Una finale nel segno di Rachmaninov

Scritto da , 4 luglio 2017

Tre le esecuzioni della Sonata n° 2 che sul palcoscenico del teatro Verdi ha assegnato il I posto del XV Premio di Esecuzione “Antonio Napolitano” alla pianista ucraina Tetiana Shafran. Vincitore morale Evgenij Starodubtsev e la sua colorata Petruska

Di OLGA CHIEFFI

Serata di gala della XV edizione del Premio Internazionale di esecuzione pianistica “Antonio Napolitano – Città di Salerno”, nella caldissima cornice del teatro Verdi, nel segno della Sonata n°2 in Si Bemolle minore op.36 di Sergej Rachmaninov, esemplare, nella sua complessità, di un Novecento nascente con le sue parentesi di sogno e negli episodi affannati e tempestosi. Sergej affermava che “La musica deve esprimere il paese di nascita del compositore, i suoi amori, la sua religiosità, i libri che lo hanno influenzato, le pitture che ama”, e la sonata è stata eseguita da Fedor Amirov un russo dalle mani gigantesche e dai lunghi capelli che sembrava fuoriuscito da un romanzo di Fedor Dostojevskyij o da un film di Sergej Ejzenstejn, magari Ivan il terribile, dalla Giapponese Kiana Reid e dalla ucraina Tetiana Shafran. Tre diverse interpretazioni, sicuramente visionaria quella di Amirov, sino a stravolgere la partitura, compitino pulito per Kiana Reid e grande qualità di tecnica e interpretazione, che nulla ha di generico nell’approccio, alla pagina, per la vincitrice assoluta Tatiana Shafran, che ha lavorato con acribia analitica sulla pregnanza narrativa della sonata e sui procedimenti di tensione e distensione delle arcate strutturali, sulle peculiarità della scrittura e della componente timbrica essenziale alla definizione di uno stile originale. Se la Shafran ha dominato e incantato la giuria, il pubblico è stato conquistato dall’altro pianista russo, Evgenij Starodubtsev, il quale ha proposto i Tre movimenti dal balletto “Petruska”, di Igor Stravinskij, dedicati ad Arthur Rubinstein. Stravinskij intendeva attraverso inesplorate possibilità espressive riportare il pianoforte alla sua peculiare costituzione percussiva. Il virtuosismo trascendentale che ne scaturisce è determinato da una ritmica sconnessa e frastagliata alla quale non sono estranei elementi popolari come un intento descrittivo. Il pianoforte è sottoposto ad un incessante procedere ritmico dalla inesauribile vitalità alla quale si aggiunge una tavolozza coloristica che trova pochi paragoni, e che Starodubtsev ha reso splendidamente. Il coreano Pil-Won Seo ha invece scelto per la finale Triana, dalla suite Iberia di Isaac Albeniz, che ebbe fra i suoi primi interpreti certi giganti come Rosenthal, Godowsky, Cortot, Backhaus, Rubinstein, e ottenne una certa popolarità, per la sua attrattiva offerta dalla armonia fondata su scale modali alternative rispetto al maggiore e al minore, sia dall’uso coloristico dell’accordo, sia dal brusco accostamento di tonalità lontane fra di loro, e la Sonata op.53 n°5, in Fa diesis, di Aleksandr Nikolaevic Skrjabin, che segna il momento in cui il misticismo del genio russo diventa visionario. Un mondo allusivo e misterioso, fatto di improvvise estasi e di altrettanto repentini furori, che il pianista coreano non è riuscito a schizzare, che gli ha regalato comunque il quarto posto. La giuria composta da Costantino Catena, docente di pianoforte principale del Conservatorio di Musica “D. Cimarosa” di Avellino; Mario Coppola, docente di pianoforte principale del Conservatorio di Musica Bonporti di Trento sez, di Riva del Garda; Pasquale Iannone, già docente di pianoforte principale del Conservatorio di Musica “N. Piccinni” di Bari e i due ospiti stranieri Aki Kuroda, e Oxana Yablonskaya”, ha quindi piazzato, mentre si esibivano le vincitrici del concorso pianistico con categorie, la giapponesina dodicenne Koharu Tamura e le vincitrici del Premio “Vincenzo Solimene”, le giapponesi Maria Abe e Yumi Tanizaki, sul terzo gradino del podio il Rachmaninov di Kiana Reid, mentre argento ex-aequo, unitamente al premio della giuria, per i due pianisti russi, Fedor Amirov e Evgenij Starodubtsev, mentre il primo assoluto è andato alla pianista Tatiana Shafran. Festa delle premiazioni con la borsa del valore di 3000 euro in memoria di Antonio Napolitano; la borsa di 1500 euro offerta da Rosamaria Bianco; la borsa di 1250 euro in memoria del M° Fortunato Galano organista e direttore di coro di Vietri sul Mare ed il Premio della giuria con la borsa di studio del valore di 400 euro offerta dalla Banca Monte Pruno. Giallo per la borsa di euro 1000 offerta dalla Associazione Marina di Salerno, che sarebbe dovuta andare al miglior italiano finalista e che in assenza di connazionali, farà cassa per un rècital in duomo la prossima stagione, con uno cinque pianisti in finale. Organizzazione perfetta da parte di Tonia Willburger e del direttore artistico Ersilia Frusciante che insieme a Maurizio Cogliano e all’intero staff del CTA di Gianluca Mastrovito sta già pensando alla prossima edizione del premio.

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