Un violoncello tra Beethoven e Sostakovich

Scritto da , 6 novembre 2016
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Questa sera, all’Auditorium “Carlo Pisacane” di Sapri Angelo Zupi in duo con la pianista Cira Lariccia inaugureranno la stagione concertistica dell’Associazione “A.Vivaldi”

Di OLGA CHIEFFI
Tornano questa sera, alle ore 19,15, le domeniche musicali dell’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri, presieduta dal suo fondatore Giovanni Marotta. Esordio casalingo per il concerto inaugurale del lungo cartellone allestito dal direttore artistico Vincenzo Zupi Castagno, il quale ha deciso di accendere i riflettori dell’Auditorium “Carlo Pisacane” con il duo composto dal figlio Angelo al violoncello e da sua moglie Cira Lariccia al pianoforte. Due gli autori a confronto: Ludwig van Beethoven e Dmitri Shostakovich. La serata verrà aperta dalla sonata del genio di Bonn op.69 , n°3, in La Maggiore del 1808. Tra le cinque sonate per violoncello e pianoforte che Beethoven compone tra il 1796 e il 1815, questa pagina rappresenta il cambiamento epocale che rende, nella musica da camera, il violoncello protagonista al pari del pianoforte. L’opera è caratterizzata dal minuzioso, intenso, lavoro di ricerca degli equilibri tra i piani sonori ed espressivi dei due strumenti e sin dalla prima esecuzione, viene ammirata anche per le sensazioni di vitalità che riesce a trasmettere. Il primo movimento si apre con il violoncello seguito da un brillante passaggio al pianoforte; il tema, esposto per la prima parte dal violoncello, e per l’altra dal pianoforte, viene poi ripetuto a ruoli rovesciati. Nella coda, quando la composizione sembra ormai terminata, ritorna in “fortissimo” il tema iniziale.
Lo Scherzo, inframmezzato da un trio ripetuto due volte, è costruito sulla forma ABABA con un tema dagli accenti sincopati. Un brevissimo “Adagio cantabile” introduce l’ampio “Allegro vivace”, in forma-sonata, con breve sviluppo ed ampia coda. Due temi intensi dal tono, a volte, quasi umoristico, accentuato nel secondo tema con il tenero sospirare del violoncello. La sonata di Shostakovich op.40 i Re minore, è una delle sue prime pagine cameristiche, composta nel 1934. Pur entro una scrittura ancora molto legata ad elementi tradizionali tardo-romantici e neoclassici, contiene slanci stilistici che saranno poi, riconoscibili nelle opere successive. Nell’opera che so compone di quattro movimenti, si nota un ritorno alle forme tradizionali. Ma sul piano strutturale si avverte una tensione e una complessità tematica che si distacca dal più tipico sonatismo di marca romantica, mediante un processo singolare di “montaggio” delle immagini sonore.

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