fuori, non ha nemmeno ricevuto una telefonata, solo ringraziamenti pubblici». Ma sulla questione attacca anche Stefania Craxi: «Intanto De Luca ha molto goduto della disgrazia di Vincenzo Giordano nel senso che ne ha ereditato gli effetti, è una realtà dei fatti. Io penso che bisogna ristabilire un principio sacrosanto, l’equilibrio fa i poteri e questo equilibrio ancora oggi non c’è».

Cirielli (FdI): «Bene la nomina di Roberti, adesso rimuova subito Alfieri e Coscioni»

«Bene la nomina di un magistrato nella giunta di De Luca. Roberti rimuova subito i due imputati per gravi reati Coscioni e Alfieri». A scendere in campo è il deputato Edmondo Cirielli che ha commentato l’entrata in Giunta regionale di Franco Roberti, con una sottile ma lapidaria ironia: «Accogliamo con piacere la nomina del magistrato in pensione Franco Roberti ad assessore alla legalità e sicurezza della Regione Campania da parte del governatore Vincenzo De Luca, siamo certi – ha spiegato Cirielli – che De Luca abbia voluto affidare a Roberti, un magistrato che conosce bene, avendo quest’ultimo guidato la Procura di Salerno negli anni in cui De Luca era sindaco della città, il compito di ripristinare legalità e trasparenza in Regione Campania». Poi ha continuato: «Non abbiamo alcun dubbio nel ritenere che Roberti voglia cominciare subito il proprio lavoro garantendo legalità e trasparenza nella gestione amministrativa della Regione. Come primo atto del neoassessore alla Legalità ci attendiamo la rimozione dei due collaboratori, Enrico Coscioni e Franco Alfieri, del governatore De Luca, entrambi imputati per gravi reati in due distinti processi». Insomma, una velata polemica che riaccende il caso sulla Regione Campania. Ma Cirielli non omette nomi, anzi chiede proprio a Roberti che sia fatto un lavoro di giustizia e di “pulizia”, non proprio simbolici.

Casciello (FI): «Il Governatore avrebbe dovuto evitare questo imbarazzo al mondo della magistratura» 

«La nomina dell’ex magistrato Franco Roberti ad assessore regionale alla sicurezza della Giunta De Luca è piena di incognite che si potevano evitare», a dichiararlo in una nota è il parlamentare di Forza Italia. Gigi Casciello. «Si tratta di un incarico che arriva, con una strana coincidenza che poteva essere rifuggita per non gettare imbarazzo sulla Magistratura, a pochi giorni dalla richiesta di condanna a due anni e dieci mesi da parte del Pm Rocco Alfano per tutti gli imputati, compreso il governatore De Luca per il Processo Crescent. Inchiesta coordinata proprio da Roberti che è stato Procuratore a Salerno dal 2009 al 2012 con importantissimi e notevoli risultati». Il parlamentare azzurro continua: «Sarebbe stato meglio evitare qualsiasi disagio all’azione della Magistratura, perché i magistrati sono impegnati in inchieste, a lavoro con tantissime difficoltà a garanzia degli interessi generali, godendo della fiducia dei cittadini, e non hanno bisogno che il Governatore getti il minimo sospetto sulla loro indipendenza, o intacchi l’azione giudiziaria con menomazioni della libertà di espletamento della loro funzione. Non ci deve essere condizionamento sulla loro autonomia, né alcun sospetto di tale condizionamento, perché solo così si realizza la tutela dei diritti fondamentali di ogni persona». L’onorevole Casciello spiega ancora: «Inoltre, in questo quadro di generale imbarazzo e sospetto sul cardine dell’indipendenza del potere giudiziario per le vicende processuali del Presidente De Luca, leggendo le prime dichiarazioni del neo assessore alla sicurezza del governatore, scopriamo che si dovrebbe occupare di aree metropolitane, videosorveglianza, scuole aperte, associazionismo, immigrazione e dialogo con i Comuni. Insomma, ci sembrano o competenze che non sono in capo alla Regione, o che rientrano in altre deleghe, di altri assessorati. De Luca avrebbe fatto meglio a riflettere ed evitare tutti questi motivi di imbarazzo per l’ex Procuratore Roberti e per la Magistratura». Dunque una polemica senza fine che non vuole placarsi e che a quanto pare ha risvegliato gli animi non solo napoletani ma anche e soprattutto salernitani. Gli stessi animi che negli ultimi tempi sembravano assopiti e che probabilmente riesce quasi sempre a risvegliare Vincenzo De Luca, con una scelta, una nomina, una decisione sui generis.




