«Vedevo mio figlio diverso, il medico disse che era “viziato”. No era autistico»

Scritto da , 31 luglio 2017

«Signora, stia tranquilla suo figlio non ha nulla. Siamo solo di fonte a un bambino viziato». E’ quanto si è sentita dire Giovanna A., salernitana madre di quattro figli quando a più riprese chiede ad un medico “cosa ha mio figlio? Perchè non è più reattivo come prima? Una risposta che non placa i suoi dubbi e che la spinge a consultare altri medici fino a quando uno specialista on gli dice, senza mezzi termini che il bimbo è autistico. Matteo (nome di fantasia) ha quattro anni e mezzo e oggi dopo un percorso di riabilitazione comincia a fare ciò che fanno i bimbi a sei o sette mesi: la lallazione. Giovanna è convinta che i problemi di Matteo siano collegati direttamente alle vaccinazioni. Oggi lei, non dice no a prescindere alla somministrazione di vaccini. No. Giovanna chiede una vaccinazione pulita e singola. Pulita nel senso che nei vaccini non vi devono essere sostanze nocive. «E’ strano agli animali vengono somministrati vaccini puliti, agli umani no». Matteo è l’ultimo di quattro figli, alla nascita sta bene, la sua crescita nella prime settimane è nella norma. «Il suo comportamento uguale a quello di altri neonati. Io stavo vivendo lo stesso percorso già vissuto con gli altri miei figli. I primi problemi insorgono dopo la somministrazione della seconda dose di vaccino (a sei mesi). Si comincia con una tosse che compariva e spariva all’improvviso per poi ripresentarsi puntuale il mese successivo. Ovviamente io spaventata mi rivolgo al pediatra il quale mi parla di allergia. Intanto era giunto il momento di sottoporre Matteo alla terza dose di vaccino. Cosa che io rimando più volte a causa della presunta allergia e quindi del vai e vieni della tosse. E, oggi dico meno male che non ho sottoposto mio figlio al terzo richiamo. Intanto, lo sviluppo di Matteo si era fermato, non aveva la lallazione ma non gattonava neppure e questo era molto strano. Almeno per me che avevo l’esperienza dei fratelli e della sorella». Ma quando si è allarmata concretamente e si è rivolta a qualche specialista? «Matteo aveva cinque mesi, era state. Eravamo in spiaggia, ad un tratto io chiamai più volte Matteo ma lui non mi rispondeva, non si voltava era come assente. Manifestai subito la mia sensazione e preocupazione alle mie amiche le quali sminuirono e per rassicurarmi dissero che io ero “fissata”. Ma io non mi placavo. Mio figlio non era quello di prima. Avevo i video girati nelle prime settimane e prima della somministrazione della seconda dose di vaccino. Matteo era vispo e reattivo. In ogni caso io non mi davo pace e mettevo in croce anche mio marito asserendo appunto che Matteo stava male e che dovevamo darci da fare. Comunque, tramite un medico salernitano vengo inviata da uno specialista napoletano il quale dopo una visita superficiale a mio figlio, asserisce che Matteo non ha nulla è solo “vinciuto” (n.d.r viziato). Pioi mi dice signora stia tranquilla e ci rivediamo a settembre. Ovviamente l’apprendere che mio figlio non aveva nulla mi rese la donna più felice del mondo. Tornammo a casa, le settimane trascorrevano, ma nulla cambiava. Ovviamente tornai a sprofondare nel panico. A questo punto portammo il bimbo da uno specialista dell’ospedale di via San leonardo. Anche questi mi confermò la tesi del medico napoletano e anche questa volta la visita fu alquanto superficiale. Ma mi fu consigliato di effettuare la logopedia. Nel frattempo ci avviciniamo al periodo dell’apertura delle scuole e Matteo doveva frequentare il primo anno delle materne così una mattina mi recai all’Asl per informarmi su come avviare il percorso di logopedia. Qui incontrai una splendida dottoressa che trascorse oltre un’ora con mio figlio. Giocò con lui, lo guardò e lo visitò. Poi si rivolse a me e mi disse ciò che non avrei mai voluto sentire: “Signora suo figlio ha un disturbo evolutivo dello sviluppo”. Non serviva solo la logopedia». Ora ha una prima diagnosi, quindi sapeva come muoversi? «A dire il vero fu la dottoressa dell’Asl ad inviarci a Roma. Qui avemmo, io e mio marito una notizia che ci lasciò senza fiato. Lo specialista senza troppi giri di parole e senza indorare la pillola ci dice: “Vostro figlio è autistico”. Avevamo la diagnosi è vero ma non immaginavamo che per sottoporre il bimbo alle terapie appropriate avremo dovuto combattere ancora e soffocare il dolore. Non è stato facile trovare un centro per la terapia Aba (terapia comprensiva di più discipline). Nei primi mesi poi la terapia è stata a carico nostro perchè non vi erano i fondi a disposizione dell’Asl. Piano piano mio figlio sta migliorando, ancora non parla, ma ha cominciato la lallazione. E’ stata una fortuna non avergli fatto somministrare la terza dose di vaccino».

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