Voto di scambio, le accuse a Massimo D’Onofrio

Scritto da , 20 dicembre 2014

I Petrosino D’Auria appoggiarono Massimo D’Onofrio nelle sue campagne elettorali e ci sarebbe stato uno scambio di favore tra i due. Questa l’ipotesi investigativa al vaglio degli inquirenti circa i rapporti dell’esponente politico di fratelli d’Italia e il gruppo malavitoso.

Secondo il Gip che ha emesso le misure cautelari, appare evidente che i D’Auria Petrosino attraverso Vincenzo D’Amato (che poi si candidò alle elezioni comunali con una lista vicina a quella di D’Onofrio) appoggiavano politicamente l’allora esponente di An e poi del Pdl. D’Onofrio sarebbe stato a conoscenza anche delle iniziative di Michele D’Auria Petrosino per mettere in difficoltà l’allora sindaco facente funzioni (attuale primo cittadino) Salvatore Bottone. In una conversazione intercettata, Michele D’Auria Petrosino afferma che, per ritorsione nei confronti di Bottone, che aveva fatto resistenza ad alcuni pagamenti predisposti, avrebbe fatto presentare una fattura dal Consorzio per sette milioni di curo, in modo da creare problemi (di ciò D’Auria parla anche con Giovanni Pandolfi Elettrico). Appare evidente, secondo il gip, che  D’Onofrio fosse pienamente partecipe dell’azione posta in essere dai D’Auria Petrosino “per l’eliminazione del dissenso, anche laddove capitasse che un sindaco come Bottone, della sua stessa area politica, si rifiutasse di firmare mandati di pagamento poco chiari”. Circa i presunti favori che avrebbe fatto D’Onofrio ai D’Auria Petrosino per l’appoggio politico ricevuto “deve rilevarsi che quest’ultimo, non contento della gestione degli affari attraverso la Agency service…, mise in campo una serie di iniziative con l’obiettivo di costituire una società per partecipare ad eventuali gare indette dalla Provincia per la pulizia delle strade, e ciò grazie ai rapporti intrattenuti con D’Onofrio Massimo e anche attraverso…, Pandolfi Elettrico Giovanni… ed altri amministratori del Comune di Pagani”.

Dalle conversazioni intercettate sarebbe emerso che la New Service dei D’Auria Petrosino partecipò ad una gara di appalto bandita dalla Provincia di Salerno per la pulizia delle strade. In un’intercettazione D’Auria Petrosino conversava con Massimo D’Onofrio che lo informò di aver parlato con un suo amico, “il quale, in un paio di giorni, gli avrebbe fatto sapere. Appare molto probabile che l’amico al quale faccia riferimento il D’Onofrio sia qualcuno dell’Amministrazione Provinciale che possa curare la pratica della cooperativa facente capo al D’Auria”. La cooperativa dei D’Auria Petrosino si aggiudicò la gara per la pulizia delle strade nella zona sud della Provincia di Salerno, le strade più vicine agli innesti autostradali i Sicignano, Postiglione, Castelluccio Cosentino e Castelcivita”. D’Onofrio, secondo il gip, “aveva, a sua volta, potere contrattuale nei rapporti dei D’Aauria, a dimostrazione che non era una vittima di camorra ma il contraente di un accordo. Appare evidente quindi che il rapporto intercorrente tra il Gruppo D’Auria Petrosino ed Donofrio “si sia cristallizzato in un interscambio di favori non sempre leciti, ove il clan garantiva un copioso appoggio elettorale e, in cambio,

otteneva appalti; il politico, a sua volta, agevolava l’assunzione di pregiudicati all’interno delle cooperative costituite proprio al fine di eseguire le commesse che erano state affidate al gruppo criminale”.

Secondo il Gip, l’esponente politico “era consapevole della portata illecita del suo comportamento, come dimostra l’intercettazione ambientale avvenuta all’interno della caserma carabinieri di Pagani, allorquando lo stesso, che aveva palesato al Tenente Beraldo la paura di essere arrestato, su sua richiesta veniva ricevuto dall’Ufficiale”.

A questo si aggiungono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Sandro Contaldo ha dichiarato agli inquirenti: “tornando a Massimo D’Onofrio, Chessa e Ferraioli mi riferirono che egli era orna cosa sola con il Gambino ed entrambi erano affiliati al clan D’Auria Petrsoino”. Alfonso Persico ha dichiarato agli investigatori: “So che i D’Auria Petrosino, oltre che il Gambino, sostenevano anche il. D’Onofrio Massimo, noto mister 5%, in relazione alla percentuale dei suoi illeciti guadagni sugli appalti pubblici riusciva a far ottenere. Ricordo che un ragazzo di Pagani… alle prime ami nel campo edile, mi disse che una volta si rivolse a D Onofrio per potere lavorare” il quale gli avrebbe detto che doveva pagare il 5%.

Il Gip ne ha pure per l’ex assessore Aldo Cascone: “Passando al Cascone, all’epoca Assessore alle attività produttive del Comune di Pagani, non vi è dubbio che egli fosse consapevole e compartecipe del modo poco limpido con il quale Gambino e D’Onofrio gestivano l’amministrazione paganese. Costoro, come detto, non si facevano scrupoli nell’esercitare in modo clientelare il potere. E, invero, gli indizi presenti nella documentazione in atti si pongono a dimostrazione del fatto che il Cascane condividesse la gestione spregiudicata e, per così dire, ‘proprietaria’ della cosa pubblica posta in essere da D’Onofrio e Garnbino. L’esercizio del potere, da parte del Cascone, era violenta e senza scrupoli…  lo stesso Cascone frequentava abitualmente Michele D’Auria Petrosino… in relazione alla gestione dei parcheggi”.

Per quanto riguardo la posizione di Alberico Gambino. Il Gip sottolinea  che il capo di imputazione formulato nell’indagine Criniera è lo stesso dell’inchiesta “Linea D’Ombra”, quello dello scambio politico mafioso tra Gambino e i D’Auria Petrosino.

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