Venerdì saranno accesi l’Albero, la Slitta e la Foresta di Ghiaccio

Ad un mese dall’accensione delle Luci d’artista, venerdì 2 dicembre vedranno la luce altre opere a Salerno. Sono quelle che storicamente attirano attenzioni e fotografie. Parliamo dell’alberodi piazza Portanova in centro, della slitta di Babbo Natale in piazza Giancamillo Gloriosi a Torrione e della Foresta di ghiaccio in piazza Caduti di Brescia a Pastena. Installazioni luminose affascinanti che saranno inaugurate fra tre giorni, venerdì 2 dicembre, rendendo completo e ancora più suggestivo lo spettacolo delle Luci d’artista.

Il montaggio dell’albero in piazza Portanova, così come della slitta a Torrione e della foresta di ghiaccio a Pastena, è iniziato ieri e prosegue secondo i tempi previsti. Dalla settimana prossima torneranno anche i consueti mercatini di Natale dislocati in diversi punti di Salerno. Da martedì 6 dicembre, e per tutto il periodo festivo, ci saranno 130 caratteristici stand installati su tutto il territorio cittadino nell’ambito di un progetto dell’Amministrazione Comunale che punta ad un’offerta di attrazioni policentriche. Artigianato di qualità, specialità enogastronomiche, addobbi e decori natalizi attendono i visitatori in Piazza Cavour e al Lungomare Trieste all’altezza di via Velia, al Tempio di Pomona, a Largo San Petrillo, in via Gaetano D’Agostino, in Piazza Caduti Civili di Brescia e al Lungomare Marconi all’altezza dei mercatini etnici.

Nel corso dell’ultimo weekend di Luci d’artista appena trascorso, il personale della Polizia Municipale di Salerno ha effettuato una vasta attività di controllo, a contrasto in particolare dei fenomeni del commercio e parcheggio abusivo e della sosta selvaggia. Tra venerdì e sabato sono stati elevati 193 verbali per violazione del codice della strada, rimossi 23 veicoli, sanzionati 8 parcheggiatori abusivi ed effettuati 21 sequestri di merce venduta abusivamente.




È morto Ansaloni, portó la Salernitana in B dopo 23 anni

Il mondo del calcio salernitano piange Giancarlo Ansaloni, l’allenatore che nella stagione 1989/90 conquistò con i granata una storica promozione in Serie B trascinata in campo da Agostino Di Bartolomei. Anche la Società con una nota sul proprio sito ufficiale ha espresso il proprio cordoglio:“L’U.S. Salernitana 1919, la Proprietà, i dirigenti, i giocatori, lo staff e la Salerno sportiva tutta si stringono attorno al dolore che ha colpito la famiglia Ansaloni per la scomparsa del caro Giancarlo, allenatore della Salernitana dal 1989 al 1991 e guida tecnica di quella formazione che nella stagione 1989/90 riportò i colori granata in Serie B dopo 23 anni di assenza”.




La lettera di addio di Sannino: «Passo indietro per assicurare serenità all’ambiente»

Con molto dispiacere, facendo un passo indietro, rassegno le mie dimissioni da allenatore della prima squadra al fine di assicurare serenità all’ambiente ed al fine di dare un segnale significativo di stima verso l’U.S. Salernitana ed i suoi encomiabili tifosi che si contraddistinguono per calore, per passione e per competenza.

Ringrazio i Presidenti ed il Direttore per avermi dato la possibilità di lavorare in questa prestigiosa Società.

Saluto con affetto i dirigenti, i collaboratori ed i calciatori che con grande professionalità si sono impegnati e battuti per la maglia che indossano.

Auguro alla squadra ed ai colori sociali i più ambìti traguardi  che ampiamente meritano.

Con deferenza.

