Veni, vidi……gridi!

Scritto da , 26 Dicembre 2019
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Finissage per la mostra Look&Allucc di Gabriele Bojano e Armando Cerzosimo, presso la galleria Camera Chiara, con la partecipazione di Santin Fiorillo

Di ARISTIDE FIORE

Un elogio della nota stonata, uno sberleffo alla società consumistica o semplicemente un sano trastullo? Forse tutto ciò e altro ancora. Sta di fatto che la simpatica rassegna via social inventata dal giornalista Gabriele Bojano, intento a immortalare ignari passanti sorpresi nelle tenute più stravaganti, si è trasformata in una sorta di rubrica, che per tre anni ha dispensato un po’ di buonumore per cominciare la giornata in allegria, fino alla consacrazione definitiva, con una mostra allestita  nella Salerno antica, presso la Camera Chiara Galleria Sala Posa in via da Procida, 9, grazie alla disponibilità del fotografo Armando Cerzosimo e che, dopo una settimana vivissima, ha vissuto  il suo finissage, impreziosito dal fine perlage di Santin Fiorillo. Seppur di foto si tratti, il collegamento tra la Fotografia, l’arte esaltata innanzitutto dall’opera del padrone di casa, e queste stampe di scatti realizzati velocemente, di rapina, con lo smartphone, potrebbe sembrare inappropriato, sebbene al giorno d’oggi venga dato un certo risalto anche alle immagini d’autore realizzate col nuovo mezzo. Ma non è questo il caso. L’esposizione, consistente in quindici pannelli stampati presso il Cerzosimo Lab Photo Print e organizzata in collaborazione con la Banca Monte Pruno e con il Comune di Salerno, è stata tenuta a battesimo da Nino Frassica, intervenuto mediante un videomessaggio, forse anch’esso realizzato con un telefonino, e dal conduttore radiofonico Pippo Pelo, e presenta una selezione delle centinaia di scatti pubblicati su Facebook da Bojano, opera sua o di improvvisati collaboratori autoreclutatisi fra i numerosi e affezionati followers. In bilico tra sociologia, antropologia e satira sociale, questa fiera scanzonata del desiderio di identità, visto attraverso i suoi eccessi, intenzionali e non, riesce a andare al di là del puro trastullo, della curiosità e della risata facile, dimostrandosi invece capace di attrarre al tempo stesso esponenti del mondo della cultura e dell’informazione o semplici curiosi, di stimolare dibattiti sulla vera essenza del trash e del kitsch fra studiosi come Francesca Federico, Paolo Apolito e Anna Bisogno e animatori culturali come Claudio Tortora o personaggi televisivi come Santino Fiorillo, e semmai di interrogarsi su dove ci stia portando la società dei consumi, in quest’ambito forse compenetrantesi con quella dello spettacolo. Viene spontaneo constatare, per esempio, che i capi d’abbigliamento sfoggiati in queste immagini, per quanto stravaganti di per sé o nel loro abbinamento, saranno stati pur prodotti da qualcuno, non si sa bene se mosso da canoni estetici simili a quelli esplicitati dai personaggi ritratti o da una particolare perspicacia, capace di individuare e assecondare certe tendenze, visto che, in fondo, tante eccezioni messe insieme fanno numero e che anche il prodotto di nicchia ha la sua resa, senza coincidere necessariamente con la concezione comune di bellezza e eleganza. Al di là di queste e eventuali altre considerazioni, non resta che godersi questa fiera dell’accessorio improbabile, dagli stivaletti bianchi a tacco alto alla Elton John (ma artigliati), dai quali spuntano inquietanti gambe pelose, alle ragazze sorprese in piena estate alla fermata dell’autobus, con stivali che sembrano usciti dal set di “Guerre stellari”, ai quali fanno da contraltare due bagnanti che assistono alla messa seminudi in una località balneare: un caso di “mal-costume” che tuttavia, in certe circostanze, sembrerebbe essere tollerato. Potremmo ammirare il coraggio di chi intreccia una treccina colorata coi pochi capelli rimasti, specialmente se raffrontato allo sfoggio di una capigliatura rasta ipertrofica, ai limiti della vita propria, o piuttosto vedere una bandiera nei bermuda, praticamente delle mutande multicolori, indossate da un signore in giacca, che potrebbe magari incarnare l’archetipo della vittima del fisco. E chissà che, attraverso questi soggetti e le loro strampalate performance stilistiche, qualcuno non intraveda il proprio “lato oscuro”, un desiderio di osare finora confinato in cantina.

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