“Votiamo Sì per il nostro futuro”. La riflessione sul referendum di Emilio Toscano

Scritto da , 30 ottobre 2016
emilio toscano

“Il voto al referendum – dice Emilio Toscano – é un’occasione che non ricapita. Se qualcuno pensa che non votando SI, vota contro il governo, sbaglia e si illude. Sta solo buttando via l’occasione per i prossimi 30 anni di cambiare le cose. Ad alcuni contradaioli importa che il principale avversario non vinca. Tutto qui. L’Italia non sarà più l’unico Paese europeo in cui il Parlamento è composto da due camere eguali, con gli stessi poteri e praticamente la stessa composizione. Il superamento del cosiddetto “bicameralismo paritario” servirà per ridurre il costo degli apparati politici e per rendere l’attività del Parlamento più rapida ed efficace. La Camera dei Deputati darà e toglierà la fiducia al Governo, il Senato rappresenterà prevalentemente le istanze e i bisogni di Comuni e Regioni e le proposte di legge non dovranno più girare tra Camera e Senato, sperando che prima o poi si arrivi ad un testo condiviso fino alle virgole. La Camera approverà le leggi e il Senato avrà al massimo 40 giorni per discutere e proporre modifiche, su cui poi la Camera esprimerà la decisione finale. Più velocità non significa “più leggi”, ma risposte più tempestive da un Parlamento più credibile. Verrà ridotto il numero dei parlamentari, perché i senatori elettivi passeranno da 315 a 95 e non percepiranno indennità.
Il CNEL verrà abolito, e con esso i suoi 65 membri; i consiglieri regionali non potranno percepire un’indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di Regione. Le Province verranno cancellate dalla Costituzione. La riduzione di costi e di poltrone è un segnale di credibilità che urge fortemente dare al paese. La riduzione di costi e di poltrone è un segnale di credibilità che urge fortemente dare al paese. Semplificherà il rapporto tra Stato e Regioni: con l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti”, ogni livello di Governo avrà le proprie funzioni legislative. Si eviterà la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli scorsi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale”.

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