Salerno rivive Vincenzo Giordano, Amatruda: «Ricordare è un dovere»

Brigida Vicinanza

A Salerno si rivivono i 25 anni della “falsa” Tangentopoli e tra gli occhi dei salernitani si ricorda la figura di Enzo Giordano, l’ex primo cittadino arrestato “ingiustamente”. Quei momenti, vissuti dal primo cittadino, sono stati affidati al ricordo di chi quegli attimi li ricorda alla perfezione in un incontro intitolato “Il dovere di ricordare e la strada per costruire”. L’appuntamento della Fondazione Craxi è stato immaginato in collaborazione con l’associazione Andare Avanti, guidata dal giovanissimo Michele Romaniello. E se n’è discusso proprio nella sala convegni del bar Moka a Salerno, ieri pomeriggio. Una sala gremita, attenta che non ha potuto fare a meno di ricordare quei momenti dell’arresto del sindaco “buono” tra le parole di Amatruda, di Stefano Caldoro, di Carmelo Conte che quegli attimi li ricorda alla per fezione, di Stefania Craxi. Non solo salernitani, ma anche parte della famiglia di Giordano, l’onorevole Andrea De Simone, Alfonso Andria, Gaspare Russo. Tutti con l’emozione negli occhi a 25 anni dai quei momenti che rimangono impressi nella storia e nelle pagine di un libro scritto proprio la Stefania Craxi. Il ricordo è stato affidato a Gaetano Amatruda, che racconta con gli occhi di un quindicenne salernitano quell’attimo in cui Vincenzo Giordano è stato portato via e soprattutto quei suoi 50 giorni in carcere a Fuorni, con il conseguente sciopero della fame e i problemi di salute. Ma non solo. Si ricorda di un Vincenzo De Luca che il giorno prima dell’arresto dell’ex primo cittadino, corre ad avvisarlo in casa su quello che sarebbe accaduto di lì a poche ore. “Il 31 maggio del 1993 una delle pagine più buie della storia di Salerno con gli arresti di Vincenzo Giordano, Aniello Salzano e Fulvio Bonavitacola. Cambiò la storia della intera comunità salernitana. Arrivarono i moralisti di professione, furono stravolti i fatti e raccontate molte bugie. Noi ricordiamo per costruire”. Queste le parole di Gaetano Amatruda, tra gli organizzatori dell’evento, che ha commentato poi anche un sistema – quello salernitano – che è diventato l’opposto di quello che in realtà aveva incarnato Giordano, ma anzi con Enzo Giordano quel sistema non era mai esistito. C’era solo il bene dei cittadini sopra ogni cosa. Anche quando per recarsi al Comune era solito prendere un autobus. «Ricordiamo – aggiunge – perché è un dovere ricordare e perché l’obiettivo è tornare alla stagione delle idee e del progetto. Per superare l’idea della gestione del potere e della inutile demagogia».

Stefania Craxi: «Giordano fu vittima di un’infamia»

«Sono qui per ricordare Vincenzo Giordano, perché Salerno vive ancora il prestigio della sua persona». Queste le parole di Stefania Craxi, che ieri ha preso parte al dibattito sui 25 anni di “falsa” Tangentopoli salernitana, nel ricordo del sindaco socialista Enzo Giordano, coinvolto “ingiustamente” nella bufera giudiziaria che si scatenò in città nel 1993 con il suo arresto proprio il 30 maggio. «È stato vittima di un’infamia Giordano, perché non so come altro si possono definire 53 giorni di carcere. Ha perso l’onore, una carriera politica stroncata e poi l’assoluzione. Quella è una storia infame che va sotto il nome di Tangentopoli, non voglio rivangare storie passate – ha sottolineato – ma per il futuro di questo Paese, affinchè si avvertano i cittadini, per non cadere più nel falso giustizialismo, moralismo militante che tanti danni ha provocato a questo Paese che ancora adesso abbiamo sotto gli occhi. Se il nostro sistema politico sembra una maionese impazzita, se il populismo dilaga sono ancora i guasti fatti da quella brutta stagione, tanti anni fa». E sul rapporto tra politica e Magistratura oggi, la Craxi non ha dubbi: «Questo Paese per avere gli anticorpi rispetto a quello che è accaduto non deve perdere la memoria, ma bisogna mettere mano ad una seria stagione di riforme, perché se non si farà quella grande riforma che Craxi invocava nel 1978 nessuno dei guasti provocati dalla brutta stagione sarà riparato». Un ricordo che rivive anche tra le parole del libro scritto proprio dalla Craxi. Una tangentopoli vissuta con gli occhi delle donne protagoniste, quelle accanto ai propri uomini. E tra le righe di “Nella buona e nella cattiva sorte”, Enzo Giordano rivive tra le parole di Anna, la moglie che quei momenti li ha vissuti spalla a spalla con il marito e che è rimasta in piedi per il bene proprio dell’ex primo cittadino. Con la preoccupazione che lo ha contraddistinta, ma soprattutto con la caparbietà di donna, che ha permesso a Giordano di non arrendersi anche quando i processi erano tanti e lunghi e i soldi non bastavano per gli avvocati. Ma soprattutto la Craxi con la sua penna e le sue parole è riuscita a raccontare quelle che erano le sensazioni e le emozioni dei salernitani, scossi ed increduli per l’arresto di quel sindaco “tra la gente”.

