Close Up: “Un campo difficile”

La parola a Piero Coata, Chef de Equipe della squadra del Lazio dominatrice della Coppa dei Giovani della 84° edizione di Piazza di Siena

 

Dal nostro inviato Giulia Iannone

 

(Roma) Facciamo un bilancio delle due giornate di gara a Piazza di Siena “Coppa dei Giovani”. Si aspettava l’affermazione della squadra del Lazio?

“No, non me l’aspettavo perché non parto mai con l’aspettativa o la pretesa che i ragazzi che seguo, iscritti alla Coppa dei Giovani, debbano vincere. Per i ragazzi è una esperienza entrare nello storico ovale di Piazza di Siena. Stiamo parlando di un campo difficile, quindi spero principalmente che i ragazzi montino bene, poi se viene il risultato meglio ancora!”

Lei ha parlato giustamente di esperienza. Nel bagaglio di esperienza di un giovane atleta, quando ancora l’equitazione è una passione priva di complicazioni professionali, cosa può rappresentare aver preso parte alla Coppa dei Giovani per il proseguo?

“ Specialmente a Piazza di Siena, cerco sempre di portare dei ragazzi giovani nei quali riconosco il desiderio serio e concreto e la predisposizione a portare avanti questa attività. Perché, ripeto, è già una grande esperienza per un ragazzo “giovane” entrare ed il solo partecipare.”

Ci racconta qualche dietro le quinte della squadra del Lazio: se ci sono stati dei momenti non so, simpatici, oppure di particolare emozione oppure tensione che desidera condividere con noi?

“Beh, direi che è andato tutto abbastanza bene! Solo abbiamo avuto una giovane amazzone che in prima giornata ha chiuso il suo giro riportando 8 penalità. Quando sono uscito ho incontrato il Presidente del Comitato Regione ( Giuseppe Brunetti, ndr) e l’ho visto visibilmente preoccupato. Sicché ho rassicurato anche lui, quasi prevedendo che proprio quella amazzone ci avrebbe fatto vincere la Coppa! Così è stato! Ma qui la fortuna c’ha messo anche il suo utile zampino!”

Cosa le è piaciuto di questa formazione schierata per il Lazio quest’anno, e cosa invece avrebbe desiderato di più in essa?

“ Vorrei in verità fare una valutazione in generale invece. Ossia che la Coppa dei Giovani nel complesso ha tratto giovamento da alcune modifiche apportate al regolamento. Grazie ad esse ,ad esempio, tutti e 5 i ragazzi hanno fatto parte della squadra. Non c’è stato insomma chi è rimasto fuori e questo a mio sentire è una cosa giusta per questo livello”

Quest’anno la gara ha avuto una classifica e quindi premiazione a parte per lo “stile”. Cosa ne pensa di questa novità e della cura di questo dettaglio? Forse uno stimolo in più per montare meglio?

“ Questo sicuramente. Sono molto favorevole alle gare di stile, perché gli allievi e di conseguenza gli istruttori cercano di migliorare. Vorrei però che i giudici spiegassero con maggiore puntualità cosa vogliono vedere sul campo. Parlando un po’ in giro, ho potuto appurare che quasi nessuno ha realmente compreso quali siano le aspettative dei giudici. Prima della gara, sarebbe proficuo che i Giudici spieghino nel dettaglio agli istruttori quello che vogliono!”

Lei è Chef de equipe per il Comitato Lazio da almeno tre anni, ed ha già riportato due vittorie. Le piace questo ruolo tecnico e cosa in particolare?

“ L’incarico mi piace soprattutto perché mi consente di lavorare a stretto contatto con i giovani. Faccio fatica, invece, ad affrontare tutte quelle situazioni accessorie prive di senso che a mio avviso non fanno parte dello sport, come ad esempio le lamentale che si generano a seguito delle selezioni atte a scegliere i componenti della squadra”

Avete fatto un lavoro collegiale nella sua scuderia “ I pioppi” di Campagnano con anche il supporto tecnico speciale di Giorgio Nuti. Come si è svolto e cosa avete curato nel dettaglio?

