Vetrella: «Non abbiamo costretto nessuno. Sita ha un contratto»

Scritto da , 10 febbraio 2013
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«Noi non costringiamo nessuno a restare e a fare debiti. Se Sita prosegue è perché è stato raggiunto un accordo». Il “triangolo” dei trasporti Sita Sud, Regione Campania e Province, è destinato a far parlare ancora di sé. La situazione è estremamente intricata: da un lato, l’azienda che lamenta costi eccessivi per lo svolgimento dei servizi, in discrepanza con i corrispettivi erogati dagli enti appaltanti; dall’altro la Regione che a quei quasi 9 milioni di euro di perdite registrate lo scorso anno dall’azienda non crede molto. Tanto che, nel corso delle prossime settimane, saranno passati al vaglio i bilanci della Sita per appurare se effettivamente c’è scompenso tra i costi sostenuti per il servizio e i proventi relativi ai contratti. Tanto che, ora, Palazzo Santa Lucia spulcia i conti aziendali per verificare se «bilanci e rendicontazioni siano quelli di un’azienda efficiente». L’assessore regionale ai trasporti, Sergio Vetrella, precisa che se la ditta di trasporto continuerà il proprio lavoro sul territorio regionale, in regime di obbligo di servizio, con la garanzia esclusivamente di quelli minimi, è perché le parti sono addivenute ad un accordo. Un accordo che si basa sulla adozione della legge europea 1370 del 2007 e che prevede l’obbligo, per le aziende di trasporto, di mantenere attivo il servizio. Ma non solo. «Il 1370 del 2007 – afferma Vetrella – prevede oltre all’obbligo di servizio, anche il “ragionevole utile” (ovvero un tasso di remunerazione del capitale abituale per il settore che tenga conto della sussistenza o meno del rischio assunto dall’operatore di un servizio pubblico a seguito dell’intervento dell’Ente di riferimento, ndr). Quindi – precisa l’assessore – non viene imposta alcuna perdita in termini economici all’impresa». Ma intanto, per Sita e per i suoi dipendenti e l’utenza stessa si prospetta un periodo non proprio felice dal momento che toccherà ora agli Enti appaltanti (Regione e Province di Salerno, Napoli e Avellino) inviare le lettere d’obbligo di servizio con cui verranno rimodulati i collegamenti con probabili pesanti ripercussioni sia in termini, appunto, di servizi con un taglio di circa 500 mila chilometri per quanto concerne la sola provincia di Salerno, che di esuberi di personale che scaturirebbero in seguito alla riduzione, con circa un centinaio di dipendenti che vedrebbero a rischio il proprio posto di lavoro.
Ma nei confronti di Sita, l’assessore Vetrella si toglie qualche sassolino dalla scarpa: «Già nel 2012 – afferma – la Sita sosteneva di non poter andare avanti con quanto riceveva e la Provincia di Napoli, in quanto stazione appaltante, diede all’azienda 800 mila euro in più rispetto al previsto. Ora sono tornati e dicono di non farcela più. In questo momento – spiega ancora – siamo alle prese con la riprogrammazione dei servizi legati al trasporto pubblico e, in tale contesto, sapremo con maggiore certezza se alla Sita saranno offerti gli stessi servizi o maggiori, di sicuro non al di sotto di quello che prevedono i contratti attuali. Abbiamo assicurato la continuità del servizio e delle attività. Noi, intanto, continueremo con l’analisi di bilanci e rendicontazione dell’azienda per capire se i costi che sostiene siano da impresa efficiente ed efficace». Insomma, ora, Vetrella mette anche in dubbio che sia Sita a non effettuare correttamente o quanto meno, in maniera logisticamente poco coerente, il servizio. Ma Sita Sud non era, secondo Sergio Vetrella, il fiore all’occhiello del trasporto pubblico della Regione Campania?

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