Un Titano del violino: Vadim Repin

Scritto da , 24 agosto 2017
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Domani sera, il violinista, insieme ai giovani talenti della Asian Youth Orchestra, diretta da James Judd, sarà ospite della LXV edizione del Ravello Festival

Di OLGA CHIEFFI

Ancora grande musica nella programmazione del Ravello Festival 2017. Stavolta saranno i giovani talenti della Asian Youth Orchestra, formazione fondata da Yehudi Menuhin e Richard Pontzious che mette assieme i migliori musicisti del Sol Levante a salire, domani, alle ore 20, sul palco del Belvedere di Villa Rufolo diretti dalla bacchetta di James Judd. Sono molti a pensare che la musica moderna, quella che porta dritti nel Novecento, nasca con la Prima Sinfonia di Mahler, che inaugurerà il concerto, e il Don Juan di Strauss, entrambi inaugurati nel 1889, ma con esiti quanto mai diversi. All’ovazione riscossa dal poema di Strauss, corrispose la tormentata vicenda della Prima Sinfonia, con un crescendo d’insuccessi che ne scandirono il processo di revisione. A Budapest, nel 1889, figurava come Poema sinfonico in due parti, sebbene privo di programma; quattro anni dopo diventa Sinfonia “Titan”, adombrando un rapporto con l’intricato romanzo di Jean Paul, e poi ancora Titan, poema sinfonico in forma di sinfonia, con un’estensione delle tracce programmatiche specie per il terzo movimento: una “Marcia funebre alla maniera di Callot”, associata alla sarcastica incisione di Moritz von Schwind, raffigurante il corteo degli animali che accompagna il feretro di un cacciatore. Infine, Mahler cancella il programma, elimina l’Andante (Blumine) inizialmente al secondo posto e, a Berlino (1896), presenta la propria opera come Sinfonia in re maggiore. “Il Titano” di Gustav Mahler, è opera lunga e difficile, talmente variegata da passare da momenti intimistici a momenti di voluta, esasperata sonorità. L’intersecarsi dell’azione delle sezioni è fondamentale e il tempismo perfetto serve a non dilatare eccessivamente parti che già di proprio sono volutamente composte con uno scopo quasi provocatorio, che si evidenzia soprattutto nella marcia funebre del terzo movimento, grottesca e quasi beffarda, in cui anche i coloriti vanno curati con estrema attenzione. Il primo movimento si apre con una introduzione lenta Langsam caratterizzata da una sonorità misteriosa che allude alla Natura che si risveglia: Wie ein Naturlaut (Come un suono di natura). La musica di Mahler sembra rivelare qualcosa di un mondo “altro”, evocando una condizione statica, sospesa, fuori dal tempo, non ancora segnata dalla soggettività, e individuando uno spazio acustico aperto in molteplici direzioni, dove le immagini che prendono forma sul lunghissimo pedale di la appaiono frammentarie, liberamente dispersive e sembrano provenire da diverse parti. Il richiamo alla natura ed ai suoi suoni prosegue anche nell’ avvio della esposizione Im Anfang seher gemächlich – Immer seher gemächlich (All’inizio molto tranquillo – Sempre molto tranquillo). Il secondo movimento Blumine, è un delicato e penetrante Lied in forma tripartita, che segue lo schema di un’arietta a tre sezioni, di sviluppo non particolarmente elaborato, ma ornamentata da un fluente controcanto degli archi che fungono da accompagnamento alla linea melodica principale intonata dalla tromba solista in mezzopiano. Il terzo movimento Kräftig bewegt, doch nicht zu schnell (Vigorosamente mosso, ma non troppo presto) è uno scherzo. Il quarto movimento Feierlich und gemessen, ohne zu schleppen (Solenne e misurato, senza trascinare) è sicuramente il più conosciuto fra i quattro della sinfonia. Si presenta come una grottesca parodia di una marcia funebre, una marcia nella forma di un canone avviata da un contrabbasso solo sul tema in tonalità minore di Fra Martino. Il quinto movimento Stürmisch bewegt – Energisch (Tempestosamente agitato) rompe il clima creato dal movimento precedente con una introduzione violenta e drammatica condotta da ottoni e percussioni in fortissimo, che conduce alla parte seguente, di nuovo in forma sonata. Questi diversi temi si mescolano con altre reminiscenze tematiche del primo movimento, fino a un climax orchestrale, che riconduce infine il re maggiore che “deve – scrisse lo stesso Mahler – risuonare come se fosse caduto dal cielo, come se venisse da un altro mondo!” Salirà, poi, in cattedra la violinista Repin che eseguirà il concerto per violino n°1 in Sol minore op.26 di Max Bruch , primo dei tre dedicati al violino, l’unico pezzo veramente popolare di un autore che in seno al movimento romantico tedesco si colloca in una posizione defilata e conservatrice, lontana da ogni radicalismo di stampo moderno. Non per nulla il modello a cui Bruch si rifece è il Concerto per violino in mi minore di Mendelssohn, sia nei riguardi della disposizione formale, sia nella netta preminenza della vena melodica su ogni altro aspetto compositivo. La genesi del Concerto fu lunga e laboriosa e impegnò Bruch per svariati anni, dal 1864 al 1868. In questo arco di tempo il lavoro venne ritoccato almeno una dozzina di volte, giungendo alla sua stesura definitiva solo grazie ai consigli del grande violinista Joseph Joachim. Il titolo di Fantasia che Bruch in un primo momento voleva dare al Concerto tradisce la natura di alcuni aspetti del primo movimento e si riverbera sulla indicazione che l’accompagna, Vorspiel (Preludio). L’idea tematica esposta senza preamboli dal solista è una trovata musicale fulminante, che prende l’attenzione e si imprime subito nella memoria. La sua estinzione prepara, senza interruzione, il secondo movimento, un Adagio di vibrante densità espressiva, grave e patetico, appena al di qua del limite dell’enfatico: esso offre al solista il destro per far risaltare al massimo grado la più calda e sensuale cantabilità del violino. Questo movimento, cuore dell’opera, è notevolmente ispirato e, a differenza del primo, non cede per tenuta di tensione e intensità, risultando avvincente fino all’ultima misura. Gli fa da contrasto il Finale, un Allegro energico di stampo virtuosistico, non particolarmente originale nei temi ma assai ben architettato nel gioco delle parti tra violino e orchestra; dove il violino si fa energicamente strada con figurazioni leggere e brillanti, da bravo protagonista, e l’orchestra lo segue docilmente, quasi con festosa ammirazione. La volata del Presto conclusivo, poi, chiama prepotentemente l’applauso già in vista della dirittura d’arrivo.

 

 

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