Giuseppe Sannino




Abusi edilizi ai danni dell’Hotel Tritone, risarcimento per i Gagliano

di Pina Ferro

 

Abusi edilizi, risarcimento dei danni per l’Hotel gestito dalla famiglia Gagliano. E’ quanto ha stabilito ieri la Corte d’Appello del tribunale di Salerno. Nel dettaglio i giudici hanno prescritto le accuse per Michele Iervolino, Alessandra Califano, Salvatore Califano, Amendola Gennaro ed hanno rideterminato la pena per Evangelista Cinque (tra i soci dell’Hotel San Pietro di Positano) e Massimo Adinolfi. Gli imputati dovranno risarcire la famiglia Gagliano, titolare dell’Hotel Tritone e rappresentata dagli avvocati Antonio Zecca e Arianna Santacroce.

La vicenda che ha visto a processo tecnici, dipendenti comunali e imprenditori è quella degli abusi edilizi in un terreno attiguo all’hotel Tritone. In primo grado i giudici avevano ritenuto colpevoli di abuso d’ufficio e falso l’ex responsabile del settore Urbanistica del Comune, Michele Iervolino (1 anno e 8 mesi di pena), il direttore dei lavori Massimo Adinolfi (1 anno) e l’albergatore Evangelista Cinque, amministratore della società “Venticinque srl” e tra i soci dell’hotel San Pietro di Positano. Condannati inoltre, per concorso in abuso d’ufficio, Alessandra Califano (8 mesi) e Salvatore Califano (11 mesi): la prima, progettista dei lavori; il secondo titolare delle prime istanze di condono e poi tecnico rilevatore e gestore in fatto della società acquirente.

La vicenda inizia nel 2005, quando dal Comune vengono rilasciati permessi in sanatoria sull’area adiacente al Tritone. Il Tribunale, che ieri ha dichiarato prescritti gli eventuali reati su quella prima autorizzazione, ha però censurato come illegittime quelle concesse negli anni successivi, in quanto basate su attestazioni false. Non si sarebbe tenuto conto, ad esempio, che le volumetrie erano tutt’altro che ultimate alla data fissata per poter accedere al condono. Si sono inoltre verificate difformità tra lo stato dei luoghi e quello certificato dopo i sopralluoghi. E nel 2006, invece di revocare i permessi a costruire, Iervolino ha archiviato il rapporto nonostante – rileva l’accusa – fossero agli atti «documenti dai quali risultava per tabulas che il permesso di costruire in sanatoria era stato rilasciato sulla base di una rappresentazione dello stato di fatto preesistente non rispondente alla realtà». Vi fu quindi il via libera a realizzare volumi (da destinare a residenza o ricettività alberghiera) per quasi 200 metri quadri e un valore calcolato in 1 milione e mezzo di euro. La famiglia Gagliano, titolare del Tritone, si costituì parte civile rivolgendosi agli avvocati Arianna Santacroce e Antonio Zecca.




Ferì il coetaneo con un coltello, va ai domiciliari Lungo abbraccio tra i due ragazzi in Tribunale

di Pina Ferro

Da quel tragico mattino non si erano più incontrati.  C. S., dopo quel banale diverbio sfociato nel sangue, era finito in ospedale mentre il 17enne G.I., che aveva impugnato una lama, fu identificato ed arrestato. Ieri mattina, i due studenti, entrambi frequentavano l’istituto “Genovesi” si sono ritrovati l’uno di fronte all’altro nell’aula delle udienze del tribunale per i minori di Salerno. A distanza di alcuni mesi da quel maledetto giorno, la rabbia è svanita e, ieri mattina, i due studenti quando si sono rincontrati si sono abbracciati. Un gesto che ha molto commosso i presenti. C.S., difeso dall’avvocato Marina Marconi ha stretto a se il coetaneo che a febbraio scorso a seguito di una lite lo aveva ferito al collo ed all’addome con una lama.

Nel corso dell’udienza celebrata ieri, il legale dell’imputato ha chiesto, il rito abbreviato, la messa alla prova e  la misura detentiva alternativa (G.I. era agli arresti presso una comunità).

