Una stele per Girolamo Britonio

Scritto da , 18 ottobre 2017

L’associazione Alburnus ha intitolato un cippo al poeta cortigiano del ‘500 nativo di Sicignano degli Alburni

Di OLGA CHIEFFI

Non solo festa della castagna lo scorso weekend a Sicignano degli Alburni, ma anche cultura letteraria e memoria del proprio passato. Sabato, infatti, è stata scoperta sulla “piazzetta” uno splendido belvedere a getto sulla vallata alburnina, una stele dedicata a Girolamo Britonio.  L’Associazione Alburnus, dietro suggerimento del suo illustre socio, il pianista Costantino Catena, con la piena collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Sicignano degli Alburni, ha in primo luogo, lo scorso anno intitolato proprio il belvedere al poeta cortigiano del ‘500, unico sicignanese cui è stata dedicata fin dal 1972 una voce nella prestigiosa enciclopedia Treccani, dove viene chiaramente riportato che è nato a Sicignano degli Alburni nel 1491 e che era anche conosciuto con il soprannome di “Sicinio”, mentre quest’anno il Presidente dell’Associazione Alburnus, Rocco Mandia, unitamente al sindaco Ernesto Millerosa ha scoperto una stele dedicata al cantore del luogo. Girolamo Britonio mostrò sin da piccolo la sua passione per la poesia, la musica e la pittura e nel 1519 si trasferì a Napoli al seguito di Giulio Cesare Caracciolo, dove frequentò l’Accademia Pontaniana. Iniziò la sua carriera di poeta cortigiano presso il Principe di Salerno Roberto II, poi fu al servizio di Eleonora d’Aragona, di Costanza d’Avalos e della poetessa Vittoria Colonna. La prima e più importante opera, è “Gelosia del Sole” oggi in edizione critica a cura del Prof. Mauro Marrocco, per la SUE (Sapienza Università Editrice), è un canzoniere che comprende 454 tra sonetti, madrigali, canzoni e sestine in lingua volgare, purtroppo tacciate di pochezza dal Sannazzaro per il quale, il verso è usato senza dubbio con correttezza, ma con assai scarsa originalità, la presenza della mitologia è continua, massiccia e tediante, assente è qualsiasi sincero interesse dell’autore per la materia, fiaccamente trattata per finalità unicamente cortigiane. Per il suo paese natio scrisse il sonetto dal titolo “Siciniano”: “……Avventuroso mio gradito nido/che serba in pregio uno spirito si invitto/ch’ebbe vivendo tante opime spoglie./Augerio mio, però, sia in gloria e grido/non mai per me che ciò che amando ho scritto./E’ stato un delirar d’accese voglie”.

 

 

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