“Questo lo organizziamo tutti gli anni sia in vista di Piazza di Siena che di Verona. Se c’è Giorgio Nuti ancora meglio, come in questo caso! In primo luogo serve a tenere la squadra riunita ed a stringere tutto il gruppo per due giorni, lavorando insieme. Abbiamo fatto solo un lavoro di esercizi e niente di particolare. Cavallo in equilibrio, calma e concentrazione e serenità del cavaliere. Sembra poco, ma è già tanto!”

Dal punto di vista emotivo e psicologico per il binomio?

“Per essere sinceri, il mio contributo e supporto tecnico durante l’evento agonistico è più quello. Il lavoro di costruzione si svolge a casa, ed in gara il mio scopo è quello di tenere tranquilli, motivati, determinati i binomi e pensare a sentire il cavallo. Basta!”

Questo tipo di gara consente ai cavalieri in erba di condividere il campo con i migliori in circolazione del salto ostacoli. Cosa dovrebbero osservare e carpire i giovanissimi? In che maniera dovrebbero essere ispirati?

“ Di un cavaliere professionista bisogna valutare come si approccia alla gara, come si muove, come lavora, come organizza le fasi salienti della competizione. La mattina alle 7 i top riders sono a cavallo per un primo lavoro, alle 12 ristanno a cavallo e forse la sera fanno la gara. I ragazzi così hanno l’opportunità di capire che l’equitazione vera è una disciplina dura, fatta di sacrifici, dedizione, impegno costante, pazienza. Certo sono cavalieri bravi, di successo, campioni, hanno bei cavalli, materiale tecnico di alto livello e di grandissima qualità, ma essi suggeriscono che tutto questo non si raggiunge senza il lavoro.”

 

 

 

 




Salvatore Giannella tra Scarlatti e Schumann

Questa sera, alle ore 20,15, il pianista si esibirà nella Sala San Tommaso del Duomo di Salerno, ospite della rassegna I concerti di Primavera

Di OLGA CHIEFFI

Questa sera, nella Sala San Tommaso, alle ore 20,15 il pianista Salvatore Giannella sarà protagonista della quarta serata della rassegna “I concerti di Primavera”, promossi dall’Associazione Culturale Arechi. La serata principierà con tre sonate di Domenico Scarlatti, la L104, la L108 e la L449. La sonata per clavicembalo, progenitrice di quella al piano, riveste i panni di un nuovo veicolo espressivo che ha come prerogativa quello di fissare lo stato della tecnica pianistica affiancandola all’espressività del musicista e alle sue particolarità: nell’àmbito delle sue sonate, oltre a fissare nuove modalità di utilizzo della tastiera (tra le quali sarà introdotta come una vera innovazione l’uso incrociato delle mani) fissa anche uno standard universale. In questa impresa l’autore metterà in evidenza tutte le sue influenze, dai lampi barocchi alle sonorità spagnole derivate anche dalle dominazioni arabe, ma soprattutto con lui nasce una nuova estetica musicale che gradatamente rompe con l’elevazione spirituale e con il contrappunto barocco per affermare il nuovo ordine delle “regole” musicali. In maniera silenziosa, ma temporalmente sempre più evidente, la sonata accompagnerà il piano nel suo processo di distinzione strumentale che lo vedrà diventare un protagonista che riuscirà gradatamente a superare in termini di diffusione il violino, lo strumento musicale che aveva guidato i musicisti per secoli. Seguirà, la “Sonata n. 8 op. 13 in do minore” di Ludwig van Beethoven che si trascina addosso la definizione di «Patetica»: un appellativo che peraltro anche l’autore approvò, per quanto l’idea di chiamarla così non fosse sua, ma dell’editore viennese Eder. L’ascolto tuttavia non rivela accenti di piagnucoloso languore: difatti l’aggettivo deve essere riferito a quella “forza tragica di rappresentazione” sulla quale si era pronunciato Schiller a proposito della sua poetica. Più precisamente da questa sonata emergono gli elementi conflittuali che a loro volta trovano origine in Kant, il principio di opposizione e il principio implorante: accenti di energica carica emotiva che si stemperano in momenti di pacificante lirismo. Intenso l’ Adagio che rivela una linea adamantina che non piega a nessuna tendenza contingente e che s’erge pura nell’eterna giovinezza dello spirito. Riguardo il Rondò finale, più di un commentatore lo giudica inferiore al resto della sonata, se non addirittura slegato (Giorgio Pestelli scrive che non sfigurerebbe suonato su un clavicembalo): anzi qualcuno ipotizza che sia l’adattamento per il solo pianoforte di una pagina originariamente pensata per duo o trio. Finale di serata dedicata al Robert Schumann del Carnaval, Scenes mignonnes sur quatre notes op.9, composto tra il 1834 e il 1837. Bisogna spiegare innanzitutto che cosa significano le “quattro note”. Le note musicali, nei paesi tedeschi, vengono denominate con lettere dell’alfabeto dalla A alla H. Tutti sanno che un nome può essere tradotto in suoni. Il nome di Ernestine von Fricken non si prestava a formare un tema, ma il nome della sua città Asch sì, ma con un piccolo trucco: il Mi in tedesco si legge ES. Asch diventa dunque la, mi bemolle, do, si. Proseguendo nel gioco si può leggere la parola Asch suddividendola in As e Ch, così si arriva a La bemolle, do, si. Inoltre, se si legge musicalmente il nome Schumann, abbiamo di nuovo le lettere del nome Asch nella formulazione di Scha, un modo ingegnoso di intrecciare qualcosa di Ernestine e del suo innamorato Robert. Ancora una festa mascherata diventa lo sfondo indispensabile per comunicare i mutevoli aspetti di una vita interiore tormentata e al contempo vivace. Il legame con i Papillons risulta evidente. Un affresco policromo, come nessun’altra composizione di Schumann, nel quale differenti stati d’animo si compensano e si annullano abilmente per poi immergersi di nuovo nella gaia ed ironica mascherata. Il tutto si chiude infine sulla “rumorosa ed enfatica” marcia della Lega di Davide. La vita stessa esprime la sua complessa varietà attraverso l’espediente delle maschere; non quindi un atteggiamento univoco, non una visione compatta, bensì un’opera che vuol riflettere sull’insopprimibile molteplicità del mondo sotto una luce inequivocabilmente radiosa.