La corte presieduta da Di Florio ha acquisito le richieste e si è riservata fino a quando psicologi e assistenti sociali non redigeranno il Map – un programma di  assistenza. Intanto gli è stato concesso il beneficio dei domiciliari anche se dovrà continuare a frequentare la comunità dove sta seguendo dei progetti ad hoc. Beneficio che aveva il parere negativo del pm Ciccarelli.

Era il 14 febbraio scorso quando un banale diverbio tra ragazzi davanti all’istituto Genovesi, pare scaturito dai danni a un ombrello, degenerò in una lite. Due studenti dalle parole passarono ai fatti e spuntò un coltello. C.S. fu ferito alla gola ed all’addome dalla lama impugnata da G.I.. Il ferito fu trasportato al “Ruggi” con una ferita nella zona della giugulare e una all’addome e sottoposto un intervento chirurgico d’urgenza. L’aggressore, resosi irreperibile dopo il fatto, fu poi arrestato nel pomeriggio con l’accusa di tentato omicidio. Subito dopo il fatto, aveva lanciato il coltello, di piccole dimensioni, da un balcone ma fu poi recuperato dalla Polizia. Tra i due litiganti non c’erano già buoni rapporti.




Morì dopo trasfusione confermate le condanne per 4 dipendenti del Ruggi

di Pina Ferro

Settantacinquenne morì a seguito di uno scambio di sacche di sangue da parte del personale del “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”. Ieri mattina, i giudici della Corte d’Appello del Tribunale di Salerno hanno confermato la sentenza di primo grado a carico del tecnico di laboratorio Michele De Fina, un anno e 2 mesi; dell’ortopedico Ernesto Prisco e dell’anestesista Stanislao Perciato un anno e tre mesi; dell’ortopedico Luigi La Bella, un anno e sei mesi. Gerardo Fasolino, 75 anni, di Marina di Camerota, spirò il 2 luglio del 2009 nell’ospedale “Ruggi” di Salerno a seguito di una trasfusione di sangue per “reazione da immunocompatibilitá Abo”.
I quattro dipendenti dell’ospedale di via San Leonardo rispondevano dell’accusa di omicidio colposo.
Aveva, invece, patteggiato la pena l’infermiere che materialmente eseguì la trasfusione, mentre la posizione dell’altro infermiere. Il fatto risale al luglio del 2009. Gerardo Fasolino era stato sottoposto ad un intervento per la sostituzione di una protesi all’anca. A pochi giorni dall’operazione, che sembrava essere perfettamente riuscita, il paziente morì nel reparto di Ortopedia dove era ricoverato. Fasolino fu stroncato da una complicazione successiva a una trasfusione. Un tragico errore che portò allo scambio delle sacche di sangue destinate una al 75enne di Camerota, ricoverato in ortopedia e l’altra a un altro paziente omonimo, degente della cardiochirurgia. Gerardo Fasolino, originario del piccolo borgo della costiera Cilentana, per quasi 40 anni aveva vissuto in Venezuela dove si era dedicato all’attivitá commerciale. Dopo una vita di sacrifici, era ritornato nel paese natale agli inizi del 2000. Qualche problema alle gambe lo aveva giá avuto, tanto che si era dovuto operare a entrambe le ginocchia. Poi il problema all’anca che lo costrinse alla fatale operazione. All’epoca dei fatti l’ospedale aprì anche una inchiesta interna poi sospesa in conseguenza dell’avvio di quella giudiziaria. I giudici di primo grado, e ora quelli dell’Appello hanno ritenuto colpevoli i quattro professionisti perché lo scambio, sfuggito ai vari livelli di controllo previsti in caso di trasfusioni, non poteva non essere notato dal personale del “Ruggi’” La famiglia Fasolino (difesa dall’avvocato Gaetano Maiorino) ha anche avviato una azione civile per il risarcimento del danno. Presentata una richiesta di risarcimento per circa tre milioni di euro, che sarà discussa in un’altra sede. Una sequela di omissioni nei controlli dei dati e delle sacche – secondo la Procura – portarono il paziente alla morte, sette ore dopo l’inizio di quello scambio di sacche ematiche. Per il pm ognuno degli imputati con le proprie condotte omissive e colpose contribuì al decesso del paziente. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Federico Conte, Paolo Carbone, Lucio Basco, Giovanni Sofia.
ruggi




