Vincenzo Meriani e Marina Pellegrino ospiti dei Concerti in Villa

Scritto da , 15 luglio 2015

Questa sera alle ore 21, il duo violino e pianoforte si esibirà sul belvedere di Villa Guariglia, proponendo un programma spaziante da Mozart a Janacek

 Di OLGA CHIEFFI

Dopo i fasti della Band City Rythm Orchestra che domenica sera ha inaugurato la sezione jazz della prima edizione dei Concerti in Villa, un cartellone allestito dal M° Luigi Avallone, il quale ha incrociato e convinto un ottimo sestetto strumentale di Philadelphia, con due cantanti ad animare la villa comunale di Vietri, stasera si salirà a Villa Guariglia per ascoltare il duo composto dal violinista Vincenzo Meriani, figlio d’arte di papà Angelo e della pianista, nonché padrona di casa, Marina Pellegrino, vietrese doc, figlia d’arte di mamma Nella.  Se in villa si era assistito ad una serata brillante con la band che ha spaziato dal repertorio swing, con tanto di ballerini Lindy Hop, con la voce maschile che ha evocato i successi di Frank Sinatra, e la voce femminile che si è spinta oltre, toccando il repertorio Rythm &Blues e Soul, voce la sua che possiede un eccezionale controllo della melodia, intatta nella sua comunicatività, rispettando gli equilibri e la dialetticità dei rapporti con il sestetto che l’ha magistralmente sostenuta, lasciandola muovere all’interno del gioco, con tutta la sua elasticità e flessuosità, direi quasi ecletticità ad attanagliare il pubblico, preda della forza evocata da quella musica, dalle tumide, schiette, aspre ombreggiature blues e le chiare, yodelizzanti pennellate, evocanti anche il pop, che si sono combinate in maniera innovativa nell’inquieta tavolozza del suo robusto bronzeo registro, emozionandoci nel comunicarci i diversi suoi umori interpretativi bilanciati nel lavorare melodia e versi in un quadro espressivo il più delle volte coerente e dinamico, stasera il programma principierà con la Sonata per violino e pianoforte n°4 K304 in Mi minore datata 1778. L’opera presenta una struttura quanto mai semplice e lineare nei suoi due movimenti, Allegro e Tempo di minuetto. Un sentimento di rassegnata malinconia caratterizza l’Allegro iniziale, dove non mancano screziature contrappuntistiche con alcune accentuazioni drammatiche. Risalta poi in tutta la sua purezza melodica una frase musicale piena di fantasticheria romantica. Il tono elegiaco del minuetto anticipa l’affettuosa intimità del canto schubertiano, secondo una valutazione che trova concordi tutti gli studiosi della musica di Mozart. Si procederà con la Sonata di A dire il vero, la sonata di Leos Janáček ultimata, nella versione definitiva, nel 1921. Un’opera che risente inevitabilmente del clima della Grande Guerra e che si rispecchia in essa nell’estrema tensione tra espressione lirica e vocabolario violinistico, ricorrendo a volte a un tipo di scrittura scarna, quasi minimalista. Il modello, però, rimane quello della sonata classica ottocentesca, che viene tuttavia trasfigurato dal linguaggio drammatico e originale del compositore moravo. Il tempo iniziale, “Con moto”, presenta un dialogo nervoso e febbrile tra i due strumenti, in una tonalità scabrosa come quella del si bemolle minore. La “Ballada”, nata in origine come pezzo autonomo, esprime un lirismo più rivolto al passato, mentre l’“Allegretto” successivo sostituisce il tradizionale scherzo con un trio in maniera sfacciata e popolaresca. Le pulsioni contrastanti del mondo di Janáček esplodono nell’“Adagio” finale, nel quale il violino contraddice all’inizio con violenza (feroce, indica l’autore sulla prima frase) la scrittura cantabile del pianoforte, con un insolito rovesciamento delle parti. La seconda parte del concerto vedrà in apertura l’esecuzione della Sonata op.108 n°3 in Re minore di Johannes Brahms, la cui composizione dedicata ad Hans von Bülow, impegnò l’autore per circa due anni e nonostante l’affermazione di Massimo Mila che «nobile compostezza formale ed affettuosa intimità espressiva si pareggiano nelle tre Sonate per violino e pianoforte» questa pagina ci offre una pienezza di suono diversa dall’intimismo delle precedenti. L’uso moderato del contrappunto e il grande virtuosismo del pianoforte apparvero alla critica un “cedimento” del compositore, che fu accusato di ricercare elementi più esteriori e d’effetto, ma non si può non osservare la felice creatività della linea melodica. Del resto, come spesso accade nella musica di Brahms, il fascino del lavoro sta nella variazione e nella permutazione del materiale tematico, apparentemente inesauribile. Finale con la funambolica Polonaise Brillante op.21 in La maggiore di H.Wieniawski, il Paganini polacco, con il violino che ora sale nella tessitura acutissima con sorprendente lucentezza, ora esplora i toni più bassi della gamma portando con sé lo struggimento e la passione, il fuoco dei sentimenti più intensi, ed pianoforte aggiunge pathos alla voce del solista, via via insistendo con drammatica tensione oppure sciogliendo in un solo gesto le inquietudini della melodia.

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