«Viviamo donando agli altri una parte di noi stessi»

Scritto da , 19 Dicembre 2018
image_pdfimage_print

di Erika Noschese

Ricominciare a vivere grazie al sacrificio di un padre. E’ questa, in sintesi, la storia di Angelo Palatucci, scrittore e salernitano doc che, a poche ore dalla nascita, si è scontrato con le avversità del destino: fin dalla nascita, Angelo soffre di un’insufficienza renale cronica. A 4 anni subisce la prima operazione, per tentare di risolvere i suoi problemi di salute ma la patologia ha solo subito un rallentamento e non una battuta d’arresto come invece speravano i medici. Così, il 25 febbraio 2003, Angelo si sottopone ad un trapianto da donatore vivente, a Padova, grazie al gesto d’amore di suo padre Lei ha sempre detto di aver ricominciato una nuova vita, grazie a suo padre e al suo gesto. «Si, è una nuova possibilità che generalmente non abbiamo. Fortunatamente, grazie alla possibilità di chi ti è accanto, alla medicina e a tutto il contorno si riesce ad avere». A proposito di medicina, il Ruggi festeggia un traguardo importante: 372 trapianti. Oggi, un polo d’eccellenza, si può dire.
«Si, da quando ho fatto io il trapianto ad oggi aver raggiunto questa cifra a Salerno è qualcosa di eccezionale. Io ho dovuto farlo fuori, a Padova, perché Salerno non aveva né mezzi né medici o possibilità di poterli effettuare. E’ un traguardo importante ma credo siano ancora pochi ma parliamo anche di donazioni perché non dipendono solo dalle strutture ospedaliere ma anche e soprattutto dalla sensibilità delle persone, dalla conoscenza e di ciò che una persona desidera fare dopo la sua morte perché finchè uno è cosciente può deciderlo da solo. Da me, dunque, un invito alla sensibilizzazione e alla donazione». Quanto è importante oggi sensibilizzare affinché si donino gli organi? «In una sola parola è vitale perché affinché si possa continuare la vita di altre persone c’è necessità di poter sensibilizzare le persone, di informarle perché a nessuno piace l’idea di poter donare organi della persona cara venuta a mancare ma sapendo di permettere ad altre persone di poter vivere nel corpo di un’altra persona e concedere così una seconda possibilità credo sia di enorme importanza. Bisogna sensibilizzare su questo perché la vita è una sola ma finchè c’è la possibilità di riprovarci allora ben venga aiutare il prossimo».
Un gesto d’amore, quello di suo padre, che ha preferito la sua vita alla sua, sottoponendosi ad un’operazione così delicata, con tutti i rischi del caso. «Assolutamente si, è una cosa eccezionale: per la seconda volta mi ha donato la vita. Da genitore, oggi dico che non c’è cosa più cara dei figli e quindi è un gesto eccezionale il suo che chiunque farebbe, nonostante in giro si parli ancora di genitori che uccidono i figli ma lì è la pazzia che li pervade». Dopo aver ricominciato una nuova vita, lei ha iniziato un’opera di sensibilizzazione raccontando la sua storia. Oggi la sua vita è dedicata al volontariato, ai bambini che si ritrovano a combattere ogni giorno tra la vita e la morte. «Chi è sensibile lo è fin dalla nascita. La sensibilità forse è esplosa dopo la sofferenza patita. Ho piacere a poter donare sorrisi dove mancano, è difficile entrare in luoghi in cui il sorriso manca. Ho deciso di donarmi ai piccoli perché io ho vissuto negli ospedali pediatrici, ci sono stato a contatto fino al trapianto e so bene cosa significa vivere in un reparto pediatrico dove anche se è
tutto dipinto di bianco, colori non ce ne sono. E io, in quei pochi minuti, voglio cercare di portare un po’ di colore e sorrisi». Dottor Cresta di Gallo è uno dei suoi ultimi capolavori letterari, una storia autobiografica, finalizzato ad aiutare gli altri. Lei ha sempre donato il ricavato in beneficenza. «Dottor Cresta di Gallo è un libro scritto a quattro mani, con un’amica calabrese. E’ una storia autobiografica ed ho piacere a fare in modo che le passioni possano essere determinati per altri, per portare giochi in reparti ospedalieri in cui quasi non esiste una sala ricreativa. Ho messo su carta la mia storia affinché possa leggerla anche un piccolo, che possa trarne forza. Nel mio libro parlo anche della rinascita, elemento essenziale. Dottor Cresta di Gallo, nei momenti difficili, ti invita a chiudere gli occhi ed uscire fuori con la fantasia per vivere giornate spensierate». Se potesse lanciare un appello a donare cosa direbbe? «Direi soltanto di amare la vita e il prossimo perché solo donando parte di noi stessi agli altri si cerca di essere vicini e amare la vita».

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->