Impresentabili: su 14 ben 7 sono candidati a Battipaglia

“Sono 14 i nomi degli impresentabili” secondo la Commissione Antimafia che ha realizzato uno screening su liste e candidature in vista delle elezioni del 5 giugno. Solo in un caso si tratta di un candidato a Roma, ha spiegato la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi la quale ha spiegato che a Roma sono stati esaminati i candidati al Consiglio Comunale e quelli candidati per il Municipio VI.

“La situazione è complessivamente incoraggiante – ha detto Bindi – anche se alcuni dati sono preoccupanti”. Dei 14 candidati individuati dalla Commissione Antimafia, 7 si sono candidati alle elezioni amministrative di Battipaglia.
La Commissione parlamentare antimafia sta approvando la proposta di relazione sulla situazione dei comuni sciolti per infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso o sottoposti ad accesso ai sensi dell’art.143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, di San Sostene (Cz), Joppolo (Vv), Badolato (Cz), Sant’Oreste (Rm), Platì (Rc), San Luca (Rc), Ricadi (Vv), Diano Marina (Im), Villa di Briano (Ce), Morlupo (Rm), Scalea (Cs), Finale Emilia (Mo), Battipaglia (Sa) e Roma, in vista delle elezioni del 5 giugno 2016.




Augusto e il potere delle immagini

L’eco della memoria registra il potere delle immagini del mondo antico che arriva fino alla stampa e diventa propaganda al servizio del potere

 

