Una mortale corsa al like

Scritto da , 21 Febbraio 2019
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Successo di pubblico per “SocialMente” della FrigoProduzioni, ospite della Stagione Mutaverso di Erre Teatro

 Di GEMMA CRISCUOLI

Quando li si vede sfibrati, stralunati, ipnotizzati dal televisore che fissano come se lo sguardo non potesse avere che una direzione, è facile pensare che siano agli antipodi della normalità. E invece si sta assistendo a una nevrosi che tutti respiriamo come se fosse ossigeno. Ideatori, registi e interpreti, Francesco Alberici e Claudia Marsicano offrono con “Socialmente” di Frigoproduzioni un ritratto implacabile di chi sceglie di farsi vampirizzare dai media in una sorta di culto molesto, che pretende corpi sempre all’altezza della situazione e anime come vuoti a perdere. Lo spettacolo, applaudito al Centro Sociale di Salerno, rientra nel cartellone di Mutaverso, il progetto sostenuto dalla Erre Teatro di Vincenzo Albano. I protagonisti, tanto carismatici che è impossibile staccare loro gli occhi di dosso (ampliando così la suggestione dell’allestimento come prigione della percezione) incarnano i due volti- ormai indistinguibili-dell’esibizionismo: l’ansia di brillare nello star system e il bisogno di esorcizzare frustrazioni e solitudini. Il frigo che presenta la F di Facebook allude alla voglia di divorare immagini, chat, emoticon ma anche di esserne divorati: i protagonisti entrano ed escono da questo vero e proprio archivio di informazioni, ricordi, messaggi, totalizzante al punto di risucchiare quasi tutta la luce del palco, dove il contatto umano è in effetti congelato nell’attesa, puntualmente tradita, che si trovi uno sbocco a una condivisione che è solo masturbazione allo specchio. Francesco Alberici si mette in gioco senza respiro nel misurarsi da un lato con il desiderio sessuale, provocato da una chat, represso a fatica e pronto a deflagrare con la violenza di un pugno, dall’altro con l’amara constatazione che gli “amici” contattati non siano che numeri. Claudia Marsicano, eccellente equilibrista tra apatia astiosa ed entusiasmo febbrile, tra coreografie ossessionanti, coazione a ripetere e senso del nulla, dialoga col televisore sognando l’affermazione in un talent show e soffrendo l’esclusione dal successo. Anche quando sono vicini tra parole che girano a vuoto e voci fuori campo di giovani intervistati ben lieti di essere sempre connessi, sono incapaci di riconoscersi davvero in qualcosa. Non vale a nulla cantare a squarciagola “Oggi sono io” di Alex Britti prima di accasciarsi come sacchi vuoti: chi annega nel mare magnum dei social può dire tranquillamente addio a quel concetto ingombrante che è l’identità. Tenetevi per voi tutto ciò che non avete il coraggio di essere; la corsa al like non aspetta.

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