Morì dopo trasfusione confermate le condanne per 4 dipendenti del Ruggi

di Pina Ferro

 

Settantacinquenne morì a seguito di uno scambio di sacche di sangue da parte del personale del “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”. Ieri mattina, i giudici della Corte d’Appello del Tribunale di Salerno hanno confermato la sentenza di primo grado a carico del tecnico di laboratorio Michele De Fina, un anno e 2 mesi; dell’ortopedico Ernesto Prisco e dell’anestesista Stanislao Perciato un anno e tre mesi; dell’ortopedico Luigi La Bella, un anno e sei mesi. Gerardo Fasolino, 75 anni, di Marina di Camerota, spirò il 2 luglio del 2009 nell’ospedale “Ruggi” di Salerno a seguito di una trasfusione di sangue per “reazione da immunocompatibilitá Abo”.
I quattro dipendenti dell’ospedale di via San Leonardo rispondevano dell’accusa di omicidio colposo.
Aveva, invece, patteggiato la pena l’infermiere che materialmente eseguì la trasfusione, mentre la posizione dell’altro infermiere. Il fatto risale al luglio del 2009. Gerardo Fasolino era stato sottoposto ad un intervento per la sostituzione di una protesi all’anca. A pochi giorni dall’operazione, che sembrava essere perfettamente riuscita, il paziente morì nel reparto di Ortopedia dove era ricoverato. Fasolino fu stroncato da una complicazione successiva a una trasfusione. Un tragico errore che portò allo scambio delle sacche di sangue destinate una al 75enne di Camerota, ricoverato in ortopedia e l’altra a un altro paziente omonimo, degente della cardiochirurgia. Gerardo Fasolino, originario del piccolo borgo della costiera Cilentana, per quasi 40 anni aveva vissuto in Venezuela dove si era dedicato all’attivitá commerciale. Dopo una vita di sacrifici, era ritornato nel paese natale agli inizi del 2000. Qualche problema alle gambe lo aveva giá avuto, tanto che si era dovuto operare a entrambe le ginocchia. Poi il problema all’anca che lo costrinse alla fatale operazione. All’epoca dei fatti l’ospedale aprì anche una inchiesta interna poi sospesa in conseguenza dell’avvio di quella giudiziaria. I giudici di primo grado, e ora quelli dell’Appello hanno ritenuto colpevoli i quattro professionisti perché lo scambio, sfuggito ai vari livelli di controllo previsti in caso di trasfusioni, non poteva non essere notato dal personale del “Ruggi’” La famiglia Fasolino (difesa dall’avvocato Gaetano Maiorino) ha anche avviato una azione civile per il risarcimento del danno. Presentata una richiesta di risarcimento per circa tre milioni di euro, che sarà discussa in un’altra sede. Una sequela di omissioni nei controlli dei dati e delle sacche – secondo la Procura – portarono il paziente alla morte, sette ore dopo l’inizio di quello scambio di sacche ematiche. Per il pm ognuno degli imputati con le proprie condotte omissive e colpose contribuì al decesso del paziente. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Federico Conte, Paolo Carbone, Lucio Basco, Giovanni Sofia.
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Morì dopo trasfusione confermate le condanne per 4 dipendenti del Ruggi