Di Ambra De Clemente

Zancher è un archeologo tedesco, che ha diretto l’Istituto Germanico di Archeologia di Roma ed insegna alla Scuola superiore di Pisa, mette il Doriforo di Policleto in primo piano, nella copia del Museo Nazionale, per l’edizione Bollati Boringhieri. Questa immagine comparsa sulla rivista: “La difesa della Razza” sarà il simbolo della razza ariana contrapposta alle immagini della donna etiopica e dell’ebreo in primo piano. Le lezioni di Mauro Menichetti, docente di Archeologia romana dell’Università degli studi di Salerno sottolineano il valore comunicativo delle immagini   che in età romana diventano strumenti di propaganda politica ed i simboli che incarnano l’identità romana di cui il Fascismo e Mussolini si impossessarono: “Civis romanus sum”. L’arte e l’architettura riflettono secondo Zancher riflettono il contesto sociale e politico con le crisi ed i momenti di trasformazioni e ne incarnano il sistema di valori, comunicando un messaggio che è una testimonianza storica di quel tempo. Un nuovo linguaggio visivo è espressione di un mutamento politico e di un cambiamento di mentalità e della cultura della società di cui si fa portavoce. Forma e contenuto di un opera d’arte, lo stile   sono testimonianze storiche. I poeti e gli artisti riflettono il clima di pace e un “ aurea aetas” in cui il sovrano regna un impero universale. Le immagini del classicismo augusteo arrivano fino ai nostri giorni attraverso la pubblicità e attraggono milioni di turisti nei musei. Gli anni trenta ci danno un’immagine canonica ed idealizzata dell’are augustea Durante il Fascismo vi fu lo scavo di monumenti importanti come il Mausoleo, il Foro di Augusto, il Teatro di Marcello e l’Ara Pacis. Nel 1937 si sono svolte le celebrazioni del Bimillenario dalla morte di Augusto che ci ha tramandato l’immagine di quell’età che è arrivata ai nostri giorni. Augusto viene studiato in Germania, negli Stati Uniti, ad Oxford e numerosi convegni parlano sempre di lui, rendendo eterna la sua memoria.

 




“Desidera”, amore e libertà sulle ali di un aeroplano

Grande successo di critica e pubblico per il penultimo appuntamento di Mutaverso, stagione di teatro contemporaneo firmata da Vincenzo Albano

 

Di GEMMA CRISCUOLI

Tornare indietro e riscrivere la propria storia? Chi non lo ha mai desiderato almeno una volta? Ma la vita si fa beffe di calcoli e previsioni. Affidato quasi esclusivamente al movimento corporeo, specchio e linguaggio di un immaginario che muta e insegue il suo centro, “Desidera. Una storia d’amore e di stelle” ha raccolto calorosi applausi presso il Centro Sociale di Salerno nell’ambito di Mutaverso, la stagione teatrale che ha in Vincenzo Albano il suo direttore artistico. La drammaturgia e la regia sono firmate da Simona di Maio e Sebastiano Coticelli, che dividono il palcoscenico con Giuseppe Brancaccio, Amalia Ruocco e Dimitri Tetta. Razionalità e sogno si intrecciano continuamente. L’anziano che si aggira per il palco tutto immerso nelle sue riflessioni tra fogli ingombranti si trova puntualmente tra le mani (nella giacca o inviato misteriosamente) un aeroplanino di carta e vale davvero poco farlo sistematicamente a pezzi. Ritorna con la puntualità di un orologio non solo perché è il suo passato di aviatore, ma anche l’aspirazione a vivere assecondando il proprio istinto. Le due coppie di amanti che creano una sorta di danza struggente e ironica sono le due possibilità a cui un rapporto d’amore può andare incontro: la complicità o il contrasto, la vicinanza più intima o la distanza più cupa. Il cuore della messinscena è probabilmente il momento in cui i quattro personaggi muovono ognuno verso la stessa direzione, e subito dopo verso una meta opposta, i propri aeroplani. L’identità non è certo qualcosa di immobile che si possa ingabbiare; l’amore lo è ancora di meno. Gli approdi sono il senso di ogni viaggio e al tempo stesso l’occasione per cominciarne un altro. La dialettica tra il bisogno di ancorarsi al corpo di una donna e l’urgenza di spingersi verso un altrove, forze entrambe vitali e necessarie, conduce inevitabilmente a smarrire molto di sé. Non sarà possibile evitare la morte della donna amata (la visita da parte dei tre medici è un efficace esempio di come la scienza celebri se stessa, dimenticando che ha un essere vivente dinanzi agli occhi), ma le figure che circondano l’anziano creeranno per lui un aeroplano con i mobili della stanza. Non importa quanto un viaggio sia reale; ciò che conta è non guarire, fino all’ultimo respiro, dalla volontà di varcare limiti e prigioni.

