Voto estivo: Conte apre a metà C’è il muro dei Cinque Stelle

Scritto da , 7 Maggio 2020
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di Andrea Pellegrino

Il premier Conte lascia mezza porta aperta, il Movimento 5 Stelle, però, sbarra il portone. Il voto di luglio agita la maggioranza. Diverse le posizioni interne al governo, con l’apertura del Pd, la chiusura del Movimento 5 Stelle e l’imparzialità apparente del premier Conte. «La palla è al Parlamento. Come Consiglio dei ministri lo avevamo escluso perché ci pareva prematuro, ma se il Parlamento dovesse valutare, alla luce dei dati attuali, la possibilità, io non mi opporrei», spiega Giuseppe Conte che sul referendum, invece, chiarisce: «Concorderemo con le forze politiche il periodo migliore. Ma, visto che si tratta di votazioni su tutto il territorio nazionale, ritengo che la finestra elettorale più adatta rimanga quella autunnale». Secco no alle elezioni estive ma anche all’ipotesi del listino bloccato, dal Movimento 5 Stelle: «La nostra linea sui listini bloccati alle regionali è chiara: siamo storicamente contrari a qualsiasi ipotesi di nominati non eletti direttamente dal popolo. Dunque per quanto ci riguarda è un’idea che respingiamo nettamente», dice il capogruppo M5s alla Camera, Davide Crippa. «Per quanto riguarda i tempi – prosegue – la valutazione della data deve tenere conto non solo delle condizioni di sicurezza il giorno del voto, ma anche del pieno esercizio delle libertà politiche e civili durante la campagna elettorale. Ragioni per le quali luglio non rappresenta una scelta praticabile. Abbiamo chiesto agli italiani una ripresa lenta e alcune attività ancora non hanno una previsione di riapertura. Proprio per il rispetto che dobbiamo avere per i sacrifici che stiamo chiedendo ai cittadini credo sia opportuno, valutare anche il fattore economico e pensare a un election day che preveda referendum costituzionale, elezioni regionali e amministrative». Rincara il deputato pentastellato Luigi Iovino: «Come Movimento 5 Stelle non consentiremo mai che si metta a repentaglio la salute di tutti per l’opportunismo di pochi». «Andare al voto in estate – sottolinea Iovino – vuol dire non solo non tener conto dei rischi legati al contagio che, nel migliore degli auspici, non sarà debellato per quella data. Ma significa anche ledere i principi di democrazia, non dando ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente chi votare attraverso un’approfondita conoscenza dei candidati e dei loro programmi, tenuto conto delle difficoltà e delle limitazioni della campagna elettorale. Quanto ai listini bloccati, non consentiremo mai che i cittadini siano rappresentati da un nugolo di nominati dalle sezioni di partito, a scapito degli eletti dal popolo». Critica anche Valeria Ciarambino, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle: « Pretendere il voto in estate solo per capitalizzare quel bacino di consensi lievitato grazie alla vetrina dell’emergenza sanitaria, così come vorrebbero De Luca e il partito dei governatori, equivale a impedire quel processo che passa attraverso una campagna elettorale che è un momento di confronto fondamentale tra i cittadini e chi si candida a rappresentarli nelle istituzioni. Processo che non può essere garantito in un momento di restrizioni e limitazioni tese al contenimento del contagio. Sorprende che tra quanti invocano le elezioni in estate ci sia il governatore della Campania, che con una mano continua a brandire la minaccia di chiudere tutto e segregare tutti, ma con un’altra spinge perché si aprano seggi e sezioni elettorali, si approntino banchetti per la raccolta firme e si organizzino iniziative che darebbero inevitabilmente vita a quelle stesse aggregazioni che si dovrebbero contrastare». No ai listini bloccati per Italia Viva di Matteo Renzi: «Togliere agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i loro rappresentanti in Regione sarebbe un segnale decisamente negativo», dicono Michela Rostan e Catello Vitiello, deputati campani di Italia Viva. «Non vorremmo mai che qualcuno utilizzasse biecamente l’emergenza coronavirus per trovare corsie preferenziali per accedere a scranni che spettano a chi sa conquistarseli con il consenso reale e non con quello millantato – proseguono Rostan e Vitiello – e auspichiamo che in Consiglio regionale un’eventuale discussione sul cambio del sistema elettorale venga fatta alla luce del sole, senza ordini del giorno o proposte di modifiche presentate all’ultimo momento».

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