Stefano Caldoro: «La fuoriscita di Giordano ha permesso ad altri di prendere il potere»

«C’è un problema sempre di equilibrio tra giustizia e politica». A dichiararlo è l’ex governatore della Campania Stefano Caldoro, ospite a Salerno per l’appuntamento sulla “falsa Tangentopoli”, dove sono stati ricordati proprio gli attimi in cui l’ex primo cittadino di Salerno Enzo Giordano fu arrestato ingiustamente, scontando circa 53 giorni nella casa circondariale di Fuorni. Questo ha dato spunto proprio a Stefano Caldoro per un passaggio sottile ma fondamentale sul rapporto tra politica e giustizia ancora oggi, nel 2018: «C’è un elemento di preoccupazione per chi amministra, perché i sistemi di controllo e di verifica ti portano ad avere accertamenti, però spesso succede che qualche politico – la dimostrazione è proprio Enzo Giordano, sindaco galantuomo – poi viene tirato in mezzo. Ma non è colpa della magistratura, quest’ultima deve indagare – ha continuato Caldoro – ma è un mix che scatena un meccanismo. L’accertamento preventivo, spesso da noi purtroppo diventa una condanna. Questo è l’elemento che andrebbe meglio definito. In alcuni casi però si sono tolti dal campo buoni amministratori». Infine Caldoro lancia la stoccata a De Luca e al suo “sistema”: «Quanti avrebbero voluto avere Vincenzo Giordano sindaco per alcuni anni in più, per tutto il bene che ha fatto a questa città? E quanto purtroppo la sua fuoriuscita ha permesso a qualcuno che non ne aveva né le stesse capacità né lo stesso valore, di poter prendere il potere a Salerno e non lasciarlo. Quelli che sono venuti dopo hanno solo goduto dei benefici lasciati dall’amministrazione precedente, perchè evidentemente non erano nemmeno in grado di portare avanti il lavoro ben fatto da Giordano e dalla sua amministrazione, ma ne hanno goduto impunemente». Un sottile commento insomma quello di Caldoro che non lascia spazio all’immaginazione.




Sosta selvaggia in città, mezzo dei vigili del fuoco bloccato in via Velia

di Erika Noschese La sosta selvaggia continua ad essere un grande problema per la città di Salerno. Solo pochi minuti fa, i vigili del fuoco sono rimasti bloccati per diverso tempo in via Velia, proprio a causa dell’inciviltà degli automobilisti. L’amministrazione comunale da tempo di batte per tentare di risolvere questo problema che non poche difficoltà causa soprattutto ai mezzi di trasporto ma, evidentemente, con scarsi risultati.




Ambulanza in ritardo, tensioni all’ospedale Ruggi

di Erika Noschese

Attimi di tensione, poco fa, all’ospedale Ruggi d’Aragona. A scaldare gli animi, il ritardo nell’arrivo dei soccorsi. Poco prima delle 22, una donna ha accusato un malore, perdendo conoscenza. Da lì la prima chiamata al 118. Passano diversi minuti e dei soccorsi nemmeno l’ombra. Scatta la seconda chiamata e ancora nulla fino a quando l’autista non richiama, avvertendo di non conoscere la strada. Non c’è altro tempo da perdere: la donna viene caricata in auto e trasportata al pronto soccorso del nosocomio locale. La situazione non sembra essere delle migliori: nessuno presente in accettazione, chiedono di poter avere una barella ma il tempo trascorre ancora. Come facilmente prevedibile, i familiari iniziano a gridare. Le guardie giurate provano a placare gli animi ma con scarso risultato, il clima si surriscalda ulteriormente a causa della lentezza dei medici nel portar fuori la barella nonostante le gravi condizioni di salute in cui versa la donna. Solo dopo diversi minuti la situazione torna alla normalità. Ancora una volta, il Ruggi mostra il volto di un ospedale ormai decadente, privo di controllo e incapace di intervenire in tempi brevi. E se quella donna, nel frattempo, fosse morta a chi addossare le colpe? Al 118 o al Pronto soccorso? Risposte a cui, per il momento, preferiamo non rispondere.