ruggidi Pina Ferro

Settantacinquenne morì a seguito di uno scambio di sacche di sangue da parte del personale del “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”. Ieri mattina, i giudici della Corte d’Appello del Tribunale di Salerno hanno confermato la sentenza di primo grado a carico del tecnico di laboratorio Michele De Fina, un anno e 2 mesi; dell’ortopedico Ernesto Prisco e dell’anestesista Stanislao Perciato un anno e tre mesi; dell’ortopedico Luigi La Bella, un anno e sei mesi. Gerardo Fasolino, 75 anni, di Marina di Camerota, spirò il 2 luglio del 2009 nell’ospedale “Ruggi” di Salerno a seguito di una trasfusione di sangue per “reazione da immunocompatibilitá Abo”.
I quattro dipendenti dell’ospedale di via San Leonardo rispondevano dell’accusa di omicidio colposo.
Aveva, invece, patteggiato la pena l’infermiere che materialmente eseguì la trasfusione, mentre la posizione dell’altro infermiere. Il fatto risale al luglio del 2009. Gerardo Fasolino era stato sottoposto ad un intervento per la sostituzione di una protesi all’anca. A pochi giorni dall’operazione, che sembrava essere perfettamente riuscita, il paziente morì nel reparto di Ortopedia dove era ricoverato. Fasolino fu stroncato da una complicazione successiva a una trasfusione. Un tragico errore che portò allo scambio delle sacche di sangue destinate una al 75enne di Camerota, ricoverato in ortopedia e l’altra a un altro paziente omonimo, degente della cardiochirurgia. Gerardo Fasolino, originario del piccolo borgo della costiera Cilentana, per quasi 40 anni aveva vissuto in Venezuela dove si era dedicato all’attivitá commerciale. Dopo una vita di sacrifici, era ritornato nel paese natale agli inizi del 2000. Qualche problema alle gambe lo aveva giá avuto, tanto che si era dovuto operare a entrambe le ginocchia. Poi il problema all’anca che lo costrinse alla fatale operazione. All’epoca dei fatti l’ospedale aprì anche una inchiesta interna poi sospesa in conseguenza dell’avvio di quella giudiziaria. I giudici di primo grado, e ora quelli dell’Appello hanno ritenuto colpevoli i quattro professionisti perché lo scambio, sfuggito ai vari livelli di controllo previsti in caso di trasfusioni, non poteva non essere notato dal personale del “Ruggi’” La famiglia Fasolino (difesa dall’avvocato Gaetano Maiorino) ha anche avviato una azione civile per il risarcimento del danno. Presentata una richiesta di risarcimento per circa tre milioni di euro, che sarà discussa in un’altra sede. Una sequela di omissioni nei controlli dei dati e delle sacche – secondo la Procura – portarono il paziente alla morte, sette ore dopo l’inizio di quello scambio di sacche ematiche. Per il pm ognuno degli imputati con le proprie condotte omissive e colpose contribuì al decesso del paziente. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Federico Conte, Paolo Carbone, Lucio Basco, Giovanni Sofia.




De Luca e Volpe inaugurano il nuovo campo

BELLIZZI. E’ stato inaugurato ieri pomeriggio “Nuova Primavera”, il campo sportivo che l’amministrazione comunale di Bellizzi ha realizzato grazie ai fondi della Regione Campania a completamento di un’intera area urbana oggi completamente dedicata alla pratica sportiva. Taglio del nastro affidato al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ed al primo cittadino Mimmo Volpe. “E’ importante avere continui stimoli da parte dei sindaci dinamici ed operosi- afferma il presidente Vincenzo De Luca -. La Regione Campania ha messo a disposizione dei fondi per l’accelerazione della spesa con il preciso obiettivo di aiutare piccoli e grandi Comuni nella realizzazione di opere come questa. Infrastrutture che rispondano alle esigenze delle persone e che possano assicurare servizi di livello sempre più alto. La Campania riparte grazie a queste operazioni, a persone che hanno tutta l’intenzione di spendersi per il territorio e di rispondere alla necessità di lavorare tutti i giorni con impegno e passione per apportare miglioramenti concreti ai territori ed ai cittadini”.   “La realizzazione è stata lunga ed ha richiesto un impegno non indifferente – spiega il sindaco Mimmo Volpe –completiamo questa opera importantissima grazie ai fondi che la Regione Campania ha messo a disposizione per l’accelerazione della spesa dei Comuni campani e che oggi ci consente di assicurare ai nostri cittadini ed alle piccole e grandi realtà sportive del territorio, una infrastruttura di ultima generazione. Il nome che abbiamo scelto, Nuova Primavera, simboleggia una particolare attenzione alle nuove generazioni che hanno necessità di crescere in contesti sociali ed infrastrutturali all’altezza”. Nel corso dell’incontro Volpe e ha chiesto lo sblocco dei fondi Erp, edilizia residenziale pubblica in quanto ci sono cento famiglia che aspettano la realizzazione di questi alloggi che rientra nel pacchetto dei finaziamenti dell’ediliziia residenziale.




