Vessicchio: “Chiedo scusa, travisato mio pensiero”

Scritto da , 25 Marzo 2019
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All’indomani delle esternazioni rese nel corso della telecronaca della sfida Agropoli-Sant’Agnelo, sfida valida per l’Eccellenza Campana Girone B, a parlare ai microfoni di FqMagazineè il giornalista Sergio Vessicchio, sospeso dall’Ordine dei Giornalisti della Campania per alcuni presunti commenti sessisti nei confronti dell’assistente dell’arbitro Liotta, la signorina Annalisa Moccia.

Nelle ultime ore si è scatenato un polverone intorno alla vicenda, con l’AIA, nella persona del presidente Marcello Nicchi, pronta ad adire le vie legali per tutelare non solo la propria affiliata, ma anche per l’immagine distorta data dal giornalista in merito all’intera classe arbitrale.
FqMagazine Vessicchio è tornato sulla vicenda, chiedendo, seppur in maniera segnatamente celata, scusa per le dichiarazioni rese ieri pomeriggio: “Ho sbagliato ma non era quella la mia intenzione, per questo mi scuso” – precisa il giornalista campano -. “Sono finito in un tritacarne nelle ultime ore. Mi hanno messo in bocca parole che non ho mai detto“.
Lo stesso Vessicchio chiarisce il significato delle parole preferite a margine della telecronaca di Agropoli-Sant’Agnello: “Volevo dire che nel Cilento e in Campania le arbitre donne vengono vessate. È un schifo quello che si verifica” – prosegue – “finiscono nel mirino tra offese, insulti, battutine e ingiurie dal momento in cui arrivano sul campo di calcio“.
Conclude Vessicchio con un elogio nei confronti della signorina Moccia e di un problema piuttosto evidente legato al mondo femminile: “La guardalinee in questione è stata la migliore ieri” – ribadisce l’inviato di CanaleCinqueTv -. “Il discorso andrebbe ampliato: perché la partita femminile di ieri Juventus-Fiorentinanon l’hanno fatta arbitrare a una donna? Perché una donna non arbitra a livello nazionale?“.
Infine la denuncia del giornalista sulle strutture sportive inidonee per le donne che arbitrano: “Se lei viene in Cilento, si accorgerà di dove si spogliano e dell’assenza di strutture adatte“.

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