 




De Luca, dirigenti per uscire da commissariamento della sanità

“Noi siamo commissariati dal 2009 e vogliamo uscirne entro il 2017. Ma per riuscirci ci vuole una sfida al limite di pazzia. Per questo dobbiamo correre e trovare dirigenti all’altezza”. Lo ha detto il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, commentando in aula la legge, poi approvata, sulla semplificazione delle nomine dei direttori generali della Asl. Replicando alle opposizioni, il governatore ha detto: “Io non voglio più nominare e prorogare i commissari, perché la situazione sta diventando delicata. Voglio rientrare nell’ordinario, non si può procedere all’infinito con commissari. E ora c’è urgenza, perché essendo stato approvato il piano ospedaliero bisogna adeguare gli atti aziendali al piano ospedaliero e bisogna muoversi, perché si tratta di atti decisivi per attuare il piano ospedaliero”. “Il presidente della giunta regionale – ha detto De Luca – nomina già i direttori, con la differenza che se c’è una nomina diretta si sa anche chi ne è responsabile. Tutte le nomine saranno poste all’attenzione di consiglio e inviate alla commissione consiliare competente. Puntiamo a selezionare sempre tra i migliori e infatti terremo l’albo sempre aperto, aggiornandolo ogni due mesi invece che ogni due anni”. “In più – ha aggiunto De Luca rivolgendosi ai consiglieri regionali in aula – se ognuno di voi volesse darmi anche in via informale indicazioni di persone che abbiano dimostrato capacità di lavoro sono pronto ad ascoltarle”. De Luca ha ricordato che la trasparenza nelle nomine “è un obiettivo che cerco di raggiungere da vent’anni. Nel 2000 la giunta di centrosinistra ebbe uno scontro duro con dei miei colleghi sui temi della sanità e ambiente perché nella notte di Capodanno del 2000 fu fatta una tornata di nomine di manager e nel secondo ospedale della Campania arrivò uno che, mi venne detto, era in quota socialista. Si chiamava Giacomo Di Palo il cui curriculum riportava l’attività di cancelliere di tribunale. Insomma, l’ospedale lo ha visto solo se si è operato alla prostata e non distinguerà una sala bingo da una sala operatoria. Nel passato è stato nominato manager un capitano dell’esercito e un vicesindaco di Angri che era anche consigliere politico del presidente della Provincia di Salerno. Io ho combattuto ampiamente contro la lottizzazione nella sanità. Mi pare esagerato che vogliate fare una crociata sulla trasparenza: noi non abbiamo mercati di primari da fare, non è da fare a me la contestazione sui primari moltiplicati come i pani e i pesci”.




Anziano lancia in strada banconote da 50 euro, caos in via Mobilio

Un anziano di 84 anni ha lanciato banconote da cinquanta euro dal balcone di casa, in via Settimio Mobilio, a Salerno, creando il caos tra automobilisti e passanti. L’uomo, che soffre di disturbi mentali e che si trovava da solo in casa al momento del gesto, ha lanciato dalla finestra 3200 euro che sono finiti sul manto stradale e sugli alberi. Una signora ha raccolto circa tremila euro sparsi per terra, riconsegnandoli alla figlia dell’anziano che nel frattempo era arrivata per soccorrere il padre. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Salerno e un’ambulanza




