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Legambiente: «Mare sporco, colpa dei depuratori»
“Dati terrificanti per il mare salernitano ben il 18% delle coste non sono balneabili”. Ad affermarlo, ieri mattina, è stato Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico Legambiente Campania. «I problemi maggiori sono tra le foci dell’Irno e del Tusciano e tra
Salerno e Battipaglia. Le industrie versano liquami non depurati e le
città hanno depuratori mal funzionanti, che non purificano abbastanza le
acque – sottolinea Chiavazzo – la fortuna del mar Tirreno è che ha
grandi profondità che permettono una buona digestione marina. Per
migliorare il tutto si dovrebbe agire sul Ciclo Integrato Acque(cia),
cioè dal momento in cui l’acqua esce dal rubinetto di casa, passando per
i depuratori e poi ritorna nel mare. Esempi di coste inquinate sono
quelle poste davanti alla Foce dell’Irno lungo il Lungomare Tafuri a
Salerno, non meglio va davanti alla foce del Tusciano. Il problema
principale è la prolificazione di micro-organismi, che si nutrono delle
particelle organiche. Piccoli organismi che potrebbero causare gravi
problemi, come, l’alga killer che provocava irritazioni quando le
persone vi entravano in contatto». Piccoli problemi ma risolvibili con
attenzione nei confronti del nostro mare. Gianluca Della Campa,
Portavoce Goletta Verde e Responsabile iniziative associative
Legambiente punta il dito contro i depuratori mal funzionati. «I
depuratori in Campania dove ci sono, sono mal funzionanti e anziché
migliorare si peggiora andando avanti. Contrariamente a quanto fatto nel
1982, quando l’Italia scelse la strada della severità e del rigore,
costruendo una delle reti di monitoraggio migliori in Italia stavolta il
nostro Paese ha approfittato dell’opportunità concessa dalla direttiva
comunitaria per allargare le maglie sulla balneabilità, a partire
dall’estate 2010. Un passo indietro normativo che ha fatto classificare
come ‘eccellenti’ alcuni tratti di costa che lo scorso anno venivano
dichiarati non balneabili, pur essendo tuttora inquinati. Per citare
qualche caso, solo in Campania a fine giugno, ossia con i nuovi limiti,
sono stati classificati come balneabili tutti e dieci i punti
temporaneamente interdetti alla balneazione fino allo scorso maggio,
quando la normativa di riferimento era ancora la ben più severa legge
del 1982. Riaperte per decreto anche quattro su quattro delle spiagge
temporaneamente interdette alla balneazione delle Provincia di
Salerno». Maglia nera per la Campania con il 17% di coste non
balneabili rispetto al 4% nazionali. «Lo stato di salute del mare
campano è gravemente compromesso da un deficit depurativo che ha
passato i limiti tollerabili in un paese civile – commenta Michele
Buonomo, presidente Legambiente Campania. La fotografia dei fiumi
campani è drammatica, sono ormai ridotti a veri collettori di batteri.
Una cattiva gestione, una deficienza politica di decenni che ha
determinato l'ennesima emergenza ambientale, sociale e sanitaria. |
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