Vincenzo De Luca e Don Giovanni

Scritto da , 8 Marzo 2015
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 Il capolavoro mozartiano, alla vigilia della rivincita delle elezioni regionali, inaugurerà il 15 aprile il cartellone lirico-sinfonico del teatro Verdi. Il 12 marzo verrà svelato il ricchissimo programma che saluterà in primavera l’esecuzione dell’ attesissimo Andrea Chénier e per la ripresa autunnale de’ Il Barbiere di Siviglia, e le ennesime Tosca e Traviata che chiuderà in brindisi il 2015.

 

Di Olga Chieffi

La corsa alle regionali di Vincenzo De Luca sembra legata a doppio filo con l’irresistibile seduzione immediata di Don Giovanni. Se nella stagione 2009-2010 il ruolo del più celebrato dei seduttori fu dello splendido Markus Werba, al quale seguirono interpreti stellari per gli altri quattro titoli  quali la Lucia di Lammermoor con Nino Machaidze, e ancora l’accoppiata Renato Bruson e Franco Zeffirelli per Rigoletto, e quella Gigi Proietti e Leo Nucci per Nabucco e per chiudere ancora Zeffirelli e la Lewis con una cover tutta d’oro, Hui-He per l’Aida di Zeffirelli con le coreografie di Carla Fracci, supportata da una ancora più preziosa rassegna concertistica, solo il 12 marzo potremo conoscere cast e cartellone ufficiale della nuova stagione lirica del massimo cittadino. Siamo certi che il sipario del teatro Verdi si leverà il 15 aprile, ancora una volta, sul capolavoro mozartiano. Dopo un decennio d’attesa potremo, finalmente ascoltare l’Andrea Chénier di Umberto Giordano, che racchiude una felice intuizione del teatro e una ragguardevole penetrazione del significato d’ogni quadro del dramma, il suo cantare in “dialetto”, una parlata meridionale, come scrive acutamente Gianandrea Gavazzeni che così bene lo collega, oltre che al grido, anche al gesto fissato dall’orchestra. Uno stile che non ha proprio nulla del bercio o dell’oratoria enfatica, se realizzato secondo il buon costume della tradizione compositiva partenopea, nella vigorosa larghezza dell’onda canora, nella sobrietà degli effetti orchestrali, in uno spazio tale da temperare il mordente e la tensione del movimento scenico. Saluteremo anche il ritorno di Gioacchino Rossini che campeggia nel “cielo” del nostro teatro, e del suo Barbiere di Siviglia in cui grandissimo spazio è dato all’elemento ludico, inteso come recupero di un’esigenza di costruzione formale dei concertati, usati, però, quale mezzo per garantire un trapasso fluido e quasi inavvertibile dall’azione drammatica all’aspetto più rivoluzionario del ludus rossiniano: la sospensione del “tempo”, o meglio il suo smisurato allargamento in seno ad episodi dove è la musica sola ad imporre la propria forma ed il proprio ritmo interiore. Finale di stagione, ma sempre nei limiti della previsione con due titoli riempi-teatro la Tosca di Giacomo Puccini e la Traviata di Giuseppe Verdi, già numerose volte rappresentate qui a Salerno e con immutato successo di pubblico che ama la melodia seduttrice del grande toscano e versare calde lagrime sulla morte di Violetta. Ad affiancare i cinque titoli operistici immaginiamo anche una rassegna cameristico-sinfonica di altissimo valore, come lo è sempre stata, anche se poco frequentata dagli abbonati, che amano solo le rappresentazioni liriche, meglio se molto conosciute.

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