Salerno punto di riferimento per i piccoli malati di cancro di tutto il Sud

Ha aperto ufficialmente all’Ospedale Ruggi di Salerno il reparto di radioterapia pediatrica destinato a diventare un nuovo punto di riferimento non solo per i piccoli ammalati della Campania ma per tutto il Sud Italia. Si tratta infatti del sesto centro di riferimento per tutti i malati oncologici che necessitano di cure: prima di oggi in Italia i reparti specializzati di radioterapia pediatrica pubblica di alta specialità erano solo cinque: tutti situati da Roma in su. Nel nostro Paese sono infatti quasi 2.000 i bambini e 800 gli adolescenti che ogni anno si ammalano di patologie oncologiche, e purtroppo si tratta di numeriche tendono ad aumentare. Il cancro è una malattia che inevitabilmente coinvolge anche le famiglie dei piccoli pazienti, spesso costrette ad affrontare “viaggi della speranza” per raggiungere i centri di riferimento specializzati. All’inaugurazione presso l’U.O.C. di radioterapia del nosocomio salernitano hanno preso parte il Presidente della Regione l’Onorevole Vincenzo De Luca, il Rettore dell’Università degli Studi di Salerno Aurelio Tommasetti, il commissario straordinario dell’azienda ospedaliera Nicola Cantone, il Presidente di Open Anna Maria Alfani, ed il Presidente di Trenta Ore Per La Vita Onlus Rita Salci. Il merito è delle Associazioni Open Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma e Trenta Ore Per La Vita onlus che, insieme, sono riuscite a realizzare un progetto che sembrava impossibile: dare alle famiglie l’opportunità di evitare lunghe trasferte, e rendere meno “ospedalizzati” gli ambienti di cura. Al taglio del nastro ha presenziato anche Lorella Cuccarini, suo socio fondatore e testimone.




Scafati. I giovani tornano in Villa, grazie ai liceali

Di Adriano Falanga

Riportare i giovani in Villa Comunale è possibile, e far sì che questa possa diventare palcoscenico di una serie di attività multi culturali non è affatto un’utopia. E sul fallimento delle Istituzioni locali nel proporre idee e iniziative concrete, si registra il successo, forse inaspettato, della “Giornata dello Sport e dell’Arte” realizzata dai ragazzi del liceo scientifico Caccioppoli di Scafati. Nonostante il patrocinio del Comune, limitato alla sola concessione del giardino botanico, e nessun manifesto o 6×3 istituzionale, centinaia di ragazzi hanno offerto una serie di attività socio ricreative dalle 9 alle 18 di domenica 29 maggio. Mostre fotografiche ed artistiche, percorsi interattivi, giochi di magia, spettacoli teatrali, esibizioni musicali, tornei sportivi di basket, calcio, ping pong e pallavolo, tutto sapientemente organizzato e coordinato dagli studenti, con in testa il rappresentante d’istituto Davide Morlicchio. “Per la prima volta dopo anni dei giovani studenti si sono dati da fare per portare avanti qualcosa di nuovo e di positivo per la comunità e per la nostra Scafati. La Villa Comunale, il posto più bello della nostra città, ha ripreso vita considerando che prima d’oggi non aveva forse mai accolto così tante persone in una sola giornata – spiega soddisfatto il giovane Morlicchio – L’entusiasmo dei ragazzi, i sorrisi dei bambini e perfino lo stupore delle persone più anziane ci ha fatto capire che l’evento è stato più che apprezzato. Oltre che a tutti noi giovani studenti, il grazie più dovuto va al nostro liceo che ha finanziato interamente il progetto nonostante le difficoltà burocratiche dell’ente Comune verso un eventuale sostegno economico”. In tempi di vacche magre, si preferisce spendere circa 2 mila euro per sponsorizzare il libro di Gianpiero Galezzi, o gli 800 di Marco Baldini, e non garantire neanche la stampa di volantini per un evento che ha riportato entusiasmo e vitalità in Villa Comunale. Questioni di scelte, e i ragazzi hanno dato una sana e importante dimostrazione del come, volendo, è possibile considerare la villa come una risorsa per i propri giovani. “Attenti a parlare male della scuola e dei giovani d’oggi perché qui c’è chi ha voglia di fare con creatività, passione ed energia”, il monito di Davide Morlicchio.

 




Scafati. Rendiconto, non c’è accordo. Identità Scafatese insiste: “azzeramento cda Acse e giunta”

