Un San Martino tra Luci e Sinfonie

Scritto da , 11 novembre 2017

Questa sera, alle ore 18, i prestigiosi Fiati di Parma si esibiranno nella Chiesa di San Giorgio. Con loro il primo fagotto della Filarmonica Salernitana Antonello Capone

Di OLGA CHIEFFI

“San Martino, ogni mosto è vino!”. Oggi si festeggia San Martino Vescovo di Tour, patrono dei sommelier, dei bottai, di cavalli e cavalieri, nonché degli uomini ammogliati e fidanzati. La venerazione per San Martino è molto sentita a Salerno, e non vi è giorno dell’anno che non si ha motivo di invocare il grande Santo. A parte l’apertura delle botti e quindi il festeggiamento della fine dell’anno agrario, con la raccolta degli ultimi frutti e l’ultimo banchetto prima del Natale, riscaldato dal tiepido sole che prelude ai giorni più corti, bui e rigidi dell’anno, legato al miracolo della divisione del mantello tra i mendicanti e al miracolo dell’estate di San Martino, le mamme quotidianamente invocano la benedizione del Santo sui propri figli e, quando mangiano con appetito, si sente il fatidico “Benerico Santu Martinu”. San Martino è anche il protettore degli uomini ammogliati, dei fidanzati, degli uomini, comunque, in posizione di capifamiglia, degli uomini traditi dalle proprie donne. Da questa leggenda, la tradizione della nostra tavola ove a San Martino non deve mancare mai una bottiglia di vino novello e i famosi torroncini. Gli uomini devono portare alle loro donne queste squisitezze: un impasto di pasta di mandorle, a forma di piccoli parallelepipedi, ricoperti di naspro o di glassa di vario colore o di cioccolato fondente. Si sa che il mandorlo, per il fatto di essere il primo fiore a sbocciare, anche in febbraio, spesso viene sorpreso dal freddo e gela. Sicchè è il simbolo dell’imprudenza. Con il regalo del torroncino, gli uomini ricordano alle loro donne di essere prudenti. Ma essendo il mandorlo anche il primo fiore della primavera, è considerato il simbolo della continuazione della vita, dell’eternità, per cui il torroncino, vuole essere l’augurio di amore eterno fra i due innamorati. Quest’anno sarà festa grande per il Santo cavaliere, che vedrà l’accensione delle luci nel suo giorno, nonché un concerto nella chiesa di San Giorgio alle ore 18, affidato ai prestigiosi Fiati di Parma. Antonio Amenduni e Bartolo Piccolo al flauto, Davide Bertozzi e Maria Chiara Braccalenti all’oboe, Francesco Zarba e Francesco Scozzaro al clarinetto, Marco Panella e Andrea Caretta al corno, Paolo Rosetti e il nostro Antonello Capone al fagotto, con Sergio Lazzeri che si dividerà tra fagotto e controfagotto, diretti da Claudio Paradiso, dedicheranno al pubblico salernitano esclusivamente tre sinfonie da concerto. Si partirà con una Harmonie di Gaetano Donizetti, musica che respira sulla strada maestra del melodismo italiano. Omaggio, al pistoiese Teodulo Mabellini nell’anno celebrativo del bicentenario della nascita. Allievo di Mercadante, ritroveremo il suo magistero nella sua Sinfonia per fiati, quadripartita, concepita per ottetto classico con l’aggiunta di un flauto e di un controfagotto, pubblicata nel 1868. Chiusura di serata con la Sinfonietta op. 188 in Fa maggiore di Joachim Raff composta a Wiesbaden nella primavera del 1873. Quando il compositore tedesco arrivò alla stesura finale di quest’opera, fu probabilmente il primo ad utilizzare il termine Sinfonietta, donando così alla cultura musicale un genere in piú, che venne ripreso in seguito da compositori come Rimskij-Korsakov, Janacek, Reger e Korngold. Il decimino per fiati ebbe successo sin dall’inizio e la sua popolarità perdurò nel tempo, diventando una delle opere per cui ancora oggi si ricorda il nome di Raaf nei concerti. Nel primo movimento, Raff, attraverso una infinita varietà di intrecci e dinamismi, sviluppa i due temi principali con la maestria di chi ben conosce le peculiarità degli strumenti a fiato, affidando loro con perizia il gioco del contrasto fra la raffinatezza melodica e la spigliatezza e la vivacità del ritmo puntato che domina questo Allegro. Segue un breve movimento in 6/8, l’Allegro molto, una danza in cui viene introdotta un’idea lirica intensa, che viene continuamente sviluppata attraverso combinazioni mutevoli, sino ad una stretta di chiara estrazione mendelssohniana. Il Larghetto spicca per ampia effusione lirica di grande bellezza e con la sua chiusa malinconica ci conduce al Vivace, il movimento più breve della composizione, tutto festosa allegria, vorticoso e abbagliante finale per questa magistrale “piccola sinfonia” di grande vitalità e brillantezza.

Consiglia

Lascia un commento

Puoi eseguire il login con Facebook

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per completare inserire risultato e prosegui * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.