Un’ossessione durata 4 anni

Scritto da , 30 Dicembre 2018
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di Redazione Cronache

E’ stato ascoltato dal Gip Pipola della Procura di Nocera Inferiorte che al termine dell’interrogatorio ha convalidato l’arresto e il carcere per Vincenzo Magliacano, assistito dall’avvocato Massimo Ancarola. L’accusa è di omicidio volontario premeditato nei confronti di Biagio Capacchione, 63anni, titolare della CimeP di Fisciano.
Questa volta Magliacano ha parlato del movente: il delitto è stato il culmine di una ossessione iniziata nel 2014. Ha preso dall’officina l’auto di un cliente, si è recato sotto casa, ha abbassato il finestrino alla sua destra e ha fatto fuoco. Due colpi prima di fuggire. Una dinamica che era già chiara agli investigatori, le immagini delle telecamere avevano ripreso tutto. E tutto era da chiarire sul movente dell’omicidio, frutto di antiche ruggini e fraintendimenti con quello che era stato anche il suo padrino di cresima.
Tutto nasce da una commessa per la manutenzione di otto ambulanze di un’associazione di volontariato di Fisciano. Secondo la ricostruzione dei fatti Magliacano si sentiva un perseguitato, convinto di essere finito in una spirale di pettegolezzi. Il nuovo presidente dell’Associazione Il Punto e il nuovo tesoriere avevano dei dubbi sui lavori fatturati per 25mila euro. Fatture gonfiate ma i documenti erano da verificare tanto che se poi fosse risultato tutto a posto avrebbe potuto lavorare ancora con l’associazione. Parole che gli avrebbe riferito lo stesso Capacchione, un’accusa che lui ha sempre respinto tanto è vero che a suo carico non c’è nessuna denuncia. Ma, siamo nel 2014, il tarlo di essere stato offeso nella sua dignità di uomo, di aver messo in dubbio la sua correttezza, cominciano a spingerlo in uno stato depressivo. A rendere ancora più grave la situazione, ha riferito Magliacano, un episodio sempre del 2014 in un bar di Baronissi. La figlia, non riconosciuta, ascolta i ragionamenti di due volontari dell’associazione che parlando riferiscono delle ruberie del padre. Magliacano, anche per problemi di salute del figlio, piano piano entra in uno stato depressivo, finisce sotto cura. Si inaspriscono anche i rapporti con la moglie che cerca di scuoterlo ma il disagio interiore aumenta sempre di più.
Un’ossessione che ha lo spinto sempre più giù da un punto di vista emotivo e purtroppo ha individuato in Capacchione l’artefice di tutti i suoi problemi. Magliacano ha confessato di aver pensato anche al suicidio, poi ha trasferito questo suo malessere sulla vittima. Da mesi aveva sospeso anche la terapia per la depressione, le pillole gli impedivano di poter lavorare. Uno stress di quattro anni che lo hanno portato a commettere il folle gesto e uccidere l’ex amico. Poi Magliacano ha precisato che non è mai scappato ma si è semplicemente portato in un posto a lui particolarmente caro. Era su quando ha sentito la voce del figlio piccolo chiamarlo papà. E così è uscito, lo ha abbracciato ed atteso l’arrivo dei carabinieri che erano stati allertati. Meno male che siete arrivati, altrimenti non so cosa avrei combinato, queste le parole all’arrivo dei militari.
Intanto ieri è stata effettuata anche l’autopsia sul corpo di Biagio Capacchione. Ieri mattina il Pm della Procura di Nocera Rubano ha conferito l’incarico al dottor Giuseppe Consalvo. Per la famiglia della vittima è stato nominato il dottor Giuseppe Raimo. L’esame autoptico ha confermato che Capacchione è stato raggiunto da due colpi di fucile. Il primo lo ha colpito di striscio al volto, il secondo, quello mortale gli ha perforato la milza, provocandogli una emorragia interna. Giusto il tempo per il povero Capacchione di ritornare sui propri passi prima di perdere la vita. Considerato che il pallettone del fucile da caccia, legalmente detenuto dall’omicida, cacciatore provetto, contiene nove pallini si è verificato che ben 8 hanno perforato la milza. La salma è stata liberata e i funerali si terranno questo pomeriggio alle 15 alla chiesa di s. Agnese di Sava.

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