Una fisarmonica intorno al mondo

Scritto da , 3 agosto 2016

Questa sera, alle ore 21 I concerti d’Estate di Villa Guariglia ritornano sul sagrato del Duomo di Cava de’ Tirreni con  Francesco Citera alla fisarmonica, Rocco Basile al basso e Pietro Ciuccio alle percussioni.

 

Per il secondo appuntamento, sul sagrato del Duomo di Cava de’ Tirreni, promosso con il contributo dell’amministrazione metelliana, oggi, alle ore 21, “Music around the World” con Francesco Citera alla fisarmonica, Rocco Basile al basso e Pietro Ciuccio alle percussioni. Il festival, organizzato in collaborazione con la Provincia di Salerno, il Comune di Salerno, il Comune di Baronissi, il Comune di Cava de’ Tirreni, il Comune di Cetara, l’Ept, la Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, il CTA, la Coldiretti-Campagna Amica e l’Associazione Amici dei Concerti di Villa Guariglia, con il patrocinio morale del Consiglio Regionale della Campania ed il Conservatorio di Musica “Giuseppe Martucci” di Salerno, presenta un viaggio intorno al mondo guidato dalla fisarmonica cilentana ma dall’anima blues di Francesco Citera, che comincerà dall’America Latina con Sertao, passando per News Real, sbarcando in Europa, e precisamente in Irlanda con The Musical Priest. Un omaggio alla musica da film con un florilegio delle più amate colonne sonore, tra firme quali Nino Rota e Piovani, e passaggio in Francia, sulle tracce di Richard Galliano. La fisarmonica si eleverà alla dignità di un’intera orchestra, con violini, violoncelli e contrabbassi evocati di volta in volta da quelle dita che corrono febbrili sui tasti, dal mantice che si apre e si chiude suggerendo il soffiare del vento, l’incessante moto dell’onda. E, come il pifferaio della fiaba, ci trascina via con sé. Basteranno le prime note di un paio di celebri pagine come “Tango pour Claude” e soprattutto “Fou Rire”, che profumano di bistrot parigino, malinconia primaverile, ragazze sorridenti. Il viaggio continuerà verso l’Argentina, per rispolverare la lezione del grande Astor Piazzolla ma naturalmente riletta sul filo dell’Hazardus, tra cultura “alta” e popolare, in un mix irresistibile, con “Oblivion” e una “Libertango” che parte delicata e leggera per poi esplodere nei suoi mille colori e ci senti tutta la disperazione del popolo argentino schiacciato dalla dittatura, la voglia di libertà come da titolo, di volare via, almeno con la musica. E ancora, un’evocazione della sigla in stile musette del cartone animato Lupin III, brani originali quali Ugnardè, e virtuosismi tra Czardas, Cavaquino e ragtime prima maniera.

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