Vesuview sound con Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura

Scritto da , 6 agosto 2017
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E’ il giorno dell’ascesa sul vulcano, contro ogni rogo, per il prestigioso duo, evento clou del Pomigliano Jazz Festival giunto alla XXII edizione

 

Di OLGA CHIEFFI

Un viaggio nel nostro particolare sentire, un viaggio dentro di noi che ci farà toccare con mano che la Campania e il suo capoluogo sono ancora oggi i luoghi rischiosi della comunicazione con il sotterraneo, la scena dove ciò che è sepolto può all’improvviso rivivere, minaccioso o benefico. Fuoco giallo e rosso del Vesuvio, bollori sulfurei dei Campi Flegrei, cuniculi della Sibilla traforati dal cielo, fiamme delle anime purganti, grotte di Virgilio, i falò di Sant’Antonio Abate: è qui, da noi senza dubbio, che il nascosto chiede con maggiore insistenza e da più tempo di farsi luce, ed è qui che può diventare più poroso e friabile il muro che divide il “sopra” e il “sotto”, l’ “al di qua” e l’ “al di là”, l’arcaico e il presente, l’immaginario e il reale, in uno psicodramma che nei secoli, è riuscito a penetrare la cultura e il suolo. La labilità di cui parla Ernesto De Martino a proposito dei contadini meridionali che vivono gli stati di possessione, può così rivelarsi come il sintomo di un antico e tenace bradisismo psichico, che, come quello geologico, non ha mai smesso di erodere la solidità del mondo della cultura del Sud, con il suo culto dei santi e dei defunti, il suo Cristo eternamente sanguinante e agonizzante, la sua ossessione dello sguardo malefico e delle fatture, la sua vertigine degli oracoli, dei sogni e della Sorte. Da millenni, la terra ballerina esegue una figura alla quale Hermes psicopompo (e Pulcinella, il suo “doppio” moderno) ha dettato il ritmo, i gesti, il senso. E’ qui, sul nostro gigante che ascenderemo in una lunga passeggiata, un’ascesa, una sfida, un rito, sul Vesuvio, per godere dell’ invenzione di un prestigioso duo composto dalla felice accoppiata di tromba e flicorno, di Paolo Fresu e del bandoneon di Daniele Di Bonaventura, che chiuderà la XXII edizione del Pomigliano Jazz Festival. Al loro attivo già due progetti, Mediterraneo Mistico e In Maggiore, dal quale nascerà la performance sull’orlo del cratere, a 1200 metri, in cui la vista sarà capace di sposare il fuoco della lava e l’acqua del mare, schizzando un paesaggio acustico fluido ed evocativo, attraverso la densità affettiva e la costitutiva eccedenza dei suoni, rispetto al tempo e ai luoghi. Il Mediterraneo si insinuerà nell’entroterra, in un gusto tutto italiano per la melodia, che per forza evocativa e intensità melodica sembrerà voler accompagnare immagini proiettate su uno schermo interiore. Il concerto si dipanerà sulla profonda empatia dei due musicisti e sull’adesione sensibile ai materiali proposti: lo spirito di Puccini e quello di Chico Buarque che si mescoleranno alle allusioni folkloristiche, alla leggera astrazione, alla grande melodia italiana da cui fa capolino Nino Rota. Un brano come il pucciniano “Quando me’n vo” trasmette intensamente il segno di un vagabondare mesto e pensoso, come altri sanno evocare stati d’animo e umori con lirismo e sfumature crepuscolari. L’inizio del concerto è previsto alle ore 18, ma gli spettatori dovranno arrivare entro le 16.30 al piazzale quota 1.000 di Ercolano, per poi in silenzio, anche gli applausi, per non disturbare la fauna, lasciarsi attirare dai suoni, voci di ciò che sopravvive e persiste come risorsa culturale e storica, capaci di turbare, interrogare e scardinare, intrattenendo relazioni invisibili e reticenti, con ciò che Ranjana Khanna definisce “il residuo della malinconia”, nell’ “ora che volge il disio ai navicanti e ‘nterisce il core”.

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