Una sbirra, una carrozza

Scritto da , 21 gennaio 2018
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Sarà Tosca ad inaugurare la nuova stagione lirica il 20 aprile. Ritorna, come previsto, la Fiume nei ruoli di Lucia e di Gilda, due opere a sorpresa quali il Die Zauberflote e la contemporanea Miseria e Nobiltà, festa per l’anno celebrativo rossiniano con Il Barbiere di Siviglia diretto da Donato Renzetti

 Di OLGA CHIEFFI

 C’eravamo lasciati, appena due anni orsono, con Tosca, che eccola riapparire per inaugurare la nuova stagione lirica il prossimo 20 aprile. Quel dicembre del 2016 Scarpia aveva il fisic du role e la grande voce di Ambrogio Maestri, al quale il direttore di questo foglio, somiglia davvero molto. “Tre sbirri…. una carrozza, seguila” rivela il nero barone, e anche Tommaso, sincero uomo di mondo, è fornito di una vera e propria spoletta capace di accender micce ai piedi dei palcoscenici e del fido Sciarrone, latore di segrete missive. In una di queste, vi abbiamo letto che sarà l’ormai esperto e simpatico binomio, composto dal nostro amatissimo direttore artistico e Riccardo Canessa ad evocare la Roma di Floria Tosca, personaggio e non persona dalla psicologia complessa, strumento e motore d’un teatrale “gioco degli opposti”, mano caritatevole ed omicida e di Vitellio Scarpia, il Barone, capo della Polizia segreta, “Bigotto satiro che affina colle devote pratiche la foia libertina e strumento al lascivo talento fa il confessore e il boia”. Il 4 maggio il regista Mariano Bauduin, cresciuto alla corte di Roberto De Simone, esordirà col suo allestimento, pensato per il nostro massimo e invocato da tempo del “Die Zauberflote” di Wolfgang Amadeus Mozart. Quattro anni fa, l’ invenzione della gioia venne dall’Orchestra di Piazza Vittorio con il libretto stravolto, l’assenza di Papagena, le arie “raggate”, jazzate, mescolate anche alla tradizione napoletana, come la celeberrima “Der Holle Racke kocht in meinem Herzen”. Questo sarà l’anno buono per ascoltare l’originale, vera perla di questo invidiabile cartellone, con la sua varietà di costumi esotici misti, l’introduzione al rituale massonico, ma anche il divertimento favolistico infantile, a mezzo tra lo spettacolo di burattini e quello da circo, che porterà al suo sogno di felicità l’uomo, raggiunta attraverso la fraternità universale e i suoi simboli tratti dal mestiere del costruire, la cazzuola, la squadra, la piramide, sulle immortali note degli strumentini e del flauto, che non è qui più solamente uno strumento, ma il simbolico demiurgo dell’ azione, sottratto alla frivolezza dell’ intrattenimento mondano, con il super-potere di raffigurare la solitudine e e quell’attesa che attraverserà l’intero Ottocento. Opera contemporanea e napoletana per la chiusura della prima parte della stagione, il 25 maggio, con la scarpettiana “Miseria e nobiltà”, commissionata a Marco Tutino dal Teatro Carlo Felice di Genova e che lì andrà in scena in prima assoluta a fine febbraio, per poi essere rappresentata qui a Salerno, con la direzione di Francesco Cilluffo e la regia di Rosetta Cucchi. Chi ama la commedia originale e la pellicola ne ritroverà gli equivoci e il clima da farsa, ma anche qualcosa di diverso: meno personaggi-maschere, più psicologia e un contesto politico e culturale più definito, con l’azione spostata nel 1946, nei giorni del referendum tra monarchia e repubblica. Ritorna Daniel Oren il 5 ottobre per dirigere Gilda Fiume nel ruolo che l’ha vista conquistare il San Carlo, Lucia di Lammermoor, opera che vedrà la regia di Renzo Giacchieri. Celebre ruolo per soprano d’agilità, Gilda Fiume dovrà fornire una lezione di virtuosismo acrobatico, non trascurando la malinconia e l’insistente abbandono sugli accenti, che forniscono la biografia, i dati anagrafici di una vocalità altrimenti incorporea. Era nell’aria anche un altro titolo di Gaetano Donizetti, l’Elisir d’amore, ma….e lo vogliamo dire proprio con lo stesso tono ironico di Rosina, ricorrono 150 anni dalla scomparsa di Gioacchino Rossini e proprio il nostro massimo che vede ad ogni opera affacciarsi dal suo cielo, il genio di Pesaro, non poteva esimersi dal celebrarlo degnamente. Il 7 dicembre, quindi, irromperà sul palcoscenico del Verdi Figaro, “Il Barbiere di Siviglia”, per la regia di Mancini e la prestigiosa bacchetta di Donato Renzetti a guidare l’eterna, irrefrenabile tensione al gioco della musica rossiniana, la stessa che riesce, malgrado tutto, a deviare la commedia di caratteri dell’originale letterario, sulla pista della vertigine sonora, coi suoi paradossali travestimenti, coi suoi concertati alonati di follia, coi suoi fonemi in libertà. Finale di Stagione il 28 dicembre con Rigoletto. Bacchetta salda tra le mani di Daniel Oren e regia di Pier Francesco Maestrini. Se nel 2013 fu Leo Nucci nei panni del buffone gobbo ad inaugurare la stagione al fianco di Desirèe Rancatore, non è detto che il nostro più grande baritono voglia prolungare i festeggiamenti per i suoi 50 anni di carriera proprio qui a Salerno, battezzando, magari, nel ruolo la Fiume che è Gilda di nome e di fatto.

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