Vivere il mare e il porto di Sapri: dipendenze affettive

Scritto da , 14 agosto 2017
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Professionalità, esperienza e simpatia degli ormeggiatori di uno degli approdi più frequentati del golfo di Policastro

Di OLGA CHIEFFI

Abbiamo bisogno di un porto d’attracco: di rifugi, di regole, di valori che ci infondano sicurezza. E’ là che sistemiamo la nostra imbarcazione. Ogni imbarcazione prima o poi ha bisogno di un porto così come ha bisogno di partire per mare. Grazie alla fiducia che abbiamo in noi leveremo l’ancora per affrontare l’alto mare (l’ignoto) indipendentemente che ci sia bel tempo o tempesta. Alcuni usciranno in mare solo se accompagnati da un bravo timoniere e non si allontaneranno che di qualche miglio, senza perdere di vista la costa. Altri resteranno in porto e non si muoveranno mai, angosciati dall’idea del rischio. Altri ancora cercheranno il piacere estremo che sta nel misurarsi con la natura e in porto ci staranno il meno possibile. Questa la metafora del porto, che lega con quella del viaggio e di nautica, l’emozione del ri-torno e della partenza, ogni giorno, che sposa quella della vita. Da oltre quarant’anni imperversiamo con ogni mezzo le acque del golfo di Policastro e da, circa tre anni, siamo ospiti del porto di Sapri, con un gozzo da pesca attraccato al secondo dei pontili comunali. Dopo gli ultimi lavori l’approdo di Sapri è divenuto un vero porto, grazie anche alla professionalità, alla grande esperienza e simpatia di una vera e propria squadra di ormeggiatori, affiatatissima, composta da Salvatore Campagna, Sante “Nino” Furgione, col suo eterno toscano tra le labbra, Giuseppe Bruzzese, Giovanni Benedetto, Giuseppe Masiello e l’aiuto estivo Paolo Saturno. Sguardo antico e fiero il loro di chi ha vissuto a pieno l’assoluto del mare, sempre pronti, con qualsiasi tempo, a raggiungere a tutta velocità i pontili in bicicletta e con un tempismo assoluto, guidando la manovra e trasformandosi in ottimi maestri per quanti sono alle prime armi con le nuove imbarcazioni. Cinque pontili, oltre 450 barche da tenere sott’occhio, orecchio sempre pronto al baracchino e alle ricetrasmittenti, tanto che i salvataggi, in particolare delle barche a vela, fuori del porto sono diversi di stagione in stagione, e quando soffia la tramontana, qualche volta anche in porto, poiché l’attracco con questo vento a raffiche, non è affatto semplice. Ma gli ormeggiatori del porto di Sapri vanno ben oltre la riconosciuta professionalità poiché ci sarà da parte loro, sempre una parola ironica, un consiglio da non accantonare con superficialità, dopo aver consultato il bollettino meteo, o una ricetta per cucinare il pesce che viene sbarcato da quanti approcciano, con alterna fortuna, la pesca sportiva. La sede degli ormeggiatori è inserita nella grande opera che incombe, oramai in abbandono, sul porto di Sapri, quello splendido terminal turistico di vetro e legno marino, che si spera venga ripreso dalla amministrazione comunale e dalla regione Campania, per lanciare maggiormente il turismo nautico nel golfo, e far vivere ancor più intensamente l’emozione del ri-torno a terra.

 

 

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