Usura bancaria, a giudizio Profumo e Picella

Scritto da , 3 marzo 2017

Pina Ferro

L’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, Alessandro Profumo, e Raffaele Picella, direttore della filiale di Atena Lucana di Banca della Campania rinviati a giudizio con l’accusa di usura bancaria aggravata. Il collegio giudicante del Tribunale di Lagonegro ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal Pubblico Ministero Rossella Maria Colella Colella. Per i due funzionari di banca il processo comincerà il prossimo mese di settembre. Per l’accusa i due dirigenti bancari rinviati a giudizio applicavano tassi di interesse che andavano di ben oltre il 100%, anzi erano di poco al di sotto del 200%.
La vicenda giudiziaria ha avuto inizio nel 2014 quando Carmine e Vincenzo Casale, rappresentati dall’avvocato Carlo Scorza presentano una denuncia alla magistratura. I due avevano aperto dei conti correnti presso gli istituti di credito in questione. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2000 ed il 2013. Nella denuncia veniva evidenziata l’applicazione da parte dell’istituto di tassi usurai che avrebbero raggiunti picchi che in taluni casi hanno sfiorato il 190%.
Carmine Casale, quale rappresentante della ditta Casalmotor aveva chiesto, all’epoca dei fatti, al Monte dei Paschi di Siena, alcuni finanziamenti per la sua attvità lavorativa.
Secondo l’accusa, l’imprenditore ha pagato complessivamente a Montepaschi interessi per un importo complessivo superiore ai 150mila euro. I rapporti presi in esame sono diversi ed in tutti i casi venivano applicati interessi di gran lunga superiori al tasso soglia previsto dalla legge e determinato periodicamente da Bankitalia. Nel caso di un conto corrente bancario, acceso nel 2006, Mps ha applicato nell’arco di 7 anni, ossia fino al 31 dicembre del 2013, tassi che hanno raggiunto il 108%: la società dell’imprenditore titolare del conto ha dovuto così pagare interessi per un importo pari ad oltre 47mila euro. Lo stesso trattamento è stato riservato ad un conto anticipi dove in questo caso, tra il 2008 ed il 2013 sono stati applicati tassi che hanno raggiunto il 18% e che hanno comportato il pagamento di interessi per 13mila euro circa.
A richiedere finanziamenti alla Banca della Campania è stato Vincenzo Casale padre di Carmine, Anche per costui si sono verificate condizioni simili a quelle del Monte dei Paschi di Siena. Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta ha fatto redigere una consulenza tecnica dalla quale è emerso che i tassi applicati dagli istituti di credito in alcuni casi hanno raggiunto il 160%.
Il direttore ha presentato, nel corso dell’udienza di ieri, anche una memoria difensiva. Nel dettaglio ha sottolineato che all’epoca dei fatti non era più al vertice del consiglio dell’istituto di credito.

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