Un tema musicale per i Granata

Scritto da , 26 agosto 2017
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Alla vigilia del debutto in campionato, i musicisti salernitani commentano la nuova avventura della squadra cittadina, tra luci ed ombre

Di OLGA CHIEFFI

 

“Di corsa usciti a mezzo il campo, date

prima il saluto alle tribune. Poi,

quello che nasce poi

che all’altra parte vi volgete, a quella

che più nera s’accalca, non è cosa

da dirsi, non è cosa ch’abbia un nome”.

Sono i versi che Umberto Saba dedica agli eroi della sua Triestina, al calcio, allo sport, quel “gioco”, specchio della vita, esprimente il libero e armonico esercizio delle facoltà, quel gioco che suscita la meraviglia di tutti anche dei nostri amici musicisti, poiché su quegli stessi principi su cui Kant basa l’arte, essendo il calcio, il goal, espressione della durata di un istante, di un’intelligenza, e assurgendo a pura intuizione, un improvviso dribbling, un passaggio, un colpo di testa, la scelta inspiegabile di una “battuta” anticipata nell’esecuzione di un tiro, divenendo ciò, che per il fatto di poterlo anche solo pensare, attesterà facoltà di animi superiori ad ogni misura dei sensi, e sarà per questo un’opera d’arte, il calcio, come tutti gli altri sport, atletica, equitazione, ginnastica artistica, tennis, scherma, è capace di fermare il tempo, quell’istante che vale non per quello che seguirà o si prevede che segua, ma di per sé. “Pare che “istante” significhi qualche cosa di simile: ciò da cui qualche cosa muove…” (Platone: Parmenide 156d). E solo su questo assunto la discesa a rete di un giocatore, fuori del tempo seppur velocissima, può trasformarsi in tema musicale. Infatti,  il tema musicale, come la punizione del colonnello ungherese Ferenc Puskas, non è un seguito di istanti, ma è una certa organizzazione razionale del tempo fondata sulla successione. Il tempo, come autosufficienza dell’istante, assume una dimensione sacrale, iniziatica, misterica, ecco spiegata la vestizione di Zamora, il portiere che entrava in campo salutando il pubblico come un torero e, come un torero, curava l’eleganza dei suoi interventi per amor del bel gesto, dell’urlo della folla sorpresa e ammirata da quella presa alta, proprio lassù, nell’angolo, dove si arriva tutti distesi e solo le dita sfiorano quel tanto che basta, da quel tuffo che sembra calcolato al millimetro per chiudersi in parabola sulla palla. E’ l’istante dello sport, come quello dell’arte, l’atto, la vita stessa nella sua pienezza, o, con linguaggio nietzschiano, il dionisiaco. Oggi la Salernitana inizierà il suo percorso in laguna, contro il Venezia e abbiamo raggiunto i nostri amici tifosi per offrire il giusto viatico ai granata, anche “criticamente” per supportare la squadra non solo accecati da un colore e da una passione. La carica alla vittoria l’ha suonata la prima tromba della Filarmonica Salernitana Raffaele Alfano “ Il mio è un augurio che tutto inizi bene, il campionato, come l’autunno del nostro teatro Verdi, nella speranza che da due le squadre campane in serie A possano diventare tre”. Antonio Marzullo, potente ala sinistra della squadra dei fiati del nostro massimo, nonché segretario artistico, offre come talismano e augurio un bel ricordo quando il Milan di Nereo Rocco venuto a Salerno per incontrare la Salernitana fu accolto dalla banda dell’ Orfanotrofio Umberto I, con lui stesso fanciullo al trombone, istanti indelebili che desidererebbe naturalmente rivivere con le attuali squadre. In contrasto con il direttivo della Salernitana, sono invece il I flauto dell’orchestra del Verdi, Antonio Senatore, elegante e creativo attaccante, e l’oboista Antonio Rufo, già portiere in promozione. “Quest’ anno non ho sottoscritto l’abbonamento – rivela Antonio Senatore – perché credo che la campagna acquisti e l’obiettivo della società non rispecchino le promesse fatte al termine dello scorso campionato, quando si parlava di una squadra che avrebbe puntato alla serie A. Vedo un campionato di grandi sofferenze per noi, perché ci sono tante squadre competitive e i bomber che sono partiti, Coda e Donnarumma, non sono stati ancora sostituiti da calciatori di pari livello. Speriamo di salvarci”. “ Non intendo subire ricatti dal Presidente – ha tuonato Antonio Rufo – faccia prima una squadra soddisfacente e poi acquisteremo l’abbonamento. Così il traguardo può essere solo la salvezza”. Più accomodante e ottimista il violista Pasquale Colabene  “La squadra c’è, non dovremmo avere problemi per raggiungere il minimo traguardo che è quello della salvezza, poi l’appetito vien mangiando”. Il più intimista dei pianisti salernitani, Salvatore Giannella, velista d’eccellenza, è stato, invece da noi raggiunto sulla spiaggia di Palinuro “ La squadra è incompleta e giovane, ci toccherà ancora una volta un campionato d’attesa”, mentre il violoncellista Matteo Parisi, in vacanza in Croazia ha inviato una significativo affidamento al cielo “Che la Madonna ce la mandi buona!”. “ Ho smesso di seguire attivamente la Salernitana dal 20 settembre del 1998, da quella partita col Milan che perdemmo 1 a 2 – ci ha raccontato il M° Antonio Florio, sassofonista – da ragazzo scavalcavo i cancelli del Vestuti, sono andato anche in trasferta per tutto lo stivale, festeggiai la conquista della B sfilando con la banda per tutta la città, insieme a mio padre, ma quando vidi che davanti allo stadio le biglietterie erano sprovvisti di tagliandi, che erano tutti in mano ai bagarini, ho chiuso con il tifo granata e seguo solo il Napoli in serie A”. Una intera banda invia un in bocca al lupo ai granata che sia finalmente l’annata buona per andare in Serie A – Noi tutti della banda di Bracigliano – ci dice entusiasta il percussionista ed eccellente piattista Nicola Montefusco – siamo tifosi della Salernitana e riversiamo sulla squadra cittadina l’entusiasmo e l’allegria che la banda può trasmettere. Cerchiamo di ben iniziare in quel di Venezia”. Ma le linee del rettangolo di gioco, sul quale ogni volta, sia esso quello dell’Arechi, o il cortile del palazzo popolare, si gioca la partita della vita, sono linee d’ombra, in particolare quella di porta, davanti alla quale si è attratti dall’incanto dell’esperienza universale da cui ci si attende di trovare una sensazione singolare o personale: un po’ di se stessi, finchè ci si scorge di fronte una linea d’ombra. Una linea che un musicista, un artista, come forse un calciatore non dovrà mai oltrepassare, poiché nel suo sguardo si dovrà leggere per sempre la meraviglia, quell’infinito “oh!” nell’eterna ricerca dell’invenzione, che è l’essenza dell’arte tutta.

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