Violenza sulle donne: questore di Salerno, De Iesu: «Denunciate»

Scritto da , 25 Novembre 2012
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«Non occorre il rafforzamento delle sanzioni, che sono già aspre, il problema è della loro applicazione. La violenza sulle donne è un allarme mondiale. Occorre intervenire sul rapporto tra uomo e donna», ha affermato il questore di Salerno, Antonio De Iesu. «E’ importante recepire bene le direttive comunitarie, ma i veri passi avanti si fanno nella quotidianeità, partendo dalla famiglia, attraverso una progressione generazionale. Bisogna rendere consapevoli le donne abusate degli strumenti a loro disposizione», ha proseguito il questore. «Un tassello importante nel sistema penale è stato posto dalla legge 38 del 2009, che ha tipizzato il reato di stalking, introducendolo all’articolo 612 bis del codice penale. La fattispecie incriminatrice punisce gli atti persecutori, ovvero quei comportamenti atipici come l’invio non gradito di messaggi telefonici ed il pedinamento. Prima del 2009 le vittime di violenza fisica e psicologica potevano servirsi solo dello strumento della denuncia, ma i procedimenti erano molto lunghi. Oggi il primo step è costituito dall’ammonimento, provvedimento amministrativo che rappresenta un grande deterrente che il Questore, autorità di pubblica sicurezza, può irrogare attraverso il verbale. Tuttavia, è opportuno che prima della notifica dell’atto si proceda ad un’audizione del sospettato. Nella maggior parte dei casi, salvo che si sia di fronte ad un soggetto fortemente disturbato che reiteri il comportamento persecutorio, il presunto stalker è un professionista, è trasversale. A mio avviso esiste un vuoto normativo dato che l’ammonimento disatteso, pur potendo determinare un aumento della pena edittale da quattro a sei anni, tanto che il reato non sarà più perseguibile a querela, ma d’ufficio, costituisce invito, ma non sempre evita che si arrivi all’epilogo dell’omicidio. Sarebbe utile che dopo questa fase la persona fosse sottoposta ad un percorso, con dei controlli mirati da parte di professionisti. Oggi le alternative per una donna vittima di violenza sono due: tentare di mediare davanti all’autorità di pubblica sicurezza o servirsi del rimedio della denuncia, con le lungaggini che ne conseguono. Peraltro la legge richiede una responsabilità puntuale da parte dello stalker, infatti, gli atti persecutori devono creare timore per l’incolumità propria e dei congiunti, tale da alterare lo stile di vita della vittima. E’ utile ricordare, però, che la donna violentata, prima di rivolgersi alle forze dell’ordine, debba essere assistita da volontari, centri di antiabusi, che rappresentano i primi presidi. Il mio auspicio è che si aiutino le vittime di stalking a denunciare e che, nella definizione dei procedimenti si crei un canale privilegiato per quelli che tutelano i soggetti passivi di reati di violenza fisica e psicologica».
 

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