«Utilizzare i microrganismi per ridare vita al suolo»

Scritto da , 23 Dicembre 2019
image_pdfimage_print

di Pina Ferro

Ricercatore, studioso del ruolo e delle funzioni dei microrganismi nella produzione agricola, collabora per attività scientifiche con numerosi centri di ricerca e università sia in Italia che all’estero. Difficile poterlo incontrare. Battipagliese doc, tiene conferenze in tutto il mondo. Michele Sellitto esperto in campo nazionale ed internazionale in Suolo e Tecnologie per lo sviluppo e l’innovazione sostenibile in agricoltura. Nel corso degli anni numerose sono state le pubblicazioni come autore e co-autore su volumi e su riviste scientifiche a livello nazionale ed internazionale. Inoltre, Sellitto è Marketing Manager nel settore delle Biotecnologie per l’Agricoltura, nello stesso ambito svolge un’intesa attività di consulenza in Italia ed all’estero. Poche settimane fa ha incontrato i ragazzi dell’Profagri di Salerno con i quali ha affrontato il tema “Il Suolo Vivo”: un emozionante viaggio virtuale nel suolo per carpirne la sua estrema importanza, la sua fragilità e le azioni che si possono intraprendere per preservalo e tutelarlo.

Come ha illustrato, durante l’incontro con i ragazzi, attraverso un approccio scientifico l’intero eco-sistema piante suolo e microrganismi comunicano, questo metodo di analisi è valido, e proponibile ovunque? Anche nella nostra Piana del Sele?

«Certo, tutte le piante hanno la capacita di creare interconnessioni con altre piante della stessa specie. Interconnessioni che possono essere fisiche tramite il contatto diretto delle radici, chimiche tramite segnali prodotti dagli apici radicali. Segnali che oggi grazie alla ricerca possono essere codificati in un reale linguaggio. Può sembrare irreale ma ad esempio le nostre meravigliose piantine di rucola nei loro pochi giorni presenti nei nostri campi comunicano». Ma solo le piante parlano? «Assolutamente no. La comunicazione tra le piante evidenzia un sistema strettamente interconnesso che fa dello scambio di segnali chimici un elemento essenziale alla comprensione ed allo studio della relazione suolo-pianta. Anche il suolo, come le piante si comporta come un organismo vivente. Il suolo nasce, si sviluppa e se non gestito bene può morire».

Il suolo può morire? Da questo, la necessità della giornata mondiale del suolo?

«Ogni volta che si celebra una giornata tematica è sempre per suscitare attenzioni e riflessioni su temi importanti. Il suolo è da considerarsi una risorsa naturale non rinnovabile, poiché i tempi di formazione sono estremamente lunghi rispetto a quelli di degradazione. Per la formazione di 1 cm di suolo, sono necessari oltre 100 anni, e per la formazione di humus occorre qualche millennio. Quindi il suolo al pari di qualsiasi altro essere vivente deve essere nutrito, protetto e la sua gestione deve essere un imperativo della nostra agricoltura».

E nella Piana del Sele?

«Conosco molto bene l’importanza e la ricchezza dei suoli della mia terra, ne conosco le proprietà mineralogiche, i processi di pedogenesi che hanno portato alla loro formazione. E per questo che nelle occasioni di scambio di conoscenze con gli esperti che lavorano nella piana, il mio messaggio è sempre quello di avere particolare cura del suolo, di considerarlo Vivo, perche il suolo è un organismo vivo. L’eccessivo abuso nell’ uso di suolo porta alla sua degradazione».

Ma ci sono alternative?

«Più che alternative parlerei di approcci innovativi. Ad esempio l’uso dei microrganismi benefici da applicare al suolo per ridare vita, anche nei suoli della piana del Sele».

Lei consce molto bene questa terra perché è uno della Piana del Sele?

«Si, in questa terra precisamente a Battipaglia, ci sono le mie radice affettive. La mia formazione professionale è iniziata in queste zone. Le mie prime esperienze in alcuni vivai, come tanti giovani laureati in agraria, poi il percorso nello studio del suolo, su cui ho dedicato la mia prima formazione professionale».

