Villacaro non avrà mai un “fine pena”. La Cassazione respinge il ricorso dei legali e confermato l’ergastolo inflitto in secondo grado

Scritto da , 12 novembre 2017

Pina ferro

Accusato di aver premuto il grilletto e ucciso, dinanzi al tribunale di Salerno, Donato Stellato, resterà in carcere per tutta la vita. La Corte di Cassazione ha confernato la sentenza emessa dai colleghi della Corte D’Appello di Salerno a carico di Ciro Villacaro accusato di omicidio, associazione finalizzata allo spaccio . Il 35enne salernitano dovrà scontare l’ergastolo. Ora la sentenza è definitiva, con il pronunciamento della Cassazione che ha respinto il ricorso presentato dall’avvocato del 35enne salernitano Massimo Torre. Per Villacare si spengono le speranze di arrivare ad un “fine pena”. Rigettati i ricorsi anche per gli altri imputati accusati tutti di far parte dello stesso clan capeggiato da Francesco Salvini, oggi collaboratore di giustizia: 15 anni per Ivan Del Giusto, 9 anni e 6 mesi per Salvatore Nigro, 7 anni per Giovanni Zullo. Ad inchiodare Villacaro, già nel corso del processo di primo grado sarebbero state le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, su tutti Ciro De Simone, Raffaele Del Pizzo e Dario Iannone, ritenuti attendibili dai giudici della Corte d’Assise. Il gruppo capeggiato da Villacaro stava cercando di accreditarsi come nuovo gruppo di riferimento della criminalità organizzata. Capi ed organizzatori indiscussi del nuovo gruppo criminale erano Villacaro, D’Andrea e Nigro (i primi due sono ritenuti gli autori dell’omicidio di Donato Stellato, il fratello di Giuseppe, alias “Papacchione” ucciso il 24 febbraio del 2007 proprio davanti il Palazzo di giustizia). Intorno a loro vi erano poi i gregari ai quali era demandata l’esecuzione materiale dei delitti.Donato Stellato fu freddato a colpi di pistola il 24 febbraio del 2007 nella sua Mini Cooper mentre transitava in corso Garibaldi a Salerno. In auto con lui vi era la fidanzata. I killer arrivarono in sella ad una moto: una gimkana tra auto incolonnate e comitive a spasso per raggiungere il loro bersaglio, pure lui bloccato nel traffico lungo corso Garibaldi illuminato a giorno. Infine, lo raggiungono e lo ammazzano con tre colpi di pistola calibro 38 (due alla testa) sotto gli occhi della convivente fidanzata atterrita.

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