200.000 euro in zaino. Arrestato capo holding lavoro interinale, patron basket Trieste

Scritto da , 27 Marzo 2019
image_pdfimage_print

Leader nel mercato del lavoro interinale grazie a una maxi evasione da 70 milioni di euro: e’ quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di Napoli che, coordinata dai magistrati del pool reati economici della Procura, ha arrestato 10 persone tra cui Luigi Scavone, ex poliziotto poi diventato noto imprenditore, amministratore di fatto del gruppo Alma spa, finito in carcere insieme con altri due indagati. Un gruppo, impegnato nel settore del lavoro interinale, che secondo gli inquirenti sarebbe diventato leader nel comparto anche grazie all’evasione fiscale. Per altre 7 persone il gip ha invece disposto i domiciliari. Al centro della maxi frode c’era Scavone, persona nota anche nel mondo dello spettacolo al quale strizzava l’occhio, presidente della squadra di basket Alma Trieste (serie A1) e sponsor della scuderia motociclistica Pramac, satellite della Ducati. Entrambe le societa’ sportive non sono coinvolte dell’inchiesta. L’imprenditore e’ stato sorpreso all’alba, in una villa del Vesuviano. Stava per recarsi a Roma. In casa aveva uno zainetto con 204mila euro, confezionati in piccole risme di banconote sottovuoto, un biglietto aereo per Dubai con la data di partenza per domani e oggetti preziosi, tra cui 10 Rolex, finiti sotto sequestro. Tra le 27 persone indagate figurano anche tre consulenti fiscali napoletani che gestivano una vera e propria attivita’ truffaldina definita dagli investigatori “di alta ingegneria economico-finanziaria illegale”. Tutti erano in stretto rapporto con Scavone e Francesco Barbarino, anch’egli ritenuto amministratore di fatto dell’Alma spa. Entrambi, per gli investigatori, avrebbero gestito, con prestanome compiacenti, oltre 30 societa’ con 17mila dipendenti e un fatturato di circa 400 milioni di euro per il solo 2017. Ma le indagini, scaturite da una verifica dell’Agenzia delle Entrate, hanno passato al setaccio la complicata contabilita’ delle societa’ anche per il 2015 e 2016. I finanzieri hanno messo i sigilli a beni per 70 milioni di euro riconducibili alle societa’ e agli indagati, tra cui immobili di pregio a Bergamo, Salerno, Cagliari, Reggio Emilia, Napoli, Caserta, Vibo Valentia, due ville a Capri e Sperlonga, quote societarie e autovetture di grossa cilindrata. In un’intercettazione, agli atti dell’inchiesta, emerge tutta la preoccupazione dei due “deus ex machina” della frode, Scavone e Barbarino, dopo una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate. “Luigi e’ finita, ci hanno sgamato”, dice Barbarino a Scavone, “…eh stanno sulle fatture, le fatture di subappalto…”. Scavone amava apparire in pubblico e lo faceva anche finanziando iniziative benefiche come quando, nel 2018, ha dato il suo contributo alla realizzazione di un padiglione del Secondo Policlinico di Napoli, destinato allo studio e alla cura delle malattie rare dei bambini. In quell’occasione venne fotografato con attori e alti prelati. L’attivita’ investigativa, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, si pone ora l’obiettivo e’ scoprire se Scavone possa avere trasferito anche all’estero denaro frutto della maxi evasione.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->