Una Norma per Salerno

Scritto da , 24 ottobre 2017

Cast ampiamente sbilanciato a favore dei ruoli femminili con Gilda Fiume e Teresa Iervolino sugli scudi. Pollice verso per il tenore Gustavo Porta. Regia sincretica tra neoclassicismo e romanticismo firmata da Giandomenico Vaccari

 Di OLGA CHIEFFI

 Gran pubblico per la Norma, nel nuovo allestimento del teatro Verdi, affidato alle firme congiunte del regista Giandomenico Vaccari e Flavio Arbetti che ha inaugurato la ripresa autunnale del massimo cittadino. Allestimento sincretico, pensato da Arbetti, in cui lo stile Impero protagonista del neoclassicismo (Impero Romano-Impero Napoleonico) con le colonne romane della casa di Norma, ha sposato il preromanticismo con due querce ai lati del palcoscenico, simbolo delle selve tenebrose, il grande gong simbolo del Dio Irminsul, qualche roccia cupa e desolata, con la macchina del fumo ad invadere l’intero teatro per evocare la bruma della notte. La regia, piuttosto statica, è stata espletata unicamente attraverso le scene di massa, nelle scelte geometriche di sfondo per far popolare il palcoscenico di armati e popolo, impagabile per i protagonisti che hanno svolto la loro azione con assoluta naturalezza, sul davanti del palcoscenico, al proscenio, ad esclusione, purtroppo dell’aria più attesa e temibile Casta Diva. Gilda Fiume ha finemente svolto il compito affidatole, con il suo strumento, splendidamente modulato, omogeneo in tutta la gamma con acuti sonori e rotondi, senza fastidiosi suoni ingolati, bellissimo e soave ma senza quel nero per schizzare il dramma passionale, tacitare le sediziose voci e far risuonare il mistico bronzo. Eccelsa la cabaletta “Ah! Bello a me ritorna” dalle agilità, ben “musicalizzate”, studiate alla scuola della Devia, giuste le intenzioni dei duetti, con l’altra felicissima scoperta della serata, l’Adalgisa di Teresa Iervolino, con la quale per l’eleganza del fraseggio e della linea melodica, grazie all’accortezza con cui fiati e dinamiche sono stati concepiti, hanno offerto dei soddisfacenti duetti e su tutti “Mira, o Norma” la scena dell’alleanza tra donne. Se George Andguladze è stato all’inizio un Oroveso poco incisivo, ripresosi, poi, nel finale, il tenore Gustavo Porta, interprete di Pollione dalla voce potente, ma mal controllata è risultata la “perla nera”, per dirla in Barcaccia Style, del cast, con problemi nel portamento, acuti forzati, imprecisi e vocali spalmate. Il suo Pollione non ha fatto intravvedere e immaginare i tratti essenziali che abbisognano al ruolo, ma, in compenso, ha rivelato tutti quelli utili ad alimentare quella sana e divertente ironia che, in ambiente musicale, fiorisce sui vizi dei tenori. A completare il cast, la nebulosa prova di Miriam Artiaco, che ha dato voce a Clotilde e il dignitoso Flavio di Vincenzo Peroni, ruoli nei quali dovrebbero e potrebbero con consapevolezza debuttare nei ruoli minori. L’Orchestra Filarmonica Salernitana si è ritrovata spaccata tra i numerosi inappuntabili senatori dei fiati, con ospiti del teatro di San Carlo, tra cui il primo clarinetto e l’habituè Hernan Gareffa, primo oboe, con una piacevole nuova presenza, la viola di Antonio Bossone e il ruolo di konzertmeister, assolto accuratamente da Myriam Dal Don e i diversi neo-diplomati, in particolare, tra gli archi, primi e secondi violini, che minano il suono orchestrale e la sua invasata ricerca, da parte del direttore Daniel Oren, di cui lodiamo l’idea interpretativa realizzata solo in alcuni punti dell’opera, con richieste al limite nei pianissimi, per non soverchiare quel perfetto microcosmo creato dalle voci femminili. Coro ben preparato da Tiziana Carlini, con tante promettenti individualità che le nostre classi di canto sfornano di anno in anno, anche se ha trovato nella bacchetta di Oren tempi diversi, più stretti, da quella di Gaetano Soliman, che ha provocato qualche discronia tra buca e palcoscenico, unitamente al nostro Gustavo Porta con le “preparazioni” all’acuto spiegato, prontamente riprese da Daniel Oren, il quale per le corone finali e l’avvio al rogo, non ha disdegnato di elevare anche il suo canto. Buona performance della banda di palcoscenico affidata a Francesco Aliberti. Applausi, dalla dilettata e ammirata platea, con tanti giovani che aspirano a calcare, al più presto, le tavole del nostro massimo, unitamente a podio e golfo mistico, con finale tra le rose per tutti. Ultima replica questa sera alle ore 19, sul podio Daniel Oren.

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