La sua formazione poi si concretizzata lontano dalla sua terra……

«Si. Ho viaggiato molto e ho avuto la possibilità di collaborare con importati gruppi di ricerca internazionali. I miei due importati pilastri professionali li ho costruiti in Spagna presso la Universidad de Córdoba e presso la Purdue University College of Agriculture (Usa) dove ho avuto modo di svolgere il dottorato di ricerca. Ho ricevuto diversi riconoscimenti, come dal gruppo italiano Aipea e dall’Ecoistituto del Veneto, per la mia prima attività di ricerca, svolta durante il lavoro di tesi all’Università degli Studi del Molise, dove ho conseguito la laurea in Scienze Agrarie a pieni voti con lode. Anche un riconoscimento internazionale dall’Accademia Nazionale per le Scienze di Bucarest per la pubblicazione di un testo scientifico. E poi innumerevoli esperienze come agronomo in molti paesi nel mondo, Costarica, Messico, Spagna, Romania, Marocco e tanti altri».

Spagna, Stati Uniti, Messico… quindi lei si può considerare un cervello in fuga?

«No anzi, ho sempre utilizzato le mie conoscenze e la mia formazione acquisita all’estero qui in Italia».

Oltre alle partecipazione ai convegni si occupa anche di didattica e immagino di ricerca?

«Ho sempre avuto l’opportunità,soprattutto all’estero di fare corsi sull’uso della Microbiologia in Agricoltura. Ogni anno ad esempio presso le l’Universitatea de Stiinte Agricole si Medicina Veterinara, a Timisoara, Iasi e Cluj-Napoca (Romania) ho dei contratti di docenza. Il mese scorso ero a New York per dei corsi e inprecedenza anche presso al Usek University di Beirut. Credo fermamente che abbiamo l’obbligo etico e professionale di aiutare a formare la nuova comunità di agronomi del futuro con una nuova visione e un modo diverso e più innovativo di risolvere i problemi. Riguardo la ricerca ho in essere diverse collaborazioni con Istituti di ricerca in Italia. Proprio in questi giorni abbiamo pubblicato un paper su una importante rivista internazionale sull’uso dei biopreparati microbiologici».

Molto interessante anche il suo impegno legato ai temi dei cambiamenti climatici.

«E’un dovere che dovrebbero sentire un po’ tutti gli operatori del settore che hanno avuto modo di approfondire gli studi delle Scienze Agrarie. Come agronomi siamo gli unici che hanno avuto l’opportunità di studiare tutte le scienze che riguardando l’ambiente, il suolo e il clima. Quindi abbiamo una grande responsabilità di fare qualcosa di concreto per il nostro pianeta».

Qual è il suo punto di vista? Abbiamo ancora qualche chance per superare il problema?

«Siamo a punto di non ritorno, nel senso che credo che dal concetto di cambiamento dobbiamo orami abituarci a parlare di adattamento. Quindi attuare tutte le azioni che riducono il nostro impatto sul pianeta in una visione di adattamento alle nuove condizioni climatiche che si stanno già verificando».

E l’agricoltura che impatto ha sui cambiamenti climatici?

«Più del 20 % delle emissioni globali vengono dal settore agricolo, di cui la maggior parte dovute da una cattiva gestione del suolo. A differenza del passato dove il clima influiva sull’agricoltura, oggi è l’agricoltura che influisce è cambia il clima. I dati oggi danno conferma alle mie affermazioni».

La soluzione?

«Il mio pensiero è avere fiducia nella scienza, e nelle applicazioni dei metodi scientifici. Cosa che con dispiacere vedo non viene fatto neanche da chi ci governa».

L’abbiamo vista nel 2017 durante il memorabile l’incontro che ha organizzato al Crea di Pontecagnano con il suo amico della Nasa il ricercatore Doug Ming e adesso la ritroviamo a distanza di due anni a Salerno a parlare di Suolo vivo, quali i prossimi appuntamenti?

«Mi fa piacere che si ricorda dell’incontro sui microrganismi che abbiamo avuto al Crea: è stato un momento importante. La prima volta che se ne parlava in modo scientifico. Posso anticipare che per gennaio 2020 una Casa Editrice di rilevanza nazionale pubblicherà un mio libro che ho curato come Editor in cui ho coinvolto ricercatori e studiosi in ambito Italiano e internazionale sul tema dei Microrganismi in Agricoltura; sarà un momento importante per questa nuova scienza. Organizzerò eventi e seminari per studenti, ricercatori, agricoltori di tutta Italia creando sempre di più interconnessioni e momenti di divulgazione scientifica, unica strategia per migliorare lo stato di salute del nostro pianeta. Lei è un salernitano al servizio della comunità mondiale, la seguiamo con interesse e sicuramente ci rivedremo per la presentazione del nuovo libro».

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->