Di Adriano Falanga

Non è bastato il week end a far cambiare idea ad Alfonso Carotenuto, deciso a rassegnare le proprie dimissioni, o a disertare il voto al Rendiconto, fissato all’8 giungo prossimo in un nuovo consiglio comunale. Il consigliere di maggioranza è uscito allo scoperto sabato scorso, esprimendo la sua netta contrarietà al clima politico di queste settimane, che ha creato una profonda frattura nella sua compagine consiliare. Non era presente ieri sera alla riunione di maggioranza, nella quale si è provato a trovare una sintesi tra i dissidenti di Identità Scafatese e Pasquale Aliberti. Si prova a mediare, la maggioranza aveva chiesto al presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola più tempo a disposizione prima del voto, tempo utile per trovare la giusta quadra. “Carotenuto è una grande risorsa, ha fatto bene, dall’alto della sua esperienza, a dare una scossa a tutti”, getta acqua sul fuoco Teresa Formisano. Non è un buon momento però, perché Stefano Cirillo, Daniela Ugliano, Bruno Pagano e Roberto Barchiesi non sono disposti a cedere nelle loro proposte. Non possono accettare un accordo “a scadenza” per non alimentare le polemiche di chi li vede solo interessati a qualche poltrona, facendoli passare per ricattatori. Certo è che non tutte le proposte sono tecnicamente attuabili nell’immediato, ma entro l’8 giugno diventa fondamentale l’azzeramento del cda dell’Acse, con le dimissioni di Eduardo D’Angolo in testa, e l’azzeramento della Giunta e delle deleghe ai consiglieri. Insomma, bisogna staccare la spina con la vecchia amministrazione e nel segno di un nuovo corso, rimodulare ognuna di queste posizioni. Tradotto in parole povere, ad Aliberti non viene più riconosciuta la gestione unilaterale della macchina amministrativa scafatese. Sarà pur sempre il sindaco, e a lui resterà il potere di nomina, ma bisognerà ponderare meglio, e con la stessa maggioranza, le scelte future.

1-d'angoloD’Angolo è alla guida dell’Acse fin dal primo mandato sindacale, l’unico fedelissimo (con Giovanni Cozzolino e Immacolata Di Saia) considerato intoccabile dal primo cittadino. E la richiesta di un azzeramento totale arriva anche dal Pdl di Pasquale Coppola e Pasquale Vitiello. I due consiglieri sono pur sempre parte della maggioranza elettiva, e il primo cittadino ha aperto anche con loro margini di trattativa. Ma oltre all’azzeramento delle partecipate e della giunta, i due chiedono le dimissioni del primo cittadino, condizione imprescindibile per aprire una nuova fase per un nuovo patto politico. Dal canto suo Aliberti appare tranquillo, lasciando intendere, come solito fare, di avere già il jolly in mano da giocarsi come estremo tentativo. E questo potrebbe essere l’accordo con il Cotucit di Michele Raviotta e Filippo Quartucci, seppur ufficialmente il capogruppo della civica di minoranza prende le distanze. Sullo sfondo la protesta silenziosa di Mimmo Casciello, su cui è necessario aprire una parentesi. Il consigliere eletto nelle fila dell’Udc ha pubblicamente ammesso di non votare il Rendiconto, così come ha più volte anche riconosciuto di essere demoralizzato per non aver avuto il sostegno dai suoi colleghi per l’entrata in giunta. “Non posso essere sempre l’unico a sacrificarmi – ha diverse volte spiegato Casciello – e quel posto in Giunta lo merito più di molti altri”. E non ha tutti i torti, se non fosse che Casciello assessore aprirebbe le porte all’Assise a Giacinto Grandito, ex assessore al Bilancio e Vicesindaco, oggi vicino a Pasquale Coppola. Eppure, Pasquale Aliberti non sembra essere preoccupato dalle posizioni del consigliere di Cappella, anzi, sembra non curarsene proprio. Secondo indiscrezioni, Casciello mai si renderebbe responsabile della caduta del primo cittadino, e se il suo dovesse essere il tredicesimo voto, non dovrebbe far mancare il sostegno. Di contro, c’è anche chi ci vede dietro un silenzioso accordo con Coppola, che potrebbe (ri)sponsorizzare l’entrata in giunta di Casciello per agevolare l’entrata di Grandito e fare un gruppo a tre con Vitiello. Ma tutto è teorico, perché nel concreto stiamo parlando di un radicale cambiamento dell’intera squadra alibertiana, dove i fedelissimi del sindaco rappresenterebbero una componente minoritaria, e Aliberti non avrebbe più gli uomini giusti al posto giusto. Inoltre, il primo cittadino rischierebbe di dare immagine di chi è disposto a tutto, pur di conservare la fascia tricolore. Una brutta storia da cui venirne fuori entro mercoledi 8 giugno.