Via Martiri Ungheresi: vincono gli inquilini. Bocciato il ricorso di Lanzetta

Scritto da , 12 febbraio 2013
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Hanno vinto la loro battaglia: non occupano abusivamente gli appartamenti, né c’è necessità che li abbandonino per consentire la demolizione degli stabili e tirarne su di nuovi. Il giudice della prima sezione civile del Tribunale di Salerno, Giuseppe Fortunato, ha rigettato il ricorso presentato da Giovanni Lanzetta per quanto riguarda la vicenda delle palazzine contese di via Martiri Ungheresi a Pastena. Le famiglie residenti nelle strutture edificate con fondi messi a disposizione da Fortune Pope per ospitare coloro che erano rimasti senza nulla a seguito dell’alluvione del 1954 e donate all’orfanotrofio Umberto I, potranno tranquillamente ignorare le lettere di sfratto giunte la scorsa estate. La proprietà, l’immobile è stato acquistato oltre 30 anni fa dall’imprenditore Gennaro Lanzetta e ceduto a dicembre 2012 al figlio Giovanni, riteneva perfino che gli appartamenti fossero occupati in maniera abusiva dagli inquilini non persistendo alcun contratto di locazione. Ma le palazzine furono donate proprio per far fronte ad una emergenza sociale e lo stesso Lanzetta nel corso degli anni ha continuato a riscuotere il simbolico contributo da parte delle famiglie residenti fino alla decisione, recente, di abbattere lo stabile per poterne costruire uno nuovo, cacciando così le famiglie che lì abitano. «Il fatto che gli occupanti – si legge nella sentenza del giudice dello scorso 28 gennaio – si sarebbero immessi nel godimento di immobili in modo abusivo non trova alcun riscontro probatorio ed anzi è resistita dalla destinazione dello stabile a ricovero della famiglie degli alluvionati. Che poi gli originari conduttori abbiano acquisito legittimamente la disponibilità degli immobili è dimostrato dalla deliberazione del Commissario prefettizio del 20.4.1956, ove è contemplata l’assegnazione delle singole unità agli aventi titolo, dietro il pagamento di un canone sociale». Un canone sociale che lo stesso nuovo proprietario ha continuato a riscuotere. «I soggetti che sono poi subentrati – si legge ancora nella sentenza – hanno dato continuità ad un rapporto regolarmente instaurato ed in ogni caso il fatto che Gennaro Lanzetta abbia comunque accettato i canoni e consentito il protrarsi della detenzione, vale di per sé a ravvisare la sussistenza di un autonomo titolo di detenzione». Insomma, loro hanno tutti i diritti di abitare lì. Così come la proprietà può sì effettuare lavori di ristrutturazione indifferibili, ma senza necessità di modificare la configurazione degli immobili. Soddisfatti i residenti Guerino Memoli, Raffaele Marotta, Pasquale De Rosa, Egidio De Bernardis e Vincenzo Dolce (assistiti dagli avvocati Alfonso Giordano, Fabrizio Salvati e Valerio Kalby) che parlano di «giustizia fatta per una serie di abusi» a cui sono stati «sottoposti da questo imprenditore prepotente che non ha tenuto conto dell’uso sociale di queste strutture e del fatto che qui vi abitano anche tre persone invalide al 100%. Ringraziamo i nostri legali, il giudice e l’onorevole Fulvio Bonavitacola che in questi mesi ci è stato molto vicino in questa nostra lotta».
Ma la loro battaglia prosegue perché gli abbattimenti dello scorso settembre per rendere inagibile lo stabile da parte della proprietà portano i loro effetti che si ripercuotono sulle famiglie. 
«Il materiale di risulta che è sul terrazzo doveva essere rimosso e smaltito – spiegano – ma Lanzetta, nonostante l’intervento del settore pubblica incolumità del Comune ha fatto orecchie da mercante, lasciando, tra l’altro una impalcatura qui da oltre un anno. Chiediamo anche l’intervento del sindaco Vincenzo De Luca affinché vi sia un ripristino dei luoghi». Insomma, una battaglia è stata vinta, ma la guerra continua.

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