Vincenzo Albano: come MutareVerso dopo la pandemia?

Il Governo ha ignorato a oggi il Terzo Settore e la configurazione giuridica di Erre Teatro, così come di tanto associazionismo territoriale, che non rientra nella tutela delle politiche centrali. Siamo inesistenti, pur lavorando per rendere vivi i territori e le città che abitiamo.

Di VINCENZO ALBANO

In molti hanno sottovalutato, in un primo momento, la portata degli accadimenti e hanno fatto non poca fatica ad accettare il blocco delle attività. Mutaverso Teatro non ha fatto eccezione. Ho creduto di poter allontanare la paura dell’epidemia, o almeno, di poterle tener testa a quel metro di distanza senza mandare in fumo mesi di lavoro, già di per sé funambolici. Poi le consequenziali decisioni, gli inevitabili provvedimenti, le giuste restrizioni, che a quanto pare andranno ben oltre i tempi previsti. È un momento di incertezza terribile, per tutti, per la salute pubblica prima di ogni cosa. Per quanto il tempo della quarantena possa essere anche quello di un piacevole ozio, non nascondo una certa operosità del pensiero. Non posso negare come stia trascorrendo questo tempo lento e dilatato pensando ad arginare i danni subiti e immaginando altri modi per ricominiciare sotto ogni punto di vista, personale e professionale. Mi auguro si tratterà di questo e non di riprendere da una certa “normalità”, lo dico senza retorica. Detto ciò, il Governo ha ignorato a oggi il Terzo Settore e la configurazione giuridica di Erre Teatro, così come di tanto associazionismo territoriale, che non rientra nella tutela delle politiche centrali. Siamo inesistenti, pur lavorando per rendere vivi i territori e le città che abitiamo. Se dunque concordo con chi scrive di questo tempo come di un tempo “non finale”, anzi fa bene dirselo e crederci, è altrettanto vero che di non poco conto sarà la vicinanza delle amministrazioni locali, cui rivolgo un invito approfittando di questo spazio. Ne va della possibilità di tenere in piedi quanto finora costruito. In qualche occasione, ho rivendicato il diritto di veder crescere i frutti di un lavoro che ha dimostrato di avere solide basi a dispetto dei venti contrari, ma a questa bufera nessuno era preparato, me compreso. Ci sarà bisogno di dialogare più di quanto accaduto in precedenza e di rispettare intanto gli impegni presi. Sono fiducioso, almeno su questo. Ammetto di esserlo un po’ meno sulla capacità di fare cerchio da parte dei teatranti salernitani, o almeno alcuni di essi, più intenti a fare abuso delle tecnologie digitali per promuoversi come i primi della classe. Non trovo necessario parlare a tutti i costi e pur comprendendo la mobilitazione, onestamente mi disturba un certo protagonismo teatrale nell’emergenza, per non dire di certe apparizioni egoriferite e fuori luogo. Tutti leggono, recitano, cantano, ballano dal salotto della propria casa, dalla cucina e dal balcone. Non credo faccia male alla nostra passione rinnovare senza chiasso le nostre energie per ripartire tutti già in estate. Pensiamoci e lavoriamoci, nonostante le incertezze. Quanto a Mutaverso Teatro, ora è solo una pagina digitale, da leggere, in linea con gli obiettivi della Stagione interrotta. Al momento sono cinque gli spettacoli annullati e i quattro del mese di aprile avranno lo stesso destino, purtroppo, considerando le ultime ordinanze. Ne restano sei a maggio, ma attendiamo gli eventi e soprattutto rispettiamo le regole per risolvere questa emergenza. Ora la priorità è questa. Nel frattempo anche #iorestoacasa e provo a fare “dell’ozio una terapia”, citando le parole di un’amica. Sento la mancanza di molte cose e anche il teatro mi manca, ma sopperisco a questa mancanza attraverso le sue pagine scritte. Io e Stefania Tirone abbiamo ripreso sui nostri canali di comunicazione l’invito a un “teatro da leggere”, convinti che esso possa agire, se non sul palcoscenico, intanto nella nostra sensibilità di lettori. Parole, brevi stralci da testi e autori che amiamo, che abbiamo incontrato e proposto in questi ultimi anni. Li condividiamo guidati dal sentire del giorno e non secondo un calendario predeterminato. Le parole sono soglie, passerelle testarde capaci di tenere avvinti, aspettando il nuovo che sarà.