Iniziativa per il “sì”: polemiche sugli ospiti

di Brigida Vicinanza

«Siamo convinti e ci piace pensare che i Presidenti degli Ordini degli avvocati e dei commercialisti siano stati “ingannevolmente” inseriti, su un manifesto col simbolo del Pd per una iniziativa politica che si terrà l’1 dicembre in una sezione di partito a sostegno del Si». Un Roberto Celano al veleno, che scende in campo, denunciando l’iniziativa referendaria in cui pare vi sia la partecipazione dei presidenti degli ordini degli avvocati e dei commercialisti. Secondo Celano infatti: «Il tentativo di strumentalizzazione è indecente ed inaccettabile ed offende centinaia e centinaia di professionisti che hanno eletto i propri rappresentanti, delegandoli alla difesa delle categorie e non certo alla “sponsorizzazione” di posizioni politiche assai opinabili e discutibili e da tantissimi non condivise – poi ha continuato – la stragrande parte degli avvocati e dei commercialisti salernitani, molti dei quali giovani, lavorano quotidianamente con grande dignità e professionalità, senza ricercare “scorciatoie”, senza essere disponibili a piegarsi al Governatore di turno “col cappello in mano” per “barattare” le proprie idee e le proprie convinzioni in cambio di un po’ di pesce fritto o magari di qualche incaricuccio remunerato». Insomma una polemica nata ed in parte “spenta” dal presidente dell’ordine dei commercialisti Salvatore Giordano, che doveva appunto essere presente domani all’iniziativa e che a quanto pare ora darà “forfait”: “Per motivi personali non ci sarò, ma sono stato inviato come cittadino, non come presidente dell’ordine. In ogni caso non sarebbe stato giusto e rispettoso partecipare ad un’iniziativa soltanto sul sì”. Ma all’assenza di Giordano si registra però la presenza di Americo Montera comunque: “Ognuno penso sia libero di comportarsi come crede, mi hanno invitato e ci sarò, come sarò ad un’iniziativa il giorno dopo sul “no” – ha precisato il presidente dell’ordine degli avvocati – non vedo dove sia il problema. Inutile polemizzare, io in ogni caso parteciperò in quanto esiste ancora una certa libertà di espressione”. Una battaglia portata avanti non solo dal gruppo di opposizione di Forza Italia, ma anche da Gianpaolo Lambiase consigliere di Salerno di tutti: “Nella propria campagna elettorale per il Referendum Costituzionale del 4 dicembre il Pd ricorre a tutti i “mezzi”. A pochi giorni dal voto sta tentando di “strumentalizzare” anche gli Ordini Professionali – sottolinea Lambiase – Al di là della propria personale convinzione, la loro partecipazione a tale iniziativa non è opportuna ed è sicuramente criticabile. Assumerebbero, a nome dell’intera categoria professionale da Essi rappresentata, posizioni politiche di parte che tanti iscritti non condividono”, ha poi concluso. Insomma una campagna referendaria che a quanto pare